Lettere e interventi

 

Il «grazie» di Beslan

 

«Ci ricordiamo tutti di Trento. Voi ci avete aiutato tantissimo anche qui a Beslan e le psicologhe sono state importantissime per noi tutti. Il loro lavoro è fondamentale per la nostra comunità. Grazie, grazie ancora per tutto questo».

Così ci saluta al telefono Bella Zgoeva già ospite nella nostra provincia con la sua bambina Alina e che ha svolto un importante compito di coordinatrice volontaria del progetto della nostra associazione portato avanti con un'equipe di psicologhe dell'Università di Padova durante tutto lo scorso mese di maggio a Beslan con i bambini, le famiglie e le insegnanti della scuola n. 1.

Beslan è ancora lì con tutti i suoi bambini morti nel cimitero nuovo e con tutti i suoi bambini vivi nelle loro famiglie e fra i loro insegnanti che portano avanti, con poche risorse di conoscenza, un'attività di aiuto ad una comunità ancora profondamente colpita dagli avvenimenti di quel giorno ormai divenuto - veramente - carne e sangue del popolo osseto e di tutta la Russia.

Nel rumoroso mondo dell'informazione ricordiamo, in silenzio, il risultato di quella pagina forse ancor più terribile delle immani tragedie causate dal nazismo. Nella Scuola di Beslan, nei giorni dall’1 al 3 settembre 2004, prigionieri dei terroristi rimasero 1.128 persone. Durante il tentativo di liberazione degli ostaggi, iniziato a seguito dello scoppio della bomba nella palestra da parte dei terroristi, perirono 331 persone.

728 ostaggi, 55 membri delle forze speciali russe, del Ministero degli Interni, dell'Esercito e dell'Fsb rimasero feriti. Durante l'assalto per la liberazione degli ostaggi del 3 settembre furono eliminati 31 terroristi. A questo numero immenso va aggiunta la 332 vittima, Taisia Daueva di 66 anni, morta pochi giorni fa a seguito delle ferite riportate e due sono ancora gli ex ostaggi ricoverati in ospedale. I bambini rimasti vittime del lucido disegno criminale furono 186. Il secondo anniversario della tragedia è ricordato in Ossezia del Nord ed in tutta la Russia allo stesso modo di come verrà ricordato per i prossimi decenni: dosi immense di dolore, terrore che riaffiora, crudeltà, panico, violenza, morte. In una sola, banale parola, sofferenza umana. Una sofferenza atroce, senza lacrime, disperata.

Per questo la nostra associazione sta chiedendo a gran voce di poter continuare la propria attività a Beslan proseguendo l'intervento psicologico e rinnovando quell'aiuto iniziato nell'ormai lontano novembre 2004. Un aiuto fondamentale, concreto che abbiamo svolto a Trento grazie alla Provincia Autonoma e a tutti i trentini e non che ci hanno donato il loro tempo ed anche il loro denaro ed è proseguito a Beslan con le sole nostre risorse.

Ai politici che furono i primi in Italia e fra i primi al mondo che capirono l'importanza di un progetto considerato unanimemente straordinariamente positivo chiediamo di essere ancora lungimiranti e consapevoli dell'importanza della presenza nel Caucaso di un'Associazione come la nostra in grado di portare conoscenza ed aiuto. Non lasciamo di nuovo soli i bambini di Beslan.

A Beslan si continua a far fatica a vivere con bambini autolesionisti, bambini che non vogliono andare a scuola, adulti colpevoli di essere sopravvissuti e tentativi di suicidio. Beslan è li per sempre, ogni giorno, mica bisogna aspettare l'anniversario.

 

Ennio Bordato, Presidente “Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus”

Corriere del Trentino, 29 agosto 2006

 

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