Roncafort, Spini, Ghiaie: rioni anonimi

Nel caos della periferia

dove asfalto e cemento sono divenuti sovrani

 

«È tutto come prima! Non è cambiato un bel nulla!». Mi accolgono così gli amici al bar Lupo di Roncafort per rivisitare con le Ghiaie e Spini la vergogna sociale e urbanistica di Trento. Ne avevo già parlato un anno e mezzo fa: è tutto come allora. All’inizio dell’anno il sindaco Alberto Pacher, aveva iniziato il suo “giro” nella periferia, proprio da Spini di Gardolo. Ma si sta ancora aspettando che alcune promesse si traducano in fatti. Sono bastati trent’anni per violentare e distruggere una delle più splendide campagne a ridosso dell’Adige. Oggi questo territorio è l’esempio della peggiore cementificazione di immobiliaristi e speculatori del mattone. Il paesaggio e la ricchezza di quei splendidi frutteti che da Campo Trentino entravano armoniosamente nei quartieri a nord della città e fino al Doss Trento, non esistono più. Il rapporto fra la città e la sua campagna è stato cancellato. Con l’alberato Corso Alpini finisce la città ordinata. Da Via Maccani inizia il disordine urbanistico più totale.

 Tutto è stato asfaltato. Non c’è un albero che dia continuità a quelli di Corso Alpini. Le case crescono in altezza e con forme una diversa dall’altra. Nella grande rotatoria che conserva ancora brandelli di un vecchio frutteto, campeggia la vergogna della torre di ferro di un gigantesco ripetitore. La lunga Via Maccani anziché essere una funzionale strada commerciale è in un disordine desolante. La Sloi, riportata a dignità della memoria operaia, con le manifestazioni culturali dei giovani del Laboratorio sul Moderno è ripiombata, peggio di prima, nel gorgo dello spaccio di droga ed è un tetto per i più disperati senza dimora.

Poi, Roncafort. Lo storico legame sociale con Gardolo, è stato sbarrato dal megaviadotto che scavalca la ferrovia incurante di passare a pochi metri del secondo piano di alcune case. Anche questo, caro assessore Grisenti, è un’autentico “obbrobrio” che dovrebbe essere smantellato e interrato come atto di giustizia al paesaggio e alla dignità dei cittadini che ci vivono attorno. Si potrebbe recuperare così uno spazio verde e più in là realizzare una piazza per dare un minimo di identità a Roncafort e al suo nuovo popolo delle case Itea. Manca tutto. Persino un sottopasso pedonale (promesso da sempre) e una ciclabile per andare verso Gardolo. Manca la ciclabile sulla Via Maccani per raggiungere Cristo Re e il centro della città. Non c’è un negozio, non c’è un servizio, una sala per riunirsi. Nulla!È rimasto pressoché irrisolto l’inquinamento acustico che viene dall’Interporto, recintato da una terribile muraglia di cemento armato alta 12 metri. Ci sono invece le case Itea. Ripeto quello che avevo già scritto: accanto al nucleo delle vecchie case, al posto di una bella piazza, tanto sognata dagli abitanti, incombe il primo dei tre grandi lotti degli edifici Itea. Un edificio giallo, a tetto piatto, simile a un casermone avulso dal contesto della frazione. Oggi, noto con piacere che “il tetto piatto” è stato ammorbidito da un tetto ricurvo, ma è sempre un pugno nell’occhio! A Ghiaie e Spini lo spettacolo urbanistico è forse ancora più allucinante. Tutta questa grande area, compresa Canova di Gardolo, dovrebbe essere riordinata da un disegno urbanistico armonico da affidare a una grande firma o a un concorso di idee. Spini era stata scelta più di trent’anni fa per essere una zona industriale. Sono d’accordo. Anzi, utilizzando anche i capannoni dismessi, è lo spazio ideale per concentrare l’insieme delle attività artigianali e del commercio all’ingrosso, anziché sconvolgere i borghi storici. A Ravina, si prevede lo scempio di un’espansione dell’area artigianale su 10 ettari di campagna pregiata sull’Adige. A Martignano, contraria Trento Democratica, è passato l’insediamento artigianale su Via dell’Albera che fa a pugni con il contesto del paesaggio collinare. Spini deve essere la sede di queste iniziative produttive. Ma l’industrializzazione dell’area non può essere caotica. Edifici e infrastrutture devono essere concepiti in un rapporto positivo con il verde e con il paesaggio e realizzare un’autentica “Cittadella delle attività produttive”. Per questo è auspicabile uno studio urbanistico di grande qualità.

Invece l’impressione è che tutto sia mescolato in modo improvvisato, senza un disegno d’insieme se non quello dettato dalla speculazione. Si passa dallo squallore di megastrade senza un albero, al reticolo di vecchie strade di campagna attraversate dai Tir. In questo caos, nascono blocchi di abitazioni pubbliche e private senza spazi sociali e servizi adeguati. Si fanno le case e le si riempiono di famiglie senza pensare ai bisogni delle persone.

Ho visto le nuove case Itea di Spini, meglio di quelle di Roncafort, ma non c’è spazio verde, prevale il grigiore dell’asfalto, ma più di tutto mancano negozi, servizi, spazi per i giovani e per gli anziani. Chi non ha l’auto per fare la spesa o andare al lavoro è spacciato. La frequenza dell’autobus è scoraggiante.

Piccole associazioni come Carpe Diem o gli Amizi del Pont dei Vodi tentano iniziative benemerite per “socializzare” la comunità. E’ stato aperto per tre giorni la settimana un piccolo doposcuola al centro Giocastudiamo, ma è troppo poco.

Si dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, trasferire qui la scuola materna delle Ghiaie, tornata alla cronaca per le polveri nocive-silicotiche delle lavorazioni del porfido. Una vecchia questione. Per anni si è voluto mantenere in piedi questo asilo assediato dalla costruzione di fabbriche, dagli scavi della ghiaia e dalla triturazione del porfido che ha trasformato il panorama in colline rosse. L’Ora del Garda, fa il resto. La polvere sottile entra ovunque, anche nei polmoni dei bambini e delle insegnanti. Ma nessuna istituzione si è mai sognata di fare un esame sanitario ambientale. Lì vicino, nel nuovo palazzone della Provincia è iniziato il trasloco di alcuni servizi. Ma i dipendenti sono già in rivolta per la “nuvola di polvere rossa” che il vento scarica sull’edificio. La spesa per questa operazione immobiliare voluta dall’assessore Grisenti con “trattativa privata” anziché “aperta”, è costata ai contribuenti più di 100 miliardi di vecchie lire e per questo la Lega Nord ha fatto un esposto alla Corte dei Conti. Lì vicino sorgerà l’imponente nuovo polo carcerario e proprio lì, dall’altra parte dell’Adige è previsto lo sciagurato, nocivo e inutile inceneritore che dal suo gigantesco camino scaricherà nell’aria tonnellate di polveri sottilissime velenose che come in un cocktail si misceleranno con quelle dell’inquinamento industriale e urbano. “Chi dice non è stato fatto nulla per le periferie sbaglia” ha sbottato il sindaco Pacher. Ha ragione. Peccato che quello che è stato fatto sia stato solo devastante.

 

Sandro Schmid, sandro-schmid@virgilio.it

Trentino, 20 ottobre 2006

 

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