La ricetta dell’ingegner Stefano Busana:

«Le priorità sono ridurre i rifiuti e puntare sulla raccolta differenziata»

«Sì all’inceneritore, ma a piccole dosi»

Le conclusioni del «super-esperto» invitato dal Lions per una conferenza

 

TRENTO. Il mondo moderno rischia davvero di affogare nei suoi rifiuti. Ne vengono «prodotti» - di semplici rifiuti domestici (senza contare quelli speciali, pericolosi e tossici) - un chilo e mezzo per persona ogni giorno, una quantità enorme. Il loro riciclaggio e smaltimento costituiscono una delle più grandi sfide dell’era post-industriale. È chiaro, infatti, che mantenere a lungo livelli simili di accumulo è insostenibile. È altrettanto chiaro che non esiste una soluzione «unica» ad un problema che non ha scorciatoie, ma chiama in gioco lo stile di vita e di cultura delle popolazioni più avanzate. Affrontare l’emergenza pensando che tutti i rifiuti si possano incenerire, «bruciare» o schematizzarlo, sull’altro versante, nella contrapposizione «inceneritore sì discariche no» è fuorviante. Occorrerà sempre, in qualche misura, una discarica (l’incenerimento lascia come residuo il 30 per cento del materiale bruciato) così come sarà probabilmente utile e necessario poter disporre, a livello nazionale o megaregionale, di alcuni inceneritori, possibilmente grandi e adeguatamente localizzati in spazi aperti. Dopo l’incenerimento, infatti, sia pur minime le tracce di residui permangono, oltre le scorie, e la diossina, presente solo in tracce, ha però la caratteristica di accumularsi e quindi di depositarsi giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, fino a raggiungere livelli non trascurabili.

Sono state queste alcune informazioni e riflessioni scaturite da una vivace e approfondita conferenza tenuta a Villa Madruzzo dall’ingegner Stefano Busana, trentino di origine (la sua famiglia proviene dalla zona del Tesino) ma operante nel Veneto, a Vicenza e a Padova dove insegna progettazione geotecnica per la difesa del territorio presso il dipartimento «Image» della facoltà di ingegneria dell’Università. Busana, già presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Vicenza, è uno dei massimi esperti di piattaforme di selezione dei rifiuti solidi urbani, della progettazione di discariche e di bonifiche ambientali. La conferenza è stata organizzata dal Lions Club del Concilio di Trento (presidente Margit Spirk, segretaria Elisabetta Fumarola) nell’ambito del Service sull’Ambiente, ed è stata seguita con grande interesse da un numeroso pubblico di soci ed ospiti.

L’ingegner Busana volutamente si è «tenuto fuori» dalla politica, ma non ha potuto non intervenire con richiami e sollecitazioni a uno stile di vita urbano che deve cambiare. Il primo impegno di tutti i cittadini deve essere quello di ridurre rifiuti ed imballaggi. «Rifiutate le scatolette inutili, non usate sacchetti di plastica».

Né va assecondato il disinteresse (per via della legislazione e degli incentivi) dei produttori di bottiglie di bibite e acque minerali in plastica. Se è compito della pubblica amministrazione indurre a buone pratiche (magari tassando in modo rilevante sacchetti e bottiglie) il primo dovere dei cittadini è ormai quello di ridurre i rifiuti e differenziare quelli rimanenti: la carta, la plastica, i residui organici. Più difficile, ma altrettanto necessario districarsi nella giungla dei rifiuti «misti».

Sullo smaltimento, peraltro, l’Italia ha parecchio terreno da recuperare. Al Nord la raccolta differenziata è al 36 per cento al Sud l’8 per cento. Il problema è anche politico per gli interessi in gioco: chi spinge per gli inceneritori vuole tanti rifiuti da bruciare, ma nelle zone calde del Sud sono molti i gruppi mafiosi che prosperano sulle discariche.

Riduzione dei rifiuti e «differenziata» sono dunque comportamenti che vanno perseguiti con decisione. Gli inceneritori possono costituire un aiuto decisivo per residui difficili, ma non sono una soluzione generale. Emettono calore (effetto serra, inversione termica) e residui, che pur minimali si accumulano, mentre la possibilità di guasti agli impianti non è da scartare.

Quanto alla produzione di energia elettrica è sì una ricaduta dell’incenerimento, ma non compensa i suoi costi. Non ha senso insomma incenerire «per» produrre energia.

Dalla relazione è emersa la necessità di operare su più fronti con estremo rigore: «L’inceneritore - ha concluso Busana - può anche essere necessario in determinate situazioni e condizioni - ma è poco pedagogico (spinge a dare per risolto il problema rifiuti e a produrne di più) lascia scorie (tre o quattro etti per chilo bruciato) e non è certo «acqua tiepida» nell’ambiente. Se proprio lo si vuole va preso a piccole dosi. Pochi grandi impianti, fuori dalle zone difficili, verso cui far confluire i rifiuti di aree interregionali. «L’inceneritore - ha detto Busana - è come una medicina, da assumere in casi estremi, non tutti i giorni, quando non c’è altro da fare».

 

f.d.b.

Trentino, 18 ottobre 2006

 

 

 

 

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