«Altro che troppi, i Sic sono pochi»

Il naturalista Stefano Cavagna replica al presidente sulla tutela ambientale

 

«Altro che troppi. I Sic sono troppo pochi. Ci sono luoghi straordinari in Trentino con specie rare ed endemiche che avrebbero bisogno di tutela e invece non ce l'hanno». Al naturalista Stefano Cavagna, esperto in progetti di ripristino ambientale, le dichiarazioni del presidente della giunta provinciale, Lorenzo Dellai, non sono piaciute molto. Cavagna spiega che i 152 siti di interesse comunitario della nostra provincia sono il minimo per una tutela della biodiversità: «Ad esempio, ci sono molte zone della Marzola nelle quali ci sono specie di interesse prioritario, peccato che non rientrino nell'elenco che venne fatto nel 1997». Cavagna parla anche della battuta di Dellai secondo il quale sono Sic anche le pozze dell'Avisio: «In realtà quelle sono le foci del fiume. Un'area di settanta o ottanta ettari che vanno dal pont dei Vodi fino al ponte sulla statale. Quel luogo viene tutelato perché è una zona di sosta e riproduzione di uccelli. È il biotopo in Trentino in cui ci sono più specie di uccelli. Ci sono anatre, oche, aironi, gazzette e piccoli uccelli come i piro piro».

Cavagna ne ha anche per l'assessore all'industria Marco Benedetti che sostiene la possibilità di spostare i Sic: «Non so se Benedetti si rende di quello che dice. Il fatto è che vedono questi siti solo come ostacoli e non come opportunità. Il Sic è un luogo molto complesso, spesso si tratta di zone umide, di biotopi che si sono formati nel corso di molti e molti anni. Non possono essere spostati senza provocare danni molto gravi. Senza contare che questi Sic spesso sono un centro di attrazione per turisti e visitatori. Al lago d'Ampola, in val di Ledro, ad esempio, è stato fatto un lavoro molto bello con la creazione di un centro visitatori e di un percorso guidato. Sul lago di Toblino anche, ci sono cartelli e altre spiegazioni. Al taglio di Nomi, poi, c'è un biotopo che è un gioiellino. I nostri amministratori devono capire che ormai la richiesta turistica è cambiata. Gli impianti di risalita sono altamente impattanti perché soprattutto i cantieri distruggono tutto quello che c'è. Poi si cerca di ripristinare magari con dell'erbetta comprata al supermercato». Cavagna accusa i politici trentini di miopia: «Davvero, si vede la poca lungimiranza di certi amministratori. Non si può ampliare a dismisura lo sci. C'è una forte richiesta di turismo naturalistico e compatibile. Penso alle ciaspole e ad altre forme di turismo meno impattante. Non capisco perché non si punti anche su questo genere di turismo. Il servizio Parchi della Provincia fa cose egregie, ma è considerato la Cenerentola. Con i pochi fondi a disposizione, però, fa molto». Il naturalista se la prende ancora con Dellai quando minimizza l'impatto ambientale delle piste da sci: «Si dimentica che queste cose consumano il territorio. Per fare una pista si livella il terreno e si toglie una cotica erbosa di trenta centimetri. In questo modo si distrugge tutto quello che c'è». Cavagna pensa anche che sia impossibile che la lista dei Sic sia stata compilata da un funzionario e inviata a Bruxelles senza nessun controllo politico: «Se Dellai firma le cose senza ricordarsene è un altro discorso, ma vi sono almeno due delibere della giunta provinciale in cui è contenuto l'elenco dei Sic. Quello che penso io è che tutti avevano sottovalutato questo problema non pensando che potesse avere conseguenze importanti. La questione dei Sic affonda le radici lontano nel tempo. Nel 1979 c'è stata la direttiva 409, la cosiddetta direttiva uccelli che stila una lista di specie di uccelli da proteggere stabilendo che si devono tutelare anche gli habitat in cui vivono. Poi si arriva al 1992 con la direttiva 43, la cosiddetta direttiva Habitat in cui si allega un elenco di habitat significativi da proteggere. L'Italia si adegua solo nel 1997 con il Dpr 357. In quell'anno, il ministero dell'ambiente scrive a tutti gli enti locali per avere una lista di luoghi da proteggere. È stato a quel punto che è stato redatto l'elenco che altro non era che la somma di tutti i luoghi protetti del Trentino come i biotopi, le riserve e i parchi. Poi questi elenchi sono stati chiusi dall'Unione europea nel 2004. Nel frattempo la Provincia autonoma aveva anche presentato ricorso alla Corte Costituzionale sulla competenza, perdendo. La giunta Dellai, però, ha messo questa lista già nella delibera 1018 del 2000 con la quale applica la direttiva Habitat e nella delibera 3125 del 2002 che integra l'elenco dei siti. Se Dellai non ricorda quello che ha firmato è grave».

 

l’Adige, 11 settembre 2006

 

 

 

Malossini chiede un confronto anche sul Pup

«D'accordo con Dellai»

 

«Concordo con le preoccupazioni di Dellai e penso che ci voglia una strategia comune se la giunta provinciale intende porre il problema dei Sic a Bruxelles. Chiedo, però, che ci sia un confronto serio anche sul Pup, dal momento che finora i segnali che provengono dalla maggioranza mi trovano del tutto contrario». Il capogruppo di Forza Italia, Mario Malossini, lancia segnali di concordia a Dellai sulla questione dei Sic, ma chiede che il confronto prosegua anche per il piano urbanistico provinciale: «Quella dei Sic è una questione non secondaria perché riguarda un comparto strategico come il turismo. Ormai la stagione invernale è sempre più importante rispetto a quella estiva. Il confronto con la Svizzera, la Francia e il Tirolo, per non parlare del vicino Alto Adige, è sempre più impegnativo. Quindi c'è bisogno di un'offerta di qualità dal punto di vista delle strutture, ma anche dal punto di vista degli impianti. È vero che d'inverno c'è sempre più gente che non scia, ma è anche vero che viene qui a seguito degli sciatori. Per questo è necessario investire sulla qualità dei comprensori sciistici. Ci sono realtà che hanno bisogno di completare progetti logici con collegamenti che chiudono il cerchio. Per questo concordo con Dellai e penso che bisogna fare di tutto per risolvere il problema a livello europeo. Non vorrei, però, che ci si trincerasse dietro la questione dei Sic per nascondere le contraddizioni della maggioranza dove ci sono aree, come i Verdi e i Ds, che hanno sollevano veti ogniqualvolta si parla di ampliare le strutture sciistiche. Poi osservo che il vero nodo per stabilire una rotta di sviluppo è il Pup. Vedo che la maggioranza fa filtrare notizie sulla stampa prima che la questione arrivi in Consiglio. Noi vogliamo un confronto serio e aperto e diciamo no a pacchetti a scatola chiusa approvati nel giro di pochi giorni». Anche l'assessore all'artigianato, Franco Panizza, dà manforte a Dellai: «Molti Sic non hanno un vero e proprio valore. Si tratta di zone dalla biodiversità normale. Per questo, io ritengo che noi dobbiamo rispettare gli accordi e cercare di rivedere la lista dei siti di interesse comunitario, altrimenti trovare alternative valide».

 

 

 

 

«I Sic sono troppi, la metà irragionevoli»

Dellai: chiederemo un aggiornamento a Bruxelles, ma i tempi sono lunghi

 

«Ma chi l'ha detto che fare una pista da sci, anche in un Parco, vuol dire non rispettare l'ambiente? Rispettare l'ambiente vuol dire fare le cose che servono agli uomini con logiche di sostenibilità. E ammodernare il polo sciistico più importante del Trentino, quello di Campiglio, con tutte le garanzie richieste dalle norme, non si può certo definire dannoso. Noi non ci muoviamo con leggerezza». È questa la filosofia che guida il presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, quando si parla di territorio. E il governatore, che in questi giorni è stato attaccato da più fronti - per motivi opposti - per aver detto alla val Rendena che gli impianti della Pinzolo-Campiglio si faranno, ma le nuove piste no, interviene per spiegare il suo punto di vista, dopo le diverse interpretazioni che sono state date alla sua mossa.

Presidente Dellai, perché ha scritto quella lettera agli impiantisti e agli amministratori di Pinzolo? Per responsabilità.

L'approfondita istruttoria tecnica e giuridica che abbiamo fatto sui due tratti di pista previsti hanno rilevato infatti che ci sono problemi pesanti sia per il tratto da Grual a Plaza, sul versante di Pinzolo, che soprattutto per quello da Patascoss al parcheggio di Colarin, verso Campiglio. Entrambe infatti si trovano all'interno di Sic (sito di importanza comunitaria per la tutela della biodiversità, ndr), ma l'area sul versante di Campiglio è considerata anche habitat prioritario. Il che significa che volere insistere con la procedura per una pista qui vuol dire esporsi a rischi notevoli e a un contenzioso con l'Ue che sconsigliano di farlo.

Quindi quelle due piste non si potranno mai fare?

Oggi la pista verso Colarin è impensabile, l'altro Sic è meno problematico ma è già stata aperta una procedura di infrazione dall'Ue per la parte realizzata e quindi c'è un rischio. Quello che ci tengo a dire è che non siamo venuti meno agli impegni presi con la Rendena e nego che la mia posizione sia stata ispirata da furbizia o sotterfugi per aggirare i vincoli ambientali. Non abbiamo bisogno di lezioncine da parte di nessuno (il riferimento è all'ambientalista Giorgio Rigo, ndr), né di sotterfugi.

Pinzolo ringrazia comunque perché la Provincia finanzia gli impianti.

Noi manteniamo l'impegno preso di fare il collegamento impiantistico tra Pinzolo e Campiglio che sarà sciistico ma anche di trasporto alternativo. Ma ci rendiamo conto che per Campiglio che da vent'anni chiede una nuova pista, gli impianti non bastano.

E dunque?

Ci faremo carico di individuare nell'area di Campiglio una zona compatibile per ospitare una pista alternativa di qualità. Lo ritengo ragionevole, anche se a Campiglio sono molte le aree in qualche modo tutelate.

Quindi è ormai chiaro che non era un ripensamento ambientale quello che l'ha spinta a dire no alle piste. È così?

Ma chi l'ha detto che fare una pista da sci vuol dire di per sé non rispettare l'ambiente. Lo sci rappresenta il 60% del fatturato del settore turistico e chi l'ha detto che in un Parco non ci possono essere attività economiche.

Perché ritiene che i Sic siano troppi e vuole rimetterli in discussione? Non pensa che rispecchino invece la ricchezza ambientale del Trentino?

Io sono critico perché sono convinto che i Sic in Trentino siano stati individuati con leggerezza, comprendendo aree che oggettivamente non meritano questa assoluta protezione.

Cosa intende per leggerezza?

Mi riferisco al fatto che nel '97 la giunta provinciale dell'epoca non aveva nemmeno partecipato a elaborare il documento. Furono gli uffici a spedire la lista dei 152 Sic al ministero dell'Ambiente e di lì a Bruxelles. Quando nel 2000 ci siamo accorti inviammo un altro elenco di 69 Sic, dunque meno della metà, che per noi erano quelli davvero meritevoli. Ma era tardi. Facemmo anche ricorso alla Corte costituzionale ma ci diede torto. Nel 2004 l'Ue li ha adottati definitivamente.

Ma l'individuazione venne fatta dai funzionari provinciali sulla base di criteri scientifici.

Non tutti però hanno adottato gli stessi criteri. Basta guardare le Regioni vicine a noi. I Sic sono molti meno.

E ora lei vuole provare a ridurli?

Di sicuro la prospettiva è di concordare con Bruxelles degli aggiornamenti, al di là della situazione contingente di Pinzolo, ma è una questione a lungo termine. Fino ad allora li rispetteremo senza esitazioni.

Perché è un problema avere tanti Sic?

Io penso che la credibilità dei vincoli è tale se sono ragionevoli. Ci sono aree di grande pregio, ma alcuni Sic, ripeto, non sono ragionevoli. Il fatto è che chi cresce in un posto lo conosce molto meglio di certi funzionari che stilano le liste. Avere un Sic vuol dire che tutte le volte che si vuole intervenire per una strada, un impianto, anche solo un cambio di coltura, si innesca una discussione e una polemica infinita.

 

Luisa Patruno

l’Adige, 10 settembre 2006

 

 

 

 

Benedetti (Leali) ci spera nonostante i no dell'Ue finora ricevuti.

Bressanini (Ds): mi vanno bene come sono

«Spostare quei siti comunitari è possibile»

 

«Quanto ci ha detto l'altro giorno il presidente Lorenzo Dellai sul collegamento Pinzolo-Campiglio devo dire che mi ha fatto piacere, perché mi sono trovato in piena sintonia». Marco Benedetti (Leali), assessore provinciale all'industria, è stato contento di sapere dal governatore che non ha cambiato idea sulla Pinzolo-Campiglio e sulle nuove piste, ma di aver dovuto dire no a queste ultime perché costretto dalla bocciatura dell'Ue, che ha già aperto un procedimento di infrazione contro l'Italia, per il fatto che le piste sorgerebbero all'interno di aree tutelate, i sic (sito di importanza comunitaria).

«Il presidente Dellai ha in parte tranquillizzato gli impiantisti - osserva Benedetti - anche se l'obiettivo di spostare i Sic non sarà facile e lo sappiamo bene. Comunque secondo me qualche possibilità c'è, nel senso che all'epoca, quando vennero individuati i Sic, non vi fu alcun dibattito politico, ma solo due delibere di dirigenti che erano state prese per buone. Non c'è stata una vera analisi della situazione». Benedetti sostiene inoltre che: «Spostare il Sic e realizzare le piste come previsto dal progetto è meno impattante che realizzare nuove piste altrove per soddisfare le richieste di Campiglio. Gli ambientalisti non se ne rendono conto nella loro cieca battaglia».

L'assessore Ottorino Bressanini (Ds), che si dice contrario al collegamento Pinzolo-Campiglio, è perplesso sulla contestazione dei siti di importanza comunitaria. «Sono troppi? Non saprei - dice - ma secondo me andrebbero lasciati come sono».

L.P.

 

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