L'impianto si chiude o si cambia

Addio al compostaggio? Grisenti: chiediamo garanzie

 

LEVICO - I sindaci ringraziano la Procura, gli abitanti sono contenti ma al tempo stesso perplessi, gli uffici pubblici di controllo assicurano di avere fatto tutto quanto dovevano, mentre le aziende conferenti stanno cercando dove smaltire i rifiuti organici da loro raccolti. Sta suscitando reazioni a catena il sequestro dell'impianto di biocompostaggio di Campiello, avvenuto martedì per decreto del procuratore della Repubblica di Trento Stefano Dragone (in esecuzione del provvedimento chiesto dal gip Marco La Ganga). La Trentino Recycling, la Srl che l'ha costruito e lo gestisce, da martedì non può più accettare materiale da lavorare, ma solo terminare il ciclo di quello già inserito nell'impianto.

«Ho sempre avuto la massima fiducia nella magistratura e ho piacere che si sia mossa con determinazione - commenta Carlo Stefenelli, il sindaco di Levico che con il collega di Novaledo s'era rivolto mesi fa alla Procura con un esposto inteso a tutelare la salute pubblica - e speriamo che l'obiettivo di garantire la salute agli abitanti e la salubrità alle zone circostanti possa d'ora in poi essere garantito. Spero anche che la Provincia, i cui uffici devono controllare l'impianto, facciano il loro dovere e tutelino la popolazione. Mi riferisco in particolare all'Agenzia per la protezione dell'ambiente e a quelli che, per legge, devono controllare tali strutture».

Che esito si attende dal sequestro?

«Che l'impianto cessi l'attività, in modo che non possa continuare come è accaduto fino a oggi. O che sia inscatolato, per evitare la fuoriuscita delle puzze, ma non so se ciò sia tecnicamente possibile. Comunque vedrei bene tale attività in mani pubbliche, su tali impianti non ci può essere il business. Inoltre, la sua collocazione è sbagliata, perché si trova a duecento metri dalle case più vicine, quando l'ultimo piano provinciale rifiuti indica la distanza minima di sicurezza in almeno mille metri».

Anche Ferruccio Bastiani, sindaco di Novaledo, si appella a suo modo al controllo degli uffici provinciali preposti: «L'ingegnere Giovanni Gardelli (del servizio provinciale politiche di gestione dei rifiuti, ndr) mi ha assicurato che dal punto di vista tecnico l'impianto è il migliore d'Italia, ma i risultati sono purtroppo sotto il naso e gli occhi di tutti anche in questi giorni. Se si trova la soluzione, per me l'attività può continuare, altrimenti è meglio chiuderla. Da un anno e mezzo la Provincia ci promette di trovare la soluzione. Se la responsabilità è tutta della gestione, come assicurano gli uffici, allora si punti su quella».

Dunque, l'attesa dei sindaci è rivolta ad interventi provinciali. Che ne dice l'assessore competente, Silvano Grisenti ? «Sono preoccupato perché nella logica della politica della gestione dei rifiuti, gli impianti di compostaggio sono centrali. Questo non vuol dire che si debbano creare disagi alla comunità». In che modo intende evitarli? «Troveremo modalità più conformi, ma certo ora il gestore ha il dovere di realizzare opere tali da garantire la salute pubblica».

Gli occhi sono puntati anche sull'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente. «Abbiamo sempre monitorato quell'impianto - risponde Enrico Toso, dirigente tecnico dell'ente - con verifiche sul posto e con l'emissione di provvedimenti a carico della gestione, l'ultimo pochi giorni fa, quando vi è stato un principio di incendio. Altri nei mesi scorsi, inerenti il ciclo di lavorazione e alla copertura di materiale esterno alle celle. Abbiamo fatto pure le necessarie prescrizioni cui il titolare deve attenersi».

Carlo Calzolari , il gestore dell'impianto citato e amministratore unico della Trentino Recycling sta valutando il da farsi. Frattanto, le aziende di igiene ambientale che conferiscono il materiale organico all'impianto di Campiello stanno in fretta cercando altre sedi dove smaltirlo. «Faticosamente stiamo prendendo contatti con aziende venete - dice Sandro Simionato, il presidente della perginese Amnu - ma non è detto che ci riusciamo, perché sono strapiene di lavoro. Inoltre, aumenteranno i costi, per ragioni di mercato e per il trasporto». Amnu raccoglie annualmente circa 4.000 tonnellate di organico. Per lavorarlo, la Trentino Recycling le chiede 68 euro alla tonnellata. Il maggiore costo ricadrà sulle spalle dei cittadini utenti del servizio rifiuti. «È un po' desolante - aggiunge Simionato - nel momento in cui la provincia invita a raccolte differenziate spinte, che sul territorio non vi sia un adeguato e razionale impianto di compostaggio».

Anche Trentino Servizi conferiva a Campiello come la cooperativa Lavoro e servizi della bassa Valsugana. Si stanno rivolgendo al Veneto pure loro, in attesa che la situazione si sblocchi.

 

M. A.

l’Adige, 19 ottobre 2006

 

 

 

Armando Giongo esprime la soddisfazione del comitato popolare

«Qui continueremo a vigilare»

 

CAMPIELLO DI LEVICO - «La Procura della Repubblica ha posto sotto sequestro il biocompostaggio di Trentino Recycling Srl? Siamo contenti. Evidentemente le nostre lamentele non erano poi così infondate. Per noi, forse, incrociamo le dita, è la fine di un incubo che dura da quasi due anni». Armando Giongo, presidente del Comitato popolare di Campiello, tira un lungo sospiro di sollievo. Comprensibile. Da tempo lui e i suoi collaboratori si stanno battendo strenuamente per risolvere il problema dei cattivi odori emessi dall'impianto di Carlo Calzolari. Da ieri mattina fino a pomeriggio inoltrato il telefono di Giongo non ha mai smesso di squillare un attimo. «Mi stanno bombardando di chiamate», ammette. «C'è molta soddisfazione tra gli abitanti, eravamo arrivati a una situazione gravissima, quasi di non ritorno. Ancora questa mattina (ieri, ndr) a Campiello e dintorni la puzza era terrificante. Nei pressi del biocompostaggio, come segnalato ai vigili urbani, si potevano vedere anche dopo il sequestro dell'impianto gli incendi provocati dalla combustione della plastica». E aggiunge: «Speriamo che dopo l'intervento della Procura, le cose si risolvano per sempre». Giongo ritiene che la soluzione migliore sarebbe trasferire altrove la struttura di Carlo Calzolari: «La legge parla chiaro. Chi ha deciso di costruire un polo di compostaggio di tali proporzioni a pochi metri dal centro abitato, dovrebbe recitare il mea culpa.

È difficile sanare l'impianto, dotandolo, ad esempio, di una copertura totale». Giongo assicura che il Comitato continuerà a vigilare attentamente: «Non abbasseremo la guardia. Non vogliamo che dopo un eventuale dissequestro del sito tutto torni come prima. In quel caso potremmo davvero sentirci presi in giro. Mi rendo conto che io e i miei collaboratori ripetiamo sempre le stesse cose. L'esasperazione porta pure a questo. Mettetevi nei panni di chi da anni non riesce più a vivere come prima. Chiediamo di tornare a respirare aria pura e non cattiva. Di poter aprire le finestre senza vedere le nostre case invase da odori da volta stomaco. È domandare troppo?».

Per tutta la giornata di ieri nelle strade e nei locali pubblici delle zone limitrofe a Campiello gli abitanti non parlavano d'altro. Non c'è che dire, a loro la Procura ha fatto un regalo di Natale anticipato.

N. M.

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