L'ombelico della Megalopoli Padana

Un nuovo hub aeroportuale a Montichiari di cui non parla nessuno. Mentre c'è molto da dire.

 

L'assemblea sembra di quelle di quartiere, di distretto scolastico. C'è un signore che espone i suoi timori sul fatto che ci sarà troppo rumore, e l'ambientalista che suggerisce di considerare il quadro più ampio dei trasporti ferroviari. L'assessore assente pensoso, poi ricorda a tutti che bisogna fare comunque in fretta con queste procedure di consultazione pubblica, perché se no si perdono i soldi dei finanziamenti.

Tutto bene, questo esempio di democrazia partecipata alle trasformazioni del territorio. Tutto bene se non fosse che il progetto è un hub aeroportuale da dieci (qualcuno mormora venti) milioni di passeggeri l'anno. Se non fosse che nel progetto si danno per scontate cose discutibilissime che scontate non sono affatto: la seconda autostrada Milano-Brescia detta Bre.Be.Mi, la fantasiosa Cremona-Mantova, insinuata tra fossi e ranocchie qualche decina di chilometri più a sud, o la cosiddetta “corda molle”, bypass metropolitano della fascia di pianura a sud di Brescia. Se non fosse, infine, che i trasporti ferroviari che l'ambientalista chiede di ripensare sono, né più né meno, la stessa TAC/TAV per cui mezza Italia ha passato settimane ad appassionarsi sulle storie delle eroiche casalinghe schierate a ventaglio di traverso alla Valsusa, a prendersi anche le botte della polizia. E perché, salvo la stampa locale, di questo nuovo ombelico padano, grande calamita di autostrade, ferrovie e miliardi di metri cubi a larghissimi cerchi concentrici di scatoloni variofunzionali, non ne parla nessuno?

E pure ce ne sarebbero di cose interessanti da dire, anche senza cercare a tutti i costi l'intento criminale, la mazzetta, il pruriginoso scandalo che indigna e fa notizia. La notizia c'è già, e suona più o meno: dopo aver sfasciato per lustri i boschi del parco Ticino un centinaio di chilometri più a est, perché il mondo non può attendere e un hub è vitale per l'economia eccetera… adesso si scopre – sorpresa! – che quella valle fluviale non sta nel Corridoio Europeo 5. Anche stiracchiandola su mille convegni “tecnici”, imbottiti soprattutto di ingegneri istituzionali e sociologi televisivi, l'alta pianura varesina proprio non ci sta, lì dentro. E non ci stanno soprattutto le infrastrutture tanto care al trasversale partito del cemento, quelle che fanno sviluppo solo a colpi di cantieri stradali, autostradali, cinture, bretelle, fasce e sospensori.

Montichiari, invece, per ora ridente borgo ai piedi delle colline, ci sta proprio in mezzo, al corridoio europeo. C'è anche un piccolo aeroporto, anzi due, compreso quello vicino, ora militare, di Ghedi, perché non riorganizzare il tutto e farlo qui, l' hub lasciato a metà nelle brughiere di Malpensa? Ecco di cosa stavano a discutere i signori riuniti in assemblea all'istituto per geometri “Tartaglia” di Brescia, venerdì 6 ottobre. Ufficialmente la procedura si chiama “Valutazione Ambientale Strategica”, ed è quella prevista dall'Unione Europea per piani e progetti di impatto rilevante. E qui, di rilevante, c'è di tutto e di più.

Secondo lo Schema di Piano Territoriale d'Area per l'aeroporto G. D'Annunzio di Montichiari, che cittadini e associazioni sono stati chiamati venerdì a “valutare strategicamente”, ecco brevemente quello che accadrà nella pianura appena a sud della tangenziale di Brescia.

Nel breve termine, ovvero i prossimi cinque anni, si dovrebbe vedere completato il bypass metropolitano della Corda Molle, raccordata alla “direttissima Brescia-Milano”. Se queste sono considerate opere completate, la pianura secondo il documento dovrebbe anche essere già solcata dalle terre smosse dei cantieri della Cremona-Mantova, senza dimenticare “la cosiddetta TIBRE che collegherà Parma con Nogarole Rocca ”.

Nel medio termine, dei dieci anni, già sfreccia nelle ex campagne, verso il pedecollina di Castenedolo, la Lisbona-Kiev, con la sua bella stazione che “caratterizzerà lo scalo di Montichiari rendendolo complementare a quello di Malpensa ”. Col nuovo treno siamo a mezz'ora da Milano e a un'ora da Venezia. I passeggeri sono dieci milioni l'anno (nel 2005 ne ha gestiti 400.000), ma per fortuna si può comodamente “effettuare il check-in di accesso all'aeroporto anche presso la stazione AC/AV ”. Nel frattempo è anche cresciuta moltissimo, in termini di merci movimentate e di dimensione dei servizi a terra e insediamenti complementari, l'attività logistica.

Infine, nel lungo termine (solo del primo ciclo di sviluppo, neh? poi se ne minacciano altri), fino a vent'anni, costruzione della seconda pista e assunzione del ruolo di potenziale “secondo Hub regionale ” sino a incorporare il modernizzato e demilitarizzato aeroporto di Ghedi. Il tutto in “collegamento ferroviario metropolitano con il sistema urbano di Brescia”, il che implicitamente significa, pur con tutte le cautele e corridoi di rispetto del caso, una sostanziale saldatura almeno fra la linea della trasversale di pianura e il pedemonte metropolitano, in un unico sistema ad urbanizzazione compatta. Cosa vogliamo, che in mezzo al reticolo di vie di comunicazione e trasporto ci si pianti il granturco? Già ci si possono immaginare senza troppa fantasia le repliche esatte di quanto già visto negli anni attorno all'altro hub: grumi di scatoloni che inalberano il vessillo di Malpensa seguito o preceduto da specifiche varie, tipo “polo fieristico”, “nucleo direzionale” “parco qualcos'altro” ecc. Un futuro che evidentemente molti friggono dalla voglia di veder replicato nella pianura bresciana.

A partire per esempio dal cosiddetto Stadium Global Center; ovvero nuovo stadio di Brescia, che però in quanto appunto “global center” si tira appresso commercio, terziario, parcheggi, altre cinture e bretelle, magari collegamenti con la vicina stazione Alta Velocità Hub Montichiari, nel caso ci fossero tifosi del Brescia che stanno normalmente a Lisbona o Kiev… no?

Per non parlare degli effetti diretti e indiretti sull'urbanizzazione delle direttrici stradali regionali. Ad esempio quelle che puntano a sud, verso il mantovano. Già ora la Goitese, nota alle cronache perché ci sta Marmirolo, patria del tizio che ha tirato il cavalletto in testa a Berlusconi, è una processione di scatole di cemento per decine e decine di chilometri. È, ora, la direttrice principale di accesso all'aeroporto. Cosa succederebbe, con l'attivazione dell' hub, della linea ferroviaria ad alta capacità, della spaghetteria autostradale? Una parziale risposta ce l'ha data, suo malgrado, la Biennale Architettura di Venezia. La mostra italiana ruotava attorno al futuribile progetto di VeMa, città ideale… esattamente parallela al tracciato della Goitese, pochi chilometri a est. Le salmerie del metro cubo griffato, al seguito delle avanguardie groundbreaking .

E ci sarebbero tante altre cose, da dire, o immaginare senza troppa fantasia.
Ma forse è il caso di chiudere qui, per il momento, chiedendosi: sviluppo o non sviluppo, hub indispensabile o meno, la cosa non merita, per caso, un palcoscenico più ampio della pur mirabile aula dell'Istituto Tecnico Statale per Geometri “Nicolò Tartaglia”, viale G. Oberdan 12/e, Brescia? Oppure la pianura fa meno notizia delle valli piemontesi?

 

Fabrizio Bottini

Nota: per la cronaca dell'assemblea VAS di Brescia, vedi il link all'articolo di Francesco Di Chiara, “Aeroporto, il Piano dei problemi”, Bresciaoggi, domenica 8 ottobre 2006; dall'articolo, disponibile sul sito Eddyburg, è poi possibile risalire ad altri materiali informativi (f.b.), http://eddyburg.it/article/articleview/7447/0/117/

 

www.megachip.info, 11 ottobre 2006

 

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