Raccolta porta a porta, i costi fanno paura

Opposizioni e sindacato temono il boom tariffario

 

Mettiamo una famiglia con due persone che lavorano. Escono di casa alle 7.30 lasciando fuori dal cancello due o tre bidoncini per la raccolta dei diversi tipi di materiali e magari rientrano solo a fine giornata. Quei bidoni, una volta svuotati, rimarranno lì, sulla pubblica via, provocando intralcio, danni estetici e magari anche rischi sanitari. È questo lo scenario prospettato e temuto da Forza Italia. È l'elemento su cui il maggiore partito di opposizione in consiglio comunale chiede risposte all'assessore Pompermaier e all'amministrazione comunale. Su questo e sui costi dell'operazione «porta a porta», varata lunedì dalla giunta e che martedì prossimo approderà in consiglio comunale.

«Nessuno ci ha ancora spiegato con esattezza quanto peserà l'operazione sulle tasche dei cittadini, anche perché essendo la stessa non slegata dal progetto inceneritore serve una valutazione complessiva» afferma Luigi Merler. Il consigliere forzista sottolinea tra l'altro come un sistema simile adottato a Rovereto abbia portato la raccolta differenziata al 53%: «Appena cinque punti più di Trento, mi chiedo se sono abbastanza per giustificare una rivoluzione che sarà certamente costosa». Per quanto riguarda invece il problema dei bidoni sulle strade Merler ribadisce la proposta di Forza Italia, che è quella di spostare alcune tipologie di raccolta nelle ore serali, in modo da limitare l'esposizione solo a qualche ora di notte. «Se poi c'è il problema dei turni, come sostiene Trentino Servizi - dice Merler - si anticipi il passaggio al tardo pomeriggio. L'importante è che si vada in questa direzione».

Anche per la Lega Nord il nodo dei costi rimane centrale. «Ho l'impressione che cresceranno moltissimo e non so quanto ne valga la pena» commenta il capogruppo Giuseppe Filippin, precisando però di non aver ancora letto con attenzione il progetto.

Il problema della ricaduta del nuovo sistema di raccolta sulle tariffe preoccupa anche i sindacati. La più critica è la Cisl, che con il segretario generale Nicola Ferrante attacca il Comune per non aver discusso preventivamente il piano con le organizzazioni dei lavoratori. «Siamo stati esclusi dal confronto. Anche questa volta ci siamo trovati di fronte al fatto compiuto» afferma, ricordando le ripetute richieste dei mesi scorsi di aprire un tavolo di discussione. «Si chiama concertazione - prosegue il segretario - la prima vittima del piano rifiuti che, di fatto, è finita nel cassonetto.» Ferrante chiede all'amministrazione quanto costerà, anche in termini di tempo, alle famiglie il nuovo sistema, come sarà organizzato il lavoro degli addetti, quanto si spenderà per riconvertire i mezzi di raccolta. E insiste nel chiedere la riapertura immediata del confronto. «Oppure - dice - le conseguenze saranno inevitabili, con azioni di protesta mirate e diffuse».

Per la Cgil Franco Ianeselli della segreteria e Moreno Marighetti, responsabile del dipartimento ambiente, insistono nel chiedere una proiezione credibile sulle tariffe. «Il nuovo sistema - scrivono in una nota - va articolato in modo da non aumentare il carico sulle famiglie.» Detto questo condividono la filosofia del progetto e la necessità di aumentare la raccolta differenziata e considerano insufficiente l'obiettivo del 65%. Anche perché, ribadendo la posizione già espressa in occasione del congresso dello scorso febbraio, la Cgil è contraria alla realizzazione dell'inceneritore come ultimo anello dello smaltimento. «Per noi - concludono Ianeselli e Marighetti - non è la soluzione. I rischi per la salute risultano troppo elevati. Ragione non secondaria per assumere fino in fondo la sfida della raccolta differenziata.»

 

Franco Gottardi

l’Adige, 18 ottobre 2006

 

 

 

«Senza il ponte niente inceneritore»

La circoscrizione protesta. Grisenti: l'opera non serviva più

 

«Quel ponte era diventato inutile, viste le dimensioni finali dell'inceneritore». Silvano Grisenti, assessore alle opere pubbliche della Provincia spiega così i motivi che hanno portato la giunta ad un vero e proprio dietrofront: il progetto della nuova infrastruttura sull'Adige per collegare la città al futuro inceneritore di Ischia Podetti è infatti uscito dal Piano provinciale degli interventi per la viabilità (2003 - 2008). Insomma, il ponte non è più una priorità, nonostante in passato sia stato più volte ritenuto «necessario», come sottolineato sia dal vicesindaco del Comune di Trento Alessandro Andreatta che dal numero uno della protezione civile Claudio Bortolotti. Ma la circoscrizione Centro storico protesta: «Senza il ponte non si farà nemmeno l'inceneritore», spiega il presidente Melchiorre Redolfi.

LA PROVINCIA. Prosegue Grisenti: «L'inceneritore non avrà certo le dimensioni previste negli anni scorsi (è progettato per bruciare 100.000 tonnellate all'anno, ndr). Di conseguenza, il ponte sull'Adige non diventa più necessario». Quali alternative verranno seguite? «Sono necessari ulteriori approfondimenti - risponde l'assessore provinciale - Lo studio complessivo verrà sottoposto alla Via (la Valutazione d'impatto ambientale, ndr) non solo per quanto riguarda l'inceneritore, ma anche per quanto riguarda il conferimento dei rifiuti. A questo punto, non aveva molto senso tenere impegnati sei milioni di euro». Il bando di gara per la realizzazione dell'inceneritore quindi terrà conto anche «del modo di conferimento dei rifiuti a Ischia Podetti»: i camion potrebbero quindi utilizzare la via «classica» della Vela, anche se Grisenti assicura che verrà seguita pure l'opzione su rotaia, in modo da sfruttare la ferrovia dell'Interporto, a poche centinaia di metri di distanza dal luogo di realizzazione dell'inceneritore. Il ponte, secondo i progetti originari, doveva passare sopra la provinciale per l'Interporto, l'A22 e il fiume Adige con un viadotto a tre campate. La Provincia aveva già dato il via libera per la progettazione preliminare di un'opera del costo di circa 9,5 milioni di euro. Il tutto per circa 28 passaggi di camion al giorno, anche se Grisenti assicura: «I numeri ci dicono che i viaggi dei mezzi verso Ischia Podetti saranno molti meno».

LA CIRCOSCRIZIONE. Il presidente del Centro storico, Melchiore Redolfi, è un fiume in piena. Contrariato al massimo: «Per me è una sorpresa assoluta. Quando ho letto la notizia sul giornale sono sobbalzato sulla sedia. Se non si fa il ponte sull'Adige non si fa nemmeno l'inceneritore: questo è sicuro». Redolfi resta pur favorevole alla costruzione dell'impianto ma aggiunge: «Saranno almeno duecento i camion al giorno per trasportare i rifiuti a Ischia Podetti - prosegue il presidente della circoscrizione - Chi parla di cifre inferiori pensa di avere a che fare con dei gonzi: ma io non mi ritengo tale». Il «territorio - prosegue Redolfi - è contrario». Se la Provincia ritiene di far passare i camion alla Vela, «allora bisogna tornare all'ipotesi originaria, quella che prevedeva di realizzare l'impianto a Rovereto. O si fanno le cose per bene oppure non si fanno proprio». Lo stesso Redolfi spera di non essere lasciato solo dal Comune: «Anche il sindaco dovrà farsi sentire».

Ieri sera il tema è stato affrontato nel corso di una riunione di maggioranza del Centro storico. Toni preoccupati da parte di tutti i presenti (la maggioranza è composta da 14 consiglieri su 19): alla fine si è deciso di chiedere la convocazione di un consiglio circoscrizionale straordinario, per discutere ufficialmente del problema.

Se Grisenti ha chiuso la porta una volta per tutte al nuovo ponte sull'Adige, l'altro giorno il presidente della Provincia Lorenzo Dellai aveva usato parole diverse: «L'opera - aveva detto - non è una priorità perché è legata alla realizzazione dell'inceneritore, che è slittata insieme alla procedura di Valutazione d'impatto ambientale. Questo non significa che abbiamo già deciso di non fare il ponte».

 

Paolo Micheletto

 

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