In pericolo il faggio di 600 anni

Calamento, il proprietario vuole farne legna da ardere

 

VAL CALAMENTO - Il grande faggio, forse più di mezzo millennio di vita, potrebbe a breve essere abbattuto, il proprietario ha deciso infatti di farne legna da ardere. L’albero è stato censito, per il suo importante valore ecologico, paesaggistico e culturale ma la cosa potrebbe non essere sufficiente a salvargli la vita.

La pianta è da sempre chiamata «Fagherón dei Crestani» e si trova in località Pupille, val Calamento. Il territorio sta nel Comune di Telve Valsugana. All’occhio degli esperti la maestosa pianta potrebbe vantare 500 o anche 600 anni di età. La sua mole antica, peraltro, si regge su terreno privato. Indicativamente, alla base la pianta misura quasi cinque metri di circonferenza che ad altezza d’uomo diventano cinque metri e quaranta centimetri. Si dice che il suo straordinario apparato radicale, lo sviluppo delle sue radici cioè, abbia contribuito negli anni e nei decenni alla stabilità idrogeologica della valle Scartazza riducendo in zona i danni da alluvione.

Già nel 1999 dei privati cittadini fecero richiesta alle autorità comunali e all’assessorato provinciale dell’agricoltura, di tutelare, in tutti i modi previsti dalla legge, questa pianta ormai storica. Da decenni in altri paesi europei le cosiddette «piante monumentali» sono difese da precise leggi che ne limitano la possibilità di abbattimento ma anche di potatura selvaggia. Si noti che in giro per il mondo si contano piante (anche certe conifere in Alto Adige peraltro) che hanno 1.000 o più anni d’età e che sono considerate come parte importante non solo del paesaggio, ma dell’intero ambiente e quindi della sua storia. Nel 1999 il Wwf di Trento, a firma di Francesco Borzaga, appoggiò la richiesta dei cittadini che avevano chiesto «vita salva» per il «Fagherón dei Crestani». «Appare però opportuno - scriveva il Wwf - che il provvedimento di tutela non rimanga isolato e ancora che il medesimo sia reso noto al pubblico. Nei paesi di lingua tedesca è normale consuetudine collocare sulle piante monumentali una targa con la scritta "Naturdenkmal". Sarebbe buona cosa procedere in modo analogo». La risposta venne dall’allora assessore all’agricoltura e montagna Dario Pallaoro: «Si assicura, per quanto di competenza, l’attenzione dei servizi forestali nei confronti di questa come delle altre piante dotate di una certa monumentalità». Erano tempi quelli, in cui l’allora assessore provinciale alla tutela del paesaggio, Walter Micheli, scriveva ai Comuni in riferimento «alle potature devastanti, al taglio di alberature secolari o alla distruzione di viali alberati ottocenteschi. Data la rilevanza di questo tipo di verde sia come abbellimento dei centri, sia come aspetto culturale e monumentale da conservare, sia come aspetto di utilità, per dare ombra e ossigenazione, sia come aspetto educativo per tutta la popolazione ma, in particolare per le nuove generazioni, è opportuno che ogni intervento relativo venga attentamente meditato».

Nei mesi scorsi il proprietario dell’area boschiva in cui si trova il Fagherón ha manifestato la volontà di abbatterlo per farne legna. La comunità potrà evitarlo? Non sarà una cosa facile. Ci siamo rivolti all’Ufficio Forestale di Borgo Valsugana e ci ha risposto il direttore, dottor Marco Olivari: «Io sono qui da anno - ci ha detto - ma so che si tratta di una pianta di una certa importanza. E sono anche certo che sino al momento non è giunta richiesta ufficiale per l’abbattimento. Nel 2002 questa pianta è stata segnalata tra le papabili di protezione, al Servizio forestale della Provincia. Ne furono segnalate più di 300 in Trentino, anche se solo 80 sono poi apparse in una specifica pubblicazione. Peraltro, la tutela non è relativa alla pianta ma al sito in cui essa sorge». Par di capire, insomma, che la tutela di queste piante monumentali non sia perfettamente regolata dalla norma. «Comunque - conclude Olivari – a quanto ne so io il proprietario di quel terreno ha parlato della volontà di abbattimento ma non ha presentato nessuna richiesta scritta. E dovrà farlo, in quanto trattasi di un abbattimento superiore ai 100 quintali di legname». Ma a quel punto si potrà correre ai ripari? Ci siamo rivolti a Francesco Borzaga, leader del Wwf del Trentino. «Sì, mi risulta che anche singoli esemplari possano essere tutelati». E questa potrebbe essere l’unica possibilità che rimane al Fagherón, un albero che probabilmente era già robusto ai tempi del Concilio di Trento, di poter ancora stendere i suoi rami al sole.

 

Renzo Maria Grosselli

l’Adige, 26 settembre 2006

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