Autunno 2006: il testimone alla politica

No all’inceneritore - sì alla tutela del bene comune

 

Lo scorso 16 agosto, durante l'incontro con le associazioni ambientaliste, il presidente Dellai ha affermato che la scelta dell’inceneritore è etica e culturale. Parole diventate slogan o mezzi proclami sin dal convegno, di un anno fa, sulla mobilità del dopo Borgo, ma a cui non è seguito l’esempio, la pratica e tantomeno una vaga parvenza di nuovo corso della politica.

L’etica?

Basti chiedersi se è etico e culturamente sostenibile il metodo adottato dalla Provincia per calare dall'alto una decisione, politica ancor prima che tecnica, che investe innanzitutto sulla convenienza economica dell’incenerimento e che vincola le buone politiche sulla produzione di rifiuti portando senza dubbio il suo elevato contributo all'appesantimento dei carichi inquinanti a Trento e in Trentino; con quali e quanti vantaggi e svantaggi?

Una scelta è etica se privilegia priorità, principi e percorsi condivisi, ben prima delle trattative e degli accordi a tavolino; principi e percorsi che dovrebbero caratterizzare un buon iter amministrativo. È etica se si fanno valutazioni a tutto campo e alla luce del sole, prima che la politica convenga, con la sola ingegneria a supporto, di privilegiare l'incenerimento mentre altre professionalità e competenze – che indicano i gravi rischi di questa scelta e soluzioni meno pericolose e meno costose - vengono escluse o mortificate.

Non è etico l'aver deciso a priori che si dovesse incenerire quando la percentuale della raccolta differenziata (da intendersi come “mezzo” per ridurre la produzione di rifiuti) contava su numeri a una sola cifra. Ed ancor meno lo si capisce se quella uscita - dell’aprile 2002, con impianto previsto da 330.000 tonn - ha dato il via ufficiale alla campagna dell'inceneritore provinciale, non essendo in seguito mai venuti meno gli accanimenti e il pregiudizio di chi ritiene ancora l'incenerimento la scorciatoia “meno peggiore” al problema rifiuti. Quanto è etico negare qualsiasi approfondimento o contraddittorio pubblico sulle possibili altre strade praticabili, o indicare col dito e lo sguardo truce riprendendo malamente chi (amministratori e cittadini) fa domande “innocenti” o esprime motivatamente il proprio pensiero sull'inutilità, pericolosità e inaffidabilità di questa tecnologia, lo sa solo il presidente Dellai e pochi altri assessori. Quanto è etico costringere a imbarazzanti e forzati silenzi i sempre più numerosi dipendenti pubblici - impiegati nell’ambito della tutela della salute e dell’ambiente - che privatamente manifestano forti perplessità e contrarietà ma che in pubblico devono rigare dritto limitandosi ai formali commenti in forzata sintonia con le scelte gerarchiche superiori, lo sanno solo coloro che di tanto in tanto predicano la necessità di un cambiamento.

Da quattro anni, infatti, la Provincia evita accuratamente un franco confronto. Forse perché rischierebbe troppi fischi e la sua credibilità scenderebbe ancora. Conviene imbambolare i cittadini qualche mese prima di ogni appuntamento elettorale e ritirarsi a vivacchiare fino a fine legislatura, subito dopo aver distribuito le poltrone. Si invita così all’assenteismo in occasione del referendum del novembre 2003, come in altri. Non lo sa nessuno quanto è etico che gli alleati delle maggioranze comunali e provinciali si adeguino alle superficialità e alle carenze di un Piano rifiuti su cui sembrano non concordare, visto che non hanno ancora contribuito con alcun autonomo approfondimento, per non arrischiare altrettanti fischi o i puntuali richiami. Anche se taluni rimangono ancora fiduciosi che, ad esempio, sulla questione sanitaria qualche certezza o garanzia bisognerà pur darla… poco importa se ad impianto avviatoe dunque con un danno sociale ormai pressoché irreversibile.

La cultura?

E la cultura dove sta di casa? Rimane parola come altre, tanto nobile quanto degradata che, più o meno quanto l'etica, confusamente tirata fuori da una labile memoria. Basti pensare alla sua etimologia che significa coltivare. Seminare, ancor prima di coltivare, cosa e su quale terreno? Per dare quali frutti? E chi potrà beneficiarne? 

Viene in mente come se ne appropriò il presidente Dellai quando sulla rivista "Il Trentino" - n° 267 del febbraio 2005 -si ingegnò nel sostenere che “Rimane tuttavia una quota di rifiuti che… dovremo smaltire con la termovalorizzazione… considerato che anche nelle civiltà contadine una quota di rifiuti - non altrimenti utilizzabili - si è sempre bruciata.” Un gratuito equivoco storico-culturale che potrebbe trovare continuità per quanto si legge sulla delibera della giunta provinciale pro-inceneritore del 5 dicembre 2003: “Nell’ottica di un’educazione della popolazione, la struttura dovrebbe costituire un centro di informazione, nel quale è tangibilmente possibile dimostrare l’importanza del sistema di gestione dei rifiuti, dalla loro prevenzione, attraverso la differenziazione sino alla loro valorizzazione, non ultima quella energetica attuata dall’impianto".

Forse, allora, proprio per proporre nuovi spunti al mondo contadino, e nel segno di chissà quale corso della cultura nonché dell'etica, organizzare visite guidate a Ischia Podetti anche per loro, iscritti a Coldiretti inclusi, potrebbe intendersi come momento “educativo”, di crescita sociale e di nuovi valori culturali su cui investire. Scuola e mondo contadino assieme in visita alle conquiste del progresso? Suggeriamo, però, anche una trasferta con i nostri contadini in Savoia (Francia), a incontrare i loro colleghi che, a causa della presenza di un inceneritore, hanno perduto il marchio di qualità dei loro prodotti tipici.

Criticità, impatti e costi

Ma vi è poi l'altro aspetto connaturato a queste improvvisazioni sull'etica a buon mercato; quello cioè di ritenere e far credere che criticità, impatti e costi di un impianto di un incenerimento non siano quelli legati alla sua presenza impattante sul territorio - di cui non si deve dire nulla di meritevole perché… meno si sa meglio è - bensì quelli della frazione residua di rifiuto non ancora differenziabile (nel medio periodo) che diventa inguaribile fobia; in realtà il risultato di troppi decenni di "lasciar fare". Si preferisce accanirsi su quel minuscolo malandato dito (del residuo non ancora differenziabile) vietando al cittadino di attivarsi responsabilmente a indagare e operare su quella luna, dimenticata. Dicono gli assessori competenti e qualche consigliere comunale, che anche i virtuosi e i "vati" comunque inviano a incenerimento un tot di rifiuto secco. Chissà però perché non aggiungono una virgola su quelle pratiche di eccellenza che vedono amministratori e cittadini raggiungere livelli gestionali e di metodo da cui c'è solo da imparare. Ci vuole chiarezza e rigore (diversamente da come a Trento si ammalia con un progetto di porta a porta a cui si affianca quello dell’inceneritore), unità di intenti e obiettivi, applicazione, senso dell'umiltà, mettendo da parte orgogli e pregiudizi. Non devono ammettere che se solo lo volessero potremmo raggiungere percentuali di buona raccolta differenziata dell'80% (e paralleli progetti per la riduzione della produzione di rifiuti) quale obiettivo primario, poi gradualmente migliorabile, che renderebbero deficitario e fallimentare qualsiasi investimento in un inceneritore; tolti i vergognosi sussidi statali a chi incenerisce.

Se “Per gli alpini non esiste l’impossibile” perché non dovrebbe esserlo altrettanto per la politica, dunque per noi tutti?

È nel segno di altra etica e cultura che Nimby trentino, consegnando ora il testimone della staffetta del digiuno ad alcuni politici trentini, si oppone alla scelta sbagliata, scriteriata e fallimentare dell'inceneritore, impegnandosi in alcuni approfondimenti (si veda la nota allegata) che la Provincia non ha ancora fatto, o sembra intenda fare domani, dopo o quando non avrà alcun senso.

Richieste alla PAT

Se dopo quattro anni la Provincia non ha ancora ritenuto di informare, diversamente da quanto fatto finora in un'unica direzione, si può ragionevolmente sostenere che ritenga sconveniente confrontarsi. Che da parte sua vi sia un eccesso di semplificazione è appunto dimostrato dal rifiuto continuo e pianificato di qualsiasi contraddittorio. L'allegato elenco degli incontri informativi sin qui avvenuti dimostra che soprattutto dalle realtà e dai comitati locali sono venuti altri utili spunti e stimoli.Se sinora la Provincia ha scelto di investire in un solo tipo di informazione, rimane la certezza che solo da chi non abita “i non luoghi del professionismo politico” possano venire altri contributi.

Nimby trentino dopo aver contribuito, in quasi tre anni, con una ventina di incontri e la presenza di una trentina di relatori e numerose altre iniziative, ad una completa informazione richiede dunque un confronto a distanza. Continuando ad avvalersi dei numerosi contatti e conoscenze, nazionali e internazionali, dei propri referenti e professionisti "rifiutologi", Nimby trentino ha in agenda altri importanti approfondimenti su almeno sei capitoli su cui invece quelli della Provincia sono carenti e del tutto inesistenti, che sono:

 

  1. Questioni sanitarie ed epidemiologico-ambientali;
  2. Analisi comparata sui costi con e senza inceneritore;
  3. Ricadute sulle coltivazioni agricole e orticole;
  4. Come affrontare la questione rifiuti senza doverli incenerire;
  5. Criticità ambientali, paesaggistiche e territoriali del sito di Ischia Podetti;
  6. VAS (valutazione ambientale strategica) dell'area vasta interessata da progetti energetici ed infrastrutturali.

 

Quale contributo a questa - pari – informazione Nimby trentino richiede il contributo delle spese da parte della Provincia, autorizzato da regolare delibera della Giunta provinciale e ammesso al bilancio di spesa di fine anno.

Per dare ai trentini la possibilità di comprendere la reale portata della scelta provinciale, Nimby trentino richiede inoltre che gli approfondimenti richiesti trovino spazio su almeno un numero della rivista "Il Trentino" in distribuzione nelle famiglie trentine.

Crediamo di cogliere così l'esigenza di tanti trentini che ancora, a distanza di quasi cinque anni, sono costretti a sentire una sola campana.Dar loro questa prima possibilità di sentire anche l'altra è buon segno di etica nonché di cultura, per poter così “coltivare” la possibilità di un diverso futuro per il Trentino.

Se in Provincia c’è ancora traccia di un’idea di bene comune e di servizio pubblico, crediamo non si perderà l’occasione di dimostrarlo accogliendo questa nostra richiesta, che avanziamo nel nome della trasparenza e della consapevole e democratica partecipazione; cioè di un’etica della civile convivenza. Qualcuno intende forse tradirla nei fatti dopo averla celebrata a parole?

 

Adriano Rizzoli

Nimby trentino

 

 

 

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