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IL VICOLO CIECO DEL “SISTEMA INTEGRATO”

 

 

INCENERIRE – PARADOSSO E ILLUSIONE

 

Il paradosso della vicenda rifiuti/inceneritore è che si è imposto debba essere affrontata dal fondo anziché dall'inizio, dai rifiuti e non dalle merci, obbligandoci così alla proposizione della scorciatoia tecnologica, ovvero l'incenerimento, con o senza qualche variante annessa. E lo Studio di impatto ambientale presentato lo dimostra; esso è stato finalizzato solo a giustificare l'impianto proposto (già pianificato da decisioni istituzionali precedenti), mai ad un serio confronto con le altre alternative, compresa l'opzione "Zero". Opzione affatto impraticabile che contempli la non realizzazione di alcun inceneritore, rivedendo con rigore e metodo la gestione dei rifiuti a partire da una Raccolta Differenziata "spinta" congiuntamente ad interventi di minimizzazione dei rifiuti (come indicano da tempo sia le valutazioni sul problema da parte dell’Unione Europea sia direttive europee come quella sulle auto a fine vita e quella sui rifiuti da apparecchi elettrici ed elettronici).

Anziché individuare ed affrontare con tutti i soggetti coinvolti le cause del problema lo si aggira, perché non conviene rinunciare ai profitti ricavabili da una adeguata massa di rifiuti in costante produzione e circolazione. Un efficace sistema di intercettazione dei rifiuti prodotti sia in ambito domestico che nelle diverse attività economiche (rifiuti "assimilabili") non viene fatto decollare soprattutto perché non è funzionale al meccanismo produttivo consumistico delle merci, ovvero agli stessi che progettano e realizzano gli impianti per trattare e/o bruciare sempre più rifiuti.

La politica si adegua e non ha alcun interesse, né volontà e coraggio, per impegnarsi ad individuare soluzioni a minor impatto ambientale (ma anche più impegnative) e condivise dalla cittadinanza. Preferisce spalancare le porte all'imprenditoria inceneritorista perché conviene ad entrambi; è nel loro interesse favorire la concentrazione del controllo degli investimenti e della gestione del potere anziché elaborare (assieme ai cittadini) e attuare strategie a minor impatto ambientale di più ampio respiro. La prospettiva dell'incenerimento quale risposta ai nodi del quesito-rifiuti è soltanto pura illusione, in opposizione ad una efficace visione di prevenzione. E’ scelta politica funzionale ad interessi di parte, scorciatoia tecnologica che perpetua l'inquinamento del modello di produzione attuale fondato sullo spreco delle risorse e sulla assenza di limiti nella estrazione dei materiali dall'ambiente. La nostra classe politica non sa e non vuole elaborare soluzioni compatibili con la salute del territorio e dei cittadini, condivise con la cittadinanza, lungimiranti.

L'inceneritore è un regolatore "rigido" della produzione di rifiuti ed una volta costruito impedisce l'attuazione o l'incremento della RD, in particolare delle frazioni "secche" combustibili (carta e plastica in particolare). Se a monte di un Piano provinciale sui rifiuti non si prevedono almeno serie programmazioni per una RD spinta con un obiettivo di almeno il 70% (a partire da un Sistema di raccolta di qualità col Porta a Porta, senza l'uso del cassonetto stradale, come insegnano da anni esperienze in tutta Italia), appare del tutto fuorviante sostenere che, comunque, essere passati da un "sovradimensionamento" ad un “dimensionamento accettabile" dell'inceneritore rappresenta un passo in avanti. In tal senso è ragionevole evidenziare che il corretto dimensionamento di un inceneritore dovrebbe avvenire dopo che sono stati definiti gli obiettivi quali-quantitativi della RD spinta (per ogni materiale contenuto nei rifiuti), i tempi di realizzazione, i benefici esterni ricavati da tale metodo che sono molteplici e sostanziali: paesaggio, occupazione, salute dei cittadini e dei prodotti agricoli, deprezzamento degli immobili, flessibilità operativa, eccetera. Il Trentino, che non ha nulla a che vedere con le emergenze dei grossi centri metropolitani, può/deve pensare e ambire a traguardi ambiziosi. Diventare "laboratorio" per politiche che sappiano affrontare le contenute problematiche dei pochi centri urbani qui presenti, più spesso centri minori con ridotte situazioni critiche.

L'incenerimento, ovvero la semplificazione, è la peggiore forma di trattamento del rifiuto; la sua combustione comporta la produzione di tali e tanti quantitativi di inquinanti che sovraccaricano (e non si sa quando satureranno) un ambiente già carico di svariati altri inquinanti.

 

 

BIOESSICCAZIONE–ASCIUGATURA O COMPOSTAGGIO?

 

La bioessiccazione -come proposta dalla PAT- costituisce una "variazione sul tema", senza effetti significativi in termini di riduzione degli impatti di un impianto di incenerimento. Trattando il rifiuto tal quale, con questa tecnica, si finisce per assecondare la tesi per cui la parte umida della merce-rifiuto non dovrebbe essere recuperata, a partire da raccolte Porta a Porta; solamente essere trattata per il conferimento -assieme alle altre frazioni secche- all’inceneritore o in una discarica, con qualche problema in meno in termini di produzione di biogas e percolato.

Bioessiccare la parte umida, soprattutto, significa impedirne la possibilità di un suo recupero attraverso una raccolta puntuale domiciliare con il Porta a Porta; è lecito chiedersi perché non sia più sensato disporre da subito la realizzazione di uno o più centri di compostaggio (impianti per il trattamento della parte umida), tuttora inesistenti in provincia. Impianti di compostaggio che costituirebbero un primo e basilare elemento di prevenzione, indispensabile per un corretto ciclo integrato dei rifiuti che altrimenti sarebbe fondato -e "governato"- sull'incenerimento. La bioessiccazione del rifiuto tal quale è un’aggiunta inutile e in contrasto con una efficiente ed efficace RD spinta, per esempio se ci si ponesse l'obiettivo minimo del 60/70%; con queste percentuali rimarrebbe ben poco da bioessiccare. Infatti col 70% di RD alla frazione secca residua rimane soltanto il 3-4% di umidità (dato ufficiale desunto da realtà urbane in cui è operativa la RD con il sistema del Porta a Porta spinto) e sono possibili ulteriori trattamenti con cui è ottenibile il recupero di ulteriori materiali riducendo lo smaltimento finale a quote estremamente contenute. Quantitativi percentuali residui comunque inferiori -e meno pericolosi- di quelli che verrebbero in ogni caso prodotti dall'inceneritore. O forse qualcuno ritiene che gli inceneritori "distruggano" i rifiuti anziché trasformarli in effluenti solidi, liquidi e aeriformi che finiscono nell'ambiente e -prima o poi- tornano all'uomo, in particolare attraverso la catena alimentare?

La bioessiccazione -come proposta- sarebbe solo una attività addizionale all'incenerimento, con il solo scopo di far incenerire più facilmente il rifiuto tal quale, ovvero renderlo più "stabile" sotto il profilo del potere calorifico e del contenuto di acqua. A questo si aggiunga lo spreco di capitale (costo dell'impianto), spreco di energia (processo di asciugatura) e spreco di materia (l'organico non recuperato).

In conclusione NIMBY trentino ritiene incompatibile, al fine della effettiva salvaguardia del nostro ambiente e della nostra salute, sia la “soluzione” del solo incenerimento del rifiuto, sia quella del cosiddetto “Sistema integrato” della cosiddetta bioessiccazione più incenerimento.

 

Martignano, 25 marzo 2004

Adriano Rizzoli

 

 

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