Ravina, il forno e il belvedere strapazzato

 

“La sentenza del Consiglio di Stato ci ha colto di sorpresa”. Attenzione al dilagare della sindrome-Nimby: “in questi ultimi anni è una tendenza crescente da parte di piccole comunità o gruppi a contestare certe opere che evidenziano la perdita di un’appartenenza più ampia, un senso di cittadinanza a vantaggio di interessi localistici”. Questa, la dichiarazione a caldo del sindaco Alberto Pacher alla sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato il progetto del forno crematorio a Ravina.

Ma di quale sorpresa si parla? Non era stata forse già esauriente e chiara la sentenza del TAR? Chi sono quei consulenti che pagati lautamente, hanno consigliato il Sindaco, con sperpero di denaro dei contribuenti, e nonostante un parere contrario dei suoi stessi uffici comunali, a ricorrere al Consiglio di Stato quando la legge prevede esplicitamente che i forni crematori vanno realizzati all’interno delle aree cimiteriali?

Qui non centra un fico secco la sindrome-Nimby o gli interessi “localistici” dei cittadini. La modalità del progetto era contro la legge, punto e basta. Questo lo aveva detto e ripetuto il comitato dei cittadini di Ravina forte di 1700 firme di adesione. Altro che “piccoli gruppi di cittadini localisti ed egoisti”. Così come il TAR ha dato ragione ai comitati che si sono opposti all’ulteriore cementificazione della collina di Trento, come nel caso dell’area artigianale di Mesiano o delle palazzine in via Val di Povo. Nimby del Trentino, va solo ringraziata. Senza la tenacia della sua battaglia culturale e scientifica, a Trento e nella Valle dell’Adige, saremmo stati costretti a respirare i fumi mefitici di un megainceneritore da 330 mila tonnellate, anziché di quello previsto da 100 mila che comunque continuo a ritenere dannoso e inutile.

Condivido l’articolo di Massimo Bonetti sul Trentino dell’11 ottobre e di Franco De Battaglia di ieri. “Il problema politico” non sono i cittadini che per avere giustizia si rivolgono alla magistratura, ma l’assoluta mancanza di ascolto e di considerazione da parte delle istituzioni politiche. Una volta la voce dei cittadini era espressione del dibattito all’interno dei partiti che avevano il compito di esprimerle. Oggi i partiti sono in crisi, sono più simili ad una macchina lobbystica, che avvia il motore solo prima delle elezioni e sicuramente non svolgono più la funzione democratica di “partecipazione dal basso”. Questo, e null’altro spiega il fiorire dei comitati dei cittadini. Considerarli con stizzosa sufficienza o sciocca arroganza è questo l’ errore politico. I Comitati, pur con i loro limiti, vanno invece considerati una risorsa con cui dialogare costruttivamente.

Sono contento di iniziare la collaborazione con il Trentino per rivisitare, anche nei prossimi articoli, i problemi del degrado dei sobborghi della città. La questione del forno crematorio mi fa ripartire da Ravina. Ne avevo scritto circa un anno fa. Ad oggi, l’unico problema risolto è stata l’alberatura di Via Belvedere. Non si è restituita la strada “ai ciliegi” come avrebbe voluto la vocazione della campagna che scende fino al paese, ma è già qualcosa. Ho voluto cogliere l’occasione per fare una passeggiata. Sono rimasto esterrefatto. E’ spontaneo per gustarsi “il Belvedere” salire sul lato di destra della strada, lo facevano tutti. Ma, sembra incredibile! Il marciapiede è stato costruito a monte, sulla sinistra e le panchine, invece del panorama, guardano l’asfalto della strada e il passaggio delle macchine. Il marciapiede poi, è un continuo sali e scendi. Ho contato più di trenta gobbe, fastidiosissime per tutti, specie per chi porta una carrozzina. Ma non è finita! Come si giunge alla piccola rotatoria dell’autobus è davvero incredibile: il “Belvedere” si è trasformato in un “Malvedere”. Il panorama è sbarrato dalle macchine, compresi grossi camper, messi in posteggio. Ultima sorpresa. Giunti sulla piazzetta del Belvedere, dove da secoli si gode una magnifica veduta sulla città e sulla valle, tutto il panorama è sbarrato dai bidoni della spazzatura di ogni dimensione! Una cosa avvilente! Per il resto niente di nuovo. All’inizio dei sentieri ancora naturali della Val di Gola per salire in Bondone, la solita e mai rimossa discarica abusiva, con poltrona e sacchi di plastica nera in bellavista. Nel mezzo della piazzetta al di là della Chiesa, anziché un monumento ci troviamo il solito ammasso di bidoni della nettezza urbana. La piazza della Chiesa sempre sottosopra. Gli autobus che continuano a girare acrobaticamente, attorno alla rotatoria più assurda della città.

Ravina era un paese che scendeva in simbiosi verso il suo fiume. Nel passato si è fatto l’errore urbanistico, proprio su quel pezzo di sponda dell’Adige, di costruire una zona commerciale e artigian-industriale. Ma questa non è oggi una buona ragione per allargare l’area e distruggere quel poco che resta di terreno agricolo pregiato. Così mi pare scandaloso che alla ricca e potente Cavit si consenta, in deroga al Prg, di alzare il capannone di dieci metri, mentre, sua sponte, la cantina Ferrari si espande recuperando spazi sotto terra. Poi, a distruggere il paesaggio e la bellezza storica di quella celebre “campagna di Ravina e Romagnano sull’Adige” arriverà la colata di cemento per il nuovo casello sud dell’autostrada e si trasferirà il campo sportivo.

Negli ultimi vent’anni si sono fatti più danni irreversibili al paesaggio storico e identitario del Trentino che negli ultimi secoli. Ma chi vi ha dato il diritto di privare le generazioni future di questo patrimonio di bellezza che ci è stato tramandato dai nostri antenati! Non si tratta di essere contro le infrastrutture che si rendono necessarie, ma pretendere che siano compatibili con l’ambiente e il paesaggio sì! Di “schifezza” non c’è solo il viadotto-tangenziale di Rovereto Nord, l’elenco è molto lungo. Fermatevi fin che siete ancora in tempo. In questi ultimi decenni vi siete mangiato quasi tutto il territorio. Ora, per favore, basta! Per risparmiare e recuperare territorio e paesaggio l’unica soluzione è costruire le infrastrutture “sottoterra o dentro la montagna”. E’ una follia pensare ad un nuovo ponte sull’Adige per convogliare un fiume di macchine nel centro della città. La riqualificazione di Piedicastello, dell’ex Italcementi e della ex Michelin devono essere l’occasione per avere una “visione armonica complessiva” del futuro delle sponde dell’Adigee in particolare di quella destra, compresa Ravina. Sono zone ancora bellissime che non vanno distrutte, ma valorizzate come una vera area verde e agricola “del centro della città” che vogliamo lasciare in eredità alle nuove generazioni. Non basta pensare ad un concorso per la riqualificazione dell’Italcementi, occorre un concorso urbanistico complessivo per tutta la sponda destra dell’Adige della città, a partire dall’idea di mettere in galleria sia l’autostrada che la tangenziale.

 

sandro_schmid@virgilio.it

Trentino, 13 ottobre 2006

 

 

 

 

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