I misteriosi costi dell’inceneritore

 

Leggiamo su l’Adige del 18 ottobre che alcuni temono il rischio di un “boom tariffario” per quanto riguarda la possibile lievitazione dei costi nella gestione (e smaltimento?) dei rifiuti. Una parte del sindacato lamenta di non essere stata coinvolta nell’adozione del nuovo sistema di raccolta. Quel “porta a porta” che andrebbe chiamato “raccolta intelligente”, tanto per fugare dubbi e tentativi di affiancarlo a quello arcaico del cassonetto, altrimenti detto della “discarica sotto casa”. Ma c’è dell’altro: schiere di sornioni giardinieri, alla buona notizia che il ponte sull’Adige (che avrebbe dovuto servire il previsto inceneritore di Ischia Podetti) è stato - per ora - depennato dalle opere in agenda, si inalberano preoccupati del via vai dei camion nei giardini altrui (ma che l’aria, in peggioramento, sia la stessa per tutti pare argomento per imbecilli).

Si fa prontamente portavoce di tale preoccupazione il presidente della circoscrizione Centro storico Melchiorre Redolfi che tuttavia continua a ritenere necessario l’inceneritore. Per Redolfi basterebbe spostare i camion altrove oppure, meglio ancora, spostare il camino dalle parti di Rovereto; ovvero basta che fumi nel giardino altrui. L’assessore Grisenti, nel giustificare la (temporanea?) scelta del presidente Dellai tranquillizza la circoscrizione Centro storico dicendo che i rifiuti si potrebbero trasferire su rotaia, ovvero che i camion in transito a La Vela potrebbero ridursi a meno di una ventina.

Sulle sconosciute (e insostenibili?) complessità del “porta a porta”, scende in campo il segretario della CISL Nicola Ferrante per difendere il giardino di quella concertazione negata su questo nuovo “rivoluzionario sistema”, affermando di essere stato “escluso dal confronto”. Non si capisce perché lo stesso segretario non abbia mai lamentato l’esclusione dalle più complesse e scomode concertazioni sulla scelta dell’inceneritore di Ischia Podetti. Ferrante richiede perfino l’ammontare sui costi del nuovo sistema senza chiedersi, perdendo l’ennesima occasione, quanto costi la complessità di quel “sistema integrato”, che comprende tutti quelli dell’operazione inceneritore: non solo quelli economici ma anche quelli, ben più salati e in eredità anche ai posteri: sociali, ambientali e sanitari. Di questi ultimi nessun giardiniere osa proferir verbo; anzi si assiste a una navigata tendenza all’attesa, al rinvio a tempi… peggiori, magari a camino fumante, nonché alla vana profezia della sparizione delle malefiche discariche, in predicato comunque di ospitare rifiuti bruciati, dunque peggiori e più tossico-nocivi degli attuali. Sulla qualità dell’aria (verso ulteriori peggioramenti) meglio sorvolare in attesa dei giorni a inceneritore alterno, spento-acceso.

Tanto si dice, troppo si blinda – informazione inclusa -, poco ancora si fa, per non pestare i calli dei giardinieri sparsi qua e là per pubblici uffici, sobborghi e altri giardini del Trentino, così rigorosamente affaccendati alla cura delle proprie anime e prospettive.

 

Adriano Rizzoli

Nimby trentino

 

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