«No» al forno crematorio a Ravina

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del Comune confermando la sentenza del Tar

Altra tegola su Palazzo Thun già alle prese con i dubbi su piano rifiuti e variante al Prg

 

TRENTO. Nessun forno crematorio sorgerà a Pavione di Ravina: questa la sentenza del Consiglio di Stato che, dopo il Tar, ha bocciato definitivamente il progetto del Comune. Palazzo Thun mai come ora è nell’occhio del ciclone. Prima gli “spifferi“ del piano rifiuti, con il “no” della circoscrizione San Giuseppe e i dubbi della Margherita culminati con le dimissioni della presidente della circoscrizione di Mattarello, Lorena Bridi. Poi, la tempesta sulla variante al Prg. Ora, quest’altro durissimo colpo.

Un secondo stop dopo la prima marcia indietro, risalente a quasi tre anni fa, quando il forno doveva sorgere all’interno del cimitero di Trento, ma era “saltato” per le lamentele dei residenti di via Taramelli. Ora è “saltata” anche la seconda opzione. Il Consiglio di Stato, infatti, ha dato ragione ai residenti di Ravina e ai componenti del “Comitato contro il forno crematorio”, che già avevano ottenuto il successo al Tar, respingendo il ricorso del Comune di Trento. Un kappaò che brucia a Palazzo Thun, perché il forno crematorio era un progetto importante (da oltre 4 milioni di euro) e sul quale si era investito parecchio per realizzarlo a Ravina. Ora il Consiglio di Stato l’ha definitivamente bocciato. Non ci sono ancora le motivazioni, che saranno pubblicate la prossima settimana, ma è presumibile che siano le stesse adottate dal Tar: non è possibile realizzare un forno crematorio al di fuori di una zona cimiteriale.

Soddisfazione ed euforia per il comitato, rappresentato da Ivano Marchi. «Si tratta di una vittoria storica, dopo oltre due anni di battaglie. A differenza del Comune, noi abbiamo studiato le leggi e abbiamo avuto ragione. Loro si sono comportati con arroganza e ora se la sono presa nei denti. Spero che imparino per la prossima volta: è da anni che si vuol fare questo forno crematorio, ma è illegittimo progettarlo in zone inadeguate, come a Pavione di Ravina». Ivano Marchi studia altre mosse. «Non è finita qui. Nei prossimi giorni ci saranno ulteriori sviluppi. Non vogliamo stravincere, ma avere giustizia totale». Anche perché questa battaglia è costata. «Il Comune si è difeso coi soldi dei cittadini, noi invece li abbiamo dovuti mettere di tasca nostra: quasi trenta mila euro. Ringrazio l’avvocato Alberto Romano e Maria Cristina Osele, autentica spina nel fianco dell’amministrazione pubblica».

Dopo questa sentenza il problema è ripensare ad una sistemazione per il forno crematorio. Dati alla mano, un problema reale: la cremazione è sempre più richiesta nei paesi europei. Anche a Trento il 30% richiede questo metodo e sono in aumento i soci Socrem (quasi 5.000). Al momento le salme devono essere trasferite a Mantova, per questo il Comune sente il bisogno di una soluzione interna. Appena due giorni fa in commissione bilancio l’assessore ai servizi funerari Salvatore Panetta era stato chiaro. «Il forno crematorio si farà, per il luogo però bisogna aspettare la sentenza del Consiglio di Stato». Sentenza alla quale Palazzo Thun guardava con fiducia, ma che ha disulluso le attese. Ora, la certezza è che il forno non si farà a Ravina. L’unica possibilità sembra la realizzazione dell’impianto all’interno del cimitero di via Giusti, come ipotizzato alle origini, ma anche qui ci sono dei rigidi vincoli da rispettare. Insomma, un’altra patata bollente tra le mani dell’amministrazione: un progetto da 10 miliardi di vecchie lire che cerca «casa».

 

Jacopo Tomasi

Trentino, 8 ottobre 2006

 

 

 

L’unica soluzione per il futuro è realizzarlo al cimitero di via Giusti:

«Ma prima leggiamo i motivi»

«Scelta che non fa bene a Trento»

L’assessore Panetta: «C’è rammarico, avevamo rispettato le norme»

 

TRENTO. Assessore Salvatore Panetta, come avete preso la sentenza del Consiglio di Stato che respinge il vostro ricorso?

«Secondo lei...»

Non bene...

«Sì, direi con molto rammarico ed amarezza. Ci dispiace perché eravamo sicuri di aver lavorato come si deve».

Eravate ottimisti...

«Assolutamente sì. I nostri tecnici, tra i quali l’ingegnere Daniele Fogli di Ferrara, massimo esperto di urbanistica cimiteriale, ci avevano assicurato che c’erano tutti i presupposti per fare ricorso e vincerlo. Purtroppo, invece, non è andata così».

E ora come avete intenzione di muovervi?

«Ho appena parlato col sindaco, Alberto Pacher, e anche lui era rammaricato perché si tratta di un progetto al quale teniamo molto. In ogni caso ora aspettiamo qualche giorno e siamo curiosi di leggere le motivazioni della sentenza del Consiglio di Stato in base alle quali faremo le nostre considerazioni e decideremo come agire. Vogliamo capire il perché di questa sentenza».

Con tutta probabilità la motivazione sarà la stessa del Tar. Ovvero che non si può fare un forno crematorio fuori da una zona cimiteriale...

«Questo lo sapremo carte alla mano. Comunque quella di Pavione è una zona cimiteriale. Dipende dalle interpretazioni dei giudici...»

Siete delle «cavie della giurisprudenza» con questa sentenza?

«Non so. Di certo è una sentenza che farà scuola a livello di giurisprudenza nazionale. Però, purtroppo, per ora di certo c’è solo che il nostro ricorso è stato respinto».

Ma sul forno crematorio andate avanti? Cercherete altri luoghi? Lo farete nel cimitero di via Giusti?

«Ripeto, vedremo dopo aver letto le motivazioni. In ogni caso ci sono 5000 iscritti a Socrem (l’associazione trentina per le cremazioni, ndr) che attendono risposte. E le richieste di cremazione sono in continuo aumento, oltre il 30%. Da qui si capisce che questa sentenza non fa certo piacere a Trento».

(j.t.)

 

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