Nota di Nimby trentino

 

Chissà in quale “area” si è adagiato Marco Boato, quale “coerenza” sugli accordi che lo hanno visto, da sempre, utilmente piegato sul progetto dell’inceneritore, quale l’oggetto dello scambio per far diventare Aldo Pompermaier assessore all’ambiente al comune di Trento (maggio 2005) con competenze dimezzate: raccolta sì, purché l’inceneritore resti in mani sicure. Quanti paradossi…

 

 

 

I Verdi mettono in discussione Boato

Bombarda, Miori e altri invocano un rinnovamento dei vertici

 

Non è solo la Margherita ad avvertire esigenze di rinnovamento e a cercare nuovo smalto e prospettive di crescita. I Verdi del Trentino, che da anni si identificano nella figura di Marco Boato, carismatico e inossidabile, ma anche ingombrante leader del partito, la settimana scorsa si sono riuniti a Roncegno - era presente una cinquantina di persone - per interrogarsi sul loro futuro, soprattutto in vista delle elezioni provinciali del 2008. E più voci si sono levate per invocare rinnovamento. Il dibattito era «riservato e interno» e per questo non è stata data pubblicità all'incontro. Nessuno pensa di «fare fuori Marco», non è questo l'obiettivo, hanno sottolineato tutti gli interventi, anche perché sarebbe quanto meno azzardato solo pensare di riuscire a farlo. Ma si chiede che il partito si ponga il problema di far crescere una nuova classe dirigente.

Tra coloro che hanno introdotto la questione c'è il consigliere provinciale Roberto Bombarda . «Con tutta la stima ed il rispetto per i presenti - ha detto Bombarda nel suo intervento - credo che si debba procedere a un progressivo affiancamento, nell'ottica di un rinnovamento dei vertici, così come stanno facendo anche partiti più grandi con l'innesto di forze giovani, creando maggiori occasioni di coinvolgimento con le associazioni ambientaliste e i comitati civici». Anche Carlo Biasi, capogruppo dei Verdi in consiglio comunale a Trento, ha ripreso gli argomenti di Bombarda. Entrambi sono stati però criticati perché mettono becco nelle dinamiche interne al partito quando non sono nemmeno tesserati, visto che sono stati eletti come indipendenti. «È vero - ha obiettato l'avvocato Biasi - ma io non prendo la tessera se prima non cambia qualcosa». E così Bombarda spiega: «Non firmo cambiali in bianco e comunque mi pare di aver dimostrato con la mia attività di consigliere provinciale di aver fatto una politica verde».

Altrettanto convinto dell'esigenza di un cambiamento ai vertici si è mostrato Fabrizio Miori, assessore al Comune di Arco, che osserva: «Il ragionamento di Bombarda, che io e altri condividiamo, nasce da un bisogno di allargare la partecipazione e di conseguenza il consenso. Nessuno di noi vuole creare divisioni nel nostro già piccolo partito e tutti riconosciamo l'indubbia capacità ed esperienza di Boato, ma pensiamo che vadano costruite delle alternative per dare un futuro ai Verdi e per crescere».

«Oggi - riprende il consigliere provinciale Bombarda - troppo spesso si dice Verdi e si pensa a Boato e viceversa, questo può essere per un verso positivo, ma per un altro è un limite. Per quanto mi riguarda mi sento prestato alla politica, non la considero una professione e quindi non parlo pro domo mea, ma ritengo che un coinvolgimento di nuove persone nel definire la linea dei Verdi sia importante. Marco Boato ha detto che è pronto a lasciare la presidenza dei Verdi dopo il 2008, ma non è questione di presidenza, il problema è che anche questo importante passaggio delle elezioni provinciali prossime vuole essere solo lui a gestirlo e mi chiedo se sia utile per il partito».

Nella sua relazione Roberto Bombarda si è soffermato anche sulle difficoltà che vivono i Verdi nella coalizione di governo in Provincia. «Il secondo governo Dellai - ha detto Bombarda a Roncegno - sta deludendo parecchio un numero crescente di elettori: davanti all'opinione pubblica noi appaiamo come quelli che condividono tutte le sue scelte. Noi veniamo ascoltati poco, in via marginale e dopo un assedio continuo. Due esempi eclatanti sono il collegamento Pinzolo-Campiglio e la questione aree protette e parchi, con questa infelicissima uscita sui Sic e la mancata risposta, dopo due mesi, alla nostra lettera. Ho saputo inoltre che il bilancio 2007 taglierà ancora il finanziamento alle aree protette, dopo il pesante taglio dello scorso anno».

«Non invidio il lavoro di Iva (Berasi, Ndr.) - ha aggiunto Bombarda - sta facendo un lavoro enorme e voglio esprimere il mio sostegno personale e politico. Per il 2008, non ho capito perché in giugno Boato è stato il primo a lanciare la candidatura Dellai per un altro mandato. Questo personaggio è vittima di episodi di "dispotismo" francamente non più tollerabili... lo dobbiamo sostenere solo perché ci ha garantito un paio di careghe?».

E Bombarda conclude amaro: «Circa la partecipazione alla coalizione 2008-2013: se la situazione dovesse rimanere come ora, nel senso della mancanza di rispetto nei contri confronti, dico subito che non ci sto, piuttosto andiamo all'opposizione. Certo questa decisione spetta al partito, ma voglio che si sappia fin d'ora che se il Dellai ter dovesse configurarsi come la prosecuzione del Dellai bis, il sottoscritto non si sarà. Non possiamo cullarci sul 2,5-3,5%: dobbiamo e possiamo essere più ambiziosi».

 

Luisa Patruno

l’Adige, 24 settembre 2006

 

 

Boato stoppa la “fronda verde”

Il leader del sole che ride risponde ai rinnovatori

 

«Chi dice che io, da solo, vorrei gestire il passaggio alle elezioni provinciali del 2008 dice il falso. Se volessi fare una cosa del genere non solo sarei un presuntuoso ma sarei anche un cretino». Marco Boato, 61 anni, deputato e presidente dei Verdi del Trentino, risponde così alle critiche: critiche provenienti dal consigliere provinciale Roberto Bombarda, da Carlo Biasi, capogruppo in consiglio comunale a Trento e da Fabrizio Miori, assessore comunale di Arco. I "rinnovatori" si erano espressi la scorsa settimana, nell'ambito di una riunione tenutasi a Roncegno, a cui ha partecipato una cinquantina di persone. Si è parlato di necessario «cambiamento al vertice», di «alternative», di un governo Dellai deludente, di un Boato che per primo ha lanciato la nuova candidatura del presidente della Provincia e della possibilità di andare all'opposizione. Bombarda, in particolare, non le ha mandate a dire. Pur complimentandosi con Iva Berasi per il lavoro in giunta, ha ricordato che i Verdi, non ascoltati, sono sotto assedio: sulla Pinzolo-Campiglio, sui parchi, sui Sic. «Se la situazione dovesse rimanere così come ora - ha dichiarato Bombarda al nostro giornale - dico subito che non ci sto. Piuttosto andiamo all'opposizione».

Boato, appunti alla mano, risponde punto su punto. Ricorda che Bombarda, come molti altri amministratori eletti sotto le insegne dei Verdi, è un indipendente. «Ero stato proprio io - nell'estate 2003 - a sostenere la sua candidatura alle Provinciali. Capolista era Iva (Berasi, Ndr), seconda Donata Loss e terzo lui. In campagna elettorale venne sostenuto con forza perché sapevamo della sua sensibilità ambientalista, della sua esperienza professionale e della sua conoscenza dei parchi. La sua è una storia più legata alla Democrazia Cristiana: sarebbe potenzialmente di "area Margherita" se non fosse per i suoi rapporti difficili con Adelino Amistadi». Boato si dice non pentito della scelta fatta («Pieno sostegno a Bombarda») e, in vista delle elezioni del 2008, pensa che Bombarda possa avere un ruolo importante».

Considera ingiusta l'accusa, non tanto velata, di avere trasformato i Verdi in un "partito Boato dipendente". «Questa è la mia sesta legislatura in Parlamento e, come già detto in passato, sarà anche l'ultima. Fra quattro anni e mezzo (se il Governo Prodi regge) un altro deputato prenderà il mio posto e realisticamente sarà un rappresentante del Sudtirolo (si parla di Cristina Kury capolista). L'altro mio incarico è quello di presidente: un mandato che scadrà fra due anni. Non mi ripresenterò, anche se in tanti mi hanno chiesto di non lasciare. Non mi pare di essere ingombrante. Non sono mica tanti quelli che fanno passi indietro». Non indica i possibili successori: «Non ho in mente nomi. Credo che in tanti possano essere candidati al vertice, anche fra gli indipendenti. Io potrò essere una figura di garanzia, come è stato da più parti suggerito». Il piano di Boato non prevede un "ritiro a vita privata". «Non facciamo progetti a lunga scadenza. Se sarò ancora vivo, credo che continurò ad occuparmi di politica, ma più sul piano culturali. Magari scriverò un libro».

Non accetta di essere dipinto come quello piegato sulle posizioni della Margherita di Dellai: «Per quanto riguarda i parchi non dimentichiamo che la lettera al presidente l'ho scritta io. So che sta preparando la risposta. Mi è parso inelegante, da parte di Bombarda, lamentarsi di una mancata risposta ad una domanda che non aveva fatto lui. Non mi pare che siamo così deboli: il programma dell'Intesa lo abbiamo firmato sottolineando che sulla Valdastico avremmo fatto resistenza estrema. Le critiche a Dellai e gli appelli ad una gestione diversa, meno verticistica e più di coalizione, li ho sempre fatti. E, parlando di collegialità, mi pare di averla sempre sostenuta anche dentro i Verdi».

E il Dellai Ter? «Sì, lo ribadisco: Dellai è l'unico candidato possibile alle prossime Provinciali. Ho chiesto a Bombarda e ad altri se hanno alternative da proporre, ma nomi non ne sono stati fatti. Non ce ne sono».

Boato risponde così ai bombardamenti di Bombarda, che parla di Verdi all'opposizione in nome della coerenza. «Trovo paradossale che si parli della possibilità di portare i Verdi all'opposizione - dice il parlamentare -. Siamo in maggioranza a livello nazionale e qui, dove le cose vanno decisamente meglio, dovremmo uscire dalla giunta... Per coerenza dovremmo andare all'opposizione anche nei Comuni dove amministriamo».

 

Andrea Tomasi

l’Adige, 25 settembre 2006

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