La sindrome Nimby-ovunque

 

Prima il piano rifiuti, poi la variante al Prg e ora il forno crematorio: la sindrome Nimby ha ormai contagiato tutta Trento. Altro che inceneritore, altro che battaglie ideologiche sui grandi progetti, qui il sindaco Pacher e la sua giunta rischiano di essere presi a pesci in faccia dagli stessi amici che plaudono la filosofia delle scelte di base (quelle importanti, come l’interramento ferroviario di Busquets) ma che poi sbottano all’improvviso quando si tratta di decidere sul singolo ambito: «Grazie, non nel mio giardino». Nessuno, infatti, si aspettava che una circoscrizione blindata come quella di Povo (l’opposizione ha un solo rappresentante!) diventasse l’apripista dei dubbi e delle perplessità dei sobborghi che non ci stanno più a passare per semplici soldatini del Comune.

Qui il «giardino» è l’area artigianale di Mesiano stralciata dalla variante, e la spiegazione del voto sta tutta nelle parole della presidente Paola Moser, “grisentiana” di ferro: «Davanti ai nostri artigiani, non potevamo fare marcia indietro». Come a dire: caro Pacher, chissenefrega di Busquets e del suo boulevard, qui c’è il nostro orto...

Poi sono arrivati i «giardini» di Villazzano e Gardolo. Anche in questo caso l’identità di territorio è stata più forte di qualsiasi filosofia generale, tanto che i partiti di maggioranza (Margherita in testa) hanno votato le astensioni assieme a Forza Italia. Come se Manuali si mettesse a flirtare con Andreatta.

Altro quartiere, altro «giardino»: le immondizie del piano rifiuti. E qui è il centro città a ribellarsi, sono gli abitanti dei condomini di via Perini che di tenersi in casa i resti del pranzo per tre giorni - magari senza neanche un terrazzino di parcheggio - non ne vogliono sentir parlare. Palazzo Thun fa buon viso a cattivo gioco, qualcuno pensa già a scaricare parte delle responsabilità sui modi burberi dell’assessore Pompermaier (tanto è un verde) ma alla fine il partito del ripensamento - così come sta avvenendo a Torino - sembra gonfiarsi ogni giorno di più. La riprova è nel silenzio di Mattarello, una “non votazione” che ha spaccato la maggioranza e ha portato alle dimissioni di Lorena Bridi (Margherita) che nella lettera d’addio ha confessato che spesso le decisioni del Comune lei se le trovava sul giornale, anche quando riguardavano il suo territorio di competenza.

Insomma, in questo rovente autunno per il sindaco Pacher l’appellativo di “mister 70%” sembra un lontano ricordo. E accanto alle magagne di sobborghi infuriati per il Prg ecco spuntare la vittoria del comitato di Ravina che non vedrà sul suo «giardino» l’odiato forno crematorio. Dove farlo? Mica sono affari loro, il popolo di questi novelli Nimby non indica altre soluzioni, anzi ha un solo imperativo: «Altrove». Ma altri «giardini» si affacciano all’orizzonte di Palazzo Thun. C’è quello del piano anti-smog (targhe alterne oppure divieto per gli euro 0 e 1?) e quello del trasferimento degli anziani all’ex Ospedalino. Il tutto in uno scenario nazionale sempre più difficile, che ha portato molti sindaci italiani - compreso Pacher - a Roma per capire quali conseguenze porterà la Finanziaria approntata dal governo Prodi, non escludendo l’arrivo di una addizionale Irpef.

Il vero problema di Pacher sta ora nel raccogliere tutti i segnali dei sobborghi inquieti e farne tesoro. Far capire che ogni piccolo «giardino» può essere in parte calpestato se lo sguardo è all’interesse complessivo della città e alla sua crescita. Forse ci sono state troppe riunioni con Busquets (o Gregotti, o Piano) e poche con la gente. Il pullulare dei “comitati” è un segnale da cogliere subito: il rischio è che alla fine sia proprio la giunta Pacher ad essere recintata in un suo - pur grande - «giardino».

 

Pierluigi Depentori

Trentino, 9 ottobre 2006

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