La lettera della settimana

 

Ma perché uccidete le marmotte?

 

Vorrei dare la mia opinione riguardo la caccia aperta a cervi stambecchi e marmotte in Alto Adige. Già ci sono pochi animali di questo tipo e i pochi esistenti sono davvero belli. Vorrei evitare che vengano uccisi, ma non so come fare perché ho solo 10 anni. Vorrei invitare voi adulti a dire NO alla CACCIA di questi animali.

Matteo Largher - Nave San Rocco

 

Sono cinque righe dattiloscritte con la firma di un bambino, perché a 10 anni si è bambini anche oggi, pur se il tempo corre molto più in fretta di ieri. Sono cinque righe che ti imbarazzano, perché esprimono due desideri, non due intimazioni. Sono tuttavia desideri che non lasciano spazio al dubbio, anzi, dietro c'è un'idea precisa insieme alla volontà di realizzarla e alla consapevolezza dell'impossibilità di farlo. Allora Matteo che altro può se non rivolgersi agli adulti, quelli che dovrebbero dare l'esempio e insegnargli a vivere e proteggerlo e aiutarlo a diventare uomo?

Nei giorni scorsi in piazzetta d'Arogno ho visto un maschietto, tre anni scarsi, che parlava ai colombi. Ne era circondato e col braccio teso e la voce grossa si rivolgeva al più vicino: vai via di qui. Quello si spostava di due metri. Allora si avvicinava all'altro: vai via di qui. Quello si spostava senza fretta. Alla fine il bimbo si è guardato intorno soddisfatto: visto che mi ubbidiscono? Lo diceva a se stesso. Prove di comando.

Matteo invece, che ha qualche anno in più, non ci prova neppure, ha già capito che comandare non paga e preferisce chiedere, possibile che due richieste tanto semplici restino inascoltate? Sarà perché nessuno ci aveva pensato prima, altrimenti non succederebbe che animali tanto belli e simpatici vengano presi a fucilate mentre stanno correndo nei boschi e giocando sui prati. Non ha senso. Cervi, stambecchi e marmotte. Matteo avrà visto i cartoni animati e avrà ascoltato le fiabe dove non mancano mai insieme ai daini e ai caprioli e agli orsi, tutto un mondo di amici che danno allegria e pensieri puliti. Glielo diciamo subito che le cose cambiano o aspettiamo che se ne renda conto da solo? Avremmo un sacco di giustificazioni, a cominciare dal concetto di sport. Uno va sciare e l'altro nuota in piscina o tira calci al pallone o pedala in bicicletta e i genitori sono tutti contenti perché il figlio cresce bello sano e robusto senza tanti grilli per la testa, lo sport fa bene al fisico e allo spirito, mens sana in corpore sano, lo spiegheranno a scuola che cosa vuol dire, è latino e una volta glielo avrebbero spiegato alle medie, adesso chissà. Vuol dire che quando si diventa grandi è possibile praticare anche altri sport magari col fucile, pam e il cervo stramazza, mens sana in corpore sano.

Credo che potremmo anche fargli capire che cos'è la caccia di selezione. In quel caso il cacciatore non è più uno sportivo, o meglio, non è solo uno sportivo ma anche un benefattore perché abbatte i capi malati impedendo così che si diffondano le malattie e che si indebolisca la razza. Una volta ci pensava la legge di natura, è vero, che vuole il più forte prevalere sul più debole, se la sbrigavano tra loro senza cattiveria ma per istinto, mentre oggi quella legge è stata scombussolata e non funziona più tanto bene. Se poi Matteo volesse chiedere come si è arrivati a questo, be', potremmo sempre rispondergli che l'età dei perché l'ha superata da un pezzo.

Mi è anche venuto un dubbio: non è che lui parla solo di questi tre animali e degli altri non gliene importa nulla? Io non credo, perché a 10 anni non si è ancora esperti in ipocrisia e opportunismo e si dicono le cose che vengono dal cuore in quel momento, senza retropensieri e malizie.

Anch'io ho superato, diciamo da un bel po', l'età dei perché, ma me ne permetto ancora uno che m'ero dimenticata di esprimere a suo tempo: perché da grandi si diventa esperti di retropensieri e di malizie? È proprio necessario fingere di veder vestito il re che invece è nudo?

Un momento, mi pare di sentire la mia eco. Ma che specie di risposta è?

 

sandra.tafner@simail.com

 

P.S. Ciao Matteo, io spero tanto che qualcuno ti ascolti.

 

 

l’Adige, 25 settembre 2006

 

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