Cavallaro: non significano solo vincoli, ma anche opportunità per le popolazioni locali. Però nessuno lo sa

«Grazie ai Sic, finanziamenti alle comunità»

 

«Sicuramente la Provincia di Trento ha fatto degli errori nella fase di costituzione dei Sic (siti di importanza comunitaria) e il principale è stato quello di non aver coinvolto nessuno, in particolare le comunità interessate». Vittorio Cavallaro, vicepresidente nazionale della Lipu, è un esperto in materia di normative sulle aree protette e collabora anche con il ministero dell'Ambiente. Respinge però la critica del presidente della giunta, Lorenzo Dellai, per il quale i 152 Sic trentini siano stati individuati con leggerezza. «È stata una delle poche volte - osserva Cavallaro - in cui un dirigente che sapeva fare il proprio lavoro ha individuato le aree di conservazione applicando i principi scientifici contenuti nelle direttive europee».

Cavallaro evidenzia come: «Parlando di queste aree spesso si pensa che rappresentino solo dei vincoli, dei divieti. Invece, non è così. Si può fare qualsiasi opera purché non vada ad incidere negativamente sulle varietà da conservare. Il problema - sostiene il dirigente della Lipu - è che non si è spiegato bene alla gente cosa sono i Sic e le Zone di protezione speciale (Zps), che costituiscono la Rete Natura 2000. Possono essere un'opportunità. Conservare la biodiversità può dare dei vantaggi alla popolazione locale, se pensiamo che l'Unione europea finanzia i piani di gestione di queste aree. Come Lipu noi siamo disponibili a collaborare con la Provincia, ma certo che se l'atteggiamento è quello di puntare a ridurre il numero dei Sic invece che valorizzarli, allora è difficile pensare a una collaborazione. Potremo solo continuare ad attivarci, anche a livello europeo, per difendere le aree di conservazione.

 

l'Adige, 12 settembre 2006

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