Progetto Biogas nelle Giudicarie Esteriori

 

La proposta di realizzare un impianto di biogas nasce qualche anno fa quale soluzione per eliminare il surplus di azoto sparso sul territorio e per salvaguardare la qualità ambientale della valle.

I comuni di Lomaso, Bleggio Inferiore, Bleggio Superiore, Fiavè ed il Consorzio elettrico di valle, affidarono all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (IASMA) l'incarico per uno studio di fattibilità.

Nel maggio 2005 IASMA consegnava lo studio, cui seguivano due varianti.

Nello studio si evidenziava come nelle Giudicarie Esteriori vi fosse una presenza di UBA (unità bovini adulti) in eccesso rispetto al territorio disponibile.

Al riguardo si sosteneva quanto segue: “produzioni animali sempre più slegate dal territorio che determinano un aumento delle quantità di concimi organici e dei relativi elementi minerali che, non potendo venire utilizzati e valorizzati sulla superficie aziendale, possono aggravare le problematiche ambientali. Questo può significare contaminazione delle falde e delle acque potabili, dell’aria per effetto di composti come l’ammoniaca, i nitrati, i fosfati ecc. per arrivare ad interessare la tollerabilità della popolazione verso l’emissione di odori, incluso il rischio per la salute, normalmente ipotetico, attribuibile alla diffusione di germi patogeni”.

Si faceva altresì riferimento al “bilancio dei nutrienti”, utilizzando tre diverse metodiche.

Il primo metodo si rifaceva al Piano di Sviluppo Rurale 2000 – 2006 della PAT. In questo caso, per il territorio in questione, l'eccesso di azoto sparso al suolo era pari al 30%.

Il secondo utilizzava la Dir. 971/96 CE (Direttiva nitrati) per le zone vulnerabili. In questo caso il surplus sarebbe del 43%.

Il terzo, infine, basandosi sul Codice di Buona pratica Agricola, effettuava un bilancio completo entrate-uscite similmente a quanto avviene per il ciclo dell’azoto in natura: il surplus risultava del 56%.

Si evidenziava inoltre come la gran parte delle aziende fosse caratterizzata da capacità di stoccaggio dei liquami insufficienti, sia ai fini di una corretta utilizzazione agronomica, sia a quelli della minimizzazione dei rischi ambientali.

 

Nel 2003, la Giunta Provinciale, in un conchiuso, affermava che “la problematica va affrontata prioritariamente sotto il profilo ambientale nel senso che qualunque sia il tipo di soluzione proposta, essa deve rimuovere i fattori di impatto dovuti a gestioni improprie delle deiezioni ed esitare un refluo compatibile con il territorio, mentre, ad esempio, la produzione di energia termica ed elettrica devono rientrare negli obiettivi collaterali di ogni iniziativa”.

L’ultima versione dello studio ipotizzava un impianto di biogas di 30.000 mq di superficie, con 6 vasche di stoccaggio del digestato di 40 metri di diametro per 6 di altezza cadauna.

 

 

Perché siamo contrari

 

  • L’impianto non risolve la questione ambientale, in quanto il processo di digestione anaerobica non riduce significativamente il contenuto di azoto dei liquami.
  • L’impatto ambientale del maxi-impianto risulterebbe devastante per la valle, mortificando qualunque iniziativa di futuro sviluppo.
  • Si moltiplicherebbe il traffico veicolare da e per l’impianto, con pesanti ricadute in termini di inquinamento e di rischi per la circolazione.
  • L’impianto, qualora non fosse redditizio, potrebbe costringere all'utilizzo di altre matrici. Ci ritroveremmo allora, ad ospitare un impianto per il trattamento di rifiuti agroalimentari a servizio dell’intera Provincia?
  • Ogni investimento pubblico dovrebbe porre la massima attenzione al calcolo costi-benefici; quale giovamento ne trarrebbero le Giudicarie Esteriori, visto che l’emergenza ambientale non verrebbe risolta? Al contrario l’impianto produrrebbe ulteriori danni ad una valle già pesantemente penalizzata.
  • Altre ipotesi non sono state neppure prese in considerazione, come ad esempio la messa a norma delle aziende agricole fuori regola, eppure parrebbe la soluzione più logica.

Alcuni mesi fa, è stato costituito un nuovo Gruppo di lavoro, allo scopo di ridiscutere lo studio IASMA e formulare una nuova proposta. Siamo in attesa di prenderne visione per poterci esprimere in merito.

Da tempo ci siamo rivolti alle forze politiche, nonché al Presidente della Giunta Provinciale Lorenzo Dellai, il quale non ci ha dato risposta.

Da parte nostra riteniamo che, a fronte di una problematica così complessa non si possano adottare soluzioni precostituite; chiediamo informazione, trasparenza e coinvolgimento.

I cittadini delle Giudicarie Esteriori hanno il sacrosanto diritto di poter decidere del proprio futuro.

 

CIGE Fiavè, agosto 2006

 

Comitato Iniziative delle Giudicarie Esteriori - CIGE

“la mia valle è la mia casa”

Fiavè – Piazza San Sebastiano

C. P. 38075 Fiavè – lamiavalle@email.it

 

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci