Da Diario, risponde FdB

 

Autonomia “Quad”? La Margherita ci rifletta

 

Caro de Battaglia, alla stazione di partenza della funivia “Tarlenta 2000” a Peio Fonti, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, fanno mostra di sé due vistosi annunci pubblicitari, non casualmente affiancati.

Una ditta di Fucine informa i clienti della funivia della possibilità di noleggiare “Quad” in estate e in inverno, promettendo fantastiche acrobazie e rombo di motori sui sentieri e sui prati della valle di Peio.

Subito accanto l’impresa “Domina Parco dello Stelvio” propone ai clienti l’acquisto di 28 suite: “Acquisto sicuro, un investimento vantaggioso”. In effetti, niente di nuovo, soltanto un turismo in linea con i criteri e le scelte che hanno degradato e reso orribili le plaghe solandre del Tonale, di Folgarida, Marilleva e via via elencando.

Mi si dirà di non meravigliarmi, di non protestare: questo è il turismo, questa è la via maestra dello sviluppo. A questi inviti però io non voglio cedere. O un Parco Nazionale è un modello e guida per una politica diversa, oppure esso è e rimane una disgustosa menzogna, un velo di ipocrisia steso sulla sistematica distruzione del territorio.

Nei suoi documenti ufficiali la Provincia Autonoma di Lorenzo Dellai è prodiga di lodevoli propositi e di buone intenzioni. Così l’art. 21 del nuovo disegno di legge “sul governo del territorio forestale e montano”, ci informa la Provincia, “garantisce la conservazione e il miglioramento della qualità del territorio, del patrimonio ecologico, del paesaggio e dell’ambiente ai fini del miglioramento della qualità della vita e dell’equilibrio dei sistemi ecologici”.

Dietro queste belle parole la Provincia finanzia e promuove la grande funivia del Vioz, ponendo così le basi per la ristrutturazione o comunque per la totale banalizzazione del Parco Nazionale, e da una volta di più il via al saccheggio delle risorse e alla cementificazione del territorio.

Un albero si riconosce dai frutti. I frutti di questa Provincia Autonoma non mi pare lascino spazio a dubbi.

 

Francesco Borzaga

TRENTO

 

 

Questa lettera di Francesco Borzaga potrebbe aver mille altri firmatari, cittadini come lui che seguono, spesso angosciati, il degrado dei rapporti fra la Provincia - l’autonomia - e il suo territorio. È una vera mutazione genetica. L’autonomia che servì a proteggere il territorio (il Trentino fu la prima provincia italiana ad istituire i parchi e negli anni Settanta si batté fieramente contro lo smembramento del Parco dello Stelvio) ora fornisce i soldi per distruggerlo. È un divorzio strisciante, ma palese, che procede sull’onda di una sistematica rottura dell’immagine della montagna per poi colpirne la sostanza: le seconde case e i «Quad», quelle terribili moto a quattro ruote che vanno ovunque, finiscono per essere proposti come centro dell’esperienza turistica, invece che come loro degenerazione.

Ma c’è dell’altro. Il Trentino, la Provincia che per prima vietò in Italia, per rispetto verso se stessa, l’ossessiva pubblicità dei cartelloni che inquina di immagini le strade italiane, consente oggi che alla partenza delle funivie dei suoi centri turistici più prestigiosi, figurino gigantografie, smaccatamente pubblicitarie, che scardinano tutto il messaggio della montagna. La volgare propaganda ai «Quad» di Pejo non è infatti isolata. A un tiro di schioppo, di là del Passo di Carlomagno, la ritroviamo pari pari, dedicata questa volta ai «Suv» (gli inutili ed enormi gipponi fuori strada che schiacciano, con ruote e muso, il paesaggio) davanti alle funivie di Pinzolo verso il Dos del Sabion, porta del famigerato collegamento con Campiglio che fortunatamente l’Europa ha bloccato per le zone ambientali che attraversa e distrugge. Il paradosso è che l’autonomia, di cui un tempo il Trentino era orgoglioso, deve farsi bacchettare da Bruxelles come uno studente svogliato, mentre chi è trentino e ama il Trentino deve sperare che ci sia qualche «maestro» esterno («Ci sarà un giudice a Berlino, o a Bruxelles») perché da solo non sa imporsi un senso del limite.

Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Ma se non ritrova un suo stile, una sua autotutela, l’autonomia è finita. Se diventa un saccheggio, una «prostituzione» del territorio, uno stupro di «Quad» e «Suv», non basteranno i denari e le competenze per salvarla.

L’autonomia come un «Quad»? Queste immagini arroganti, contrarie ad ogni stile trentino, le poniamo oggi come «promemoria» ai delegati della Margherita, il maggior partito del consiglio provinciale, che si riuniscono a congresso. Perché riflettano sul «divorzio» fra autonomia e territorio e non pensino solo a incarichi e schieramenti.

 

Franco de Battaglia

Trentino, 29 ottobre 2006

 

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