Strana sanità

Cantate un inno a Favaretti

 

Carissimi medici, volete spiegare, per cortesia, perché sabato a Riva avete applaudito il presidente Lorenzo Dellai per quindici secondi? Una standing ovation. Ok, Dellai è un furbone, sa dire le cose che gli altri si aspettano di sentire. Sa fare le battutine alla D’Alema: mentre stronca qualcuno, strizza l’occhio al pubblico. Però sabato, quando Dellai ha tirato le orecchie a Carlo Favaretti, il direttore dell’Azienda sanitaria, per dirgli che d’ora in poi dovrà valorizzare di più le risorse interne, ossia i medici, nessuno fra i presenti, ossia i medici, ha ricordato al presidentissimo che quel direttore generale è stato confermato alla guida dell’Azienda (per altri tre anni e mezzo) non più tardi di una settimana prima dalla stessa giunta presieduta da Dellai. E che quell’incarico lo svolge da sei anni e mezzo, che ormai la giunta dovrebbe sapere quali sono le sue capacità, e che se non funziona e se merita una tirata d’orecchi in pubblico, forse era il caso di prendere altre decisioni prima.

E invece, oplà. Il presidente si è preso gli applausi, Favaretti se li è buscati. Perfetto. Una vera sceneggiata. Dove non si capisce chi ci è e chi ci fa. Sì, d’accordo, Favaretti è il manager sanitario più pagato d’Italia, è quello che riceve pure il premio di produzione anche se la sua produzione è carente (tempi d’attesa che restano lunghi, fuga di pazienti fuori provincia che non accenna a diminuire...). Però ora, ditemi voi, che cosa può capirci un lettore-paziente, un cittadino utente dei servizi sanitari. Che il direttore generale è strapagato per essere sbertucciato dal presidente? Che lo riconfermano a capo dell’Azienda che si mangia il 25 per cento delle risorse dell’Autonomia nonostante i medici - cuore pulsante del sistema - non lo reggano più e lo ritengano un freno alla loro gratificazione professionale? Che il direttore generale a fronte dei risultati non soddisfacenti (per i pazienti) ottiene che il presidente prima gli allunghi una mancia da 34 mila euro oltre il super-stipendio e poi lo redarguisca e lo «frusti» davanti a una platea di medici incazzati (in Giappone una simile umiliazione porterebbe a chissà quali conseguenze)? È davvero uno strano spettacolo. Un numero da circo, potremmo dire, se non fosse che dalle decisioni del presidente della Provincia, dalla gestione del direttore dell’Azienda e dall’umore dei medici dipendono poi le sorti del sistema sanitario trentino.

Se la convention doveva servire a dire al mondo intero che i medici devono «contare di più», possiamo tranquillamente sostenere che quell’applauso li rende più deboli di prima. Se doveva servire a Dellai a rinnovare un patto con quegli stessi medici, beh, prima o poi i «nostri» si risveglieranno e capiranno che le parole sono solo parole. Se doveva servire a Favaretti, beh, facciamogli un inno: sopportare queste sceneggiate (sembrava essere divenuto il bersaglio di un talk show con Sgarbi e la Mussolini) con l’eleganza che ha saputo esibire vale quanto meno il premio di produzione. Se doveva servire ai pazienti-utenti, invece... che tristezza.

 

Paolo Mantovan

Trentino, 9 ottobre 2006

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