GUAI DA INCENERITORE
Il ponte della confusione

 

Ponte sì: d’accordo Provincia e Comune. Ponte no: perché non serve più, sentenzia Grisenti. Segue lo sconforto di Pacher e Redolfi. Ponte ni: «Non è una priorità ma non è stato cancellato», replica allora Dellai. I camion che giornalmente trasporteranno i rifiuti a Ischia Podetti saranno circa 28, ha detto Grisenti. «Niente affatto - risponde furibondo Redolfi - saranno duecento e senza ponte l’inceneritore non si fa». «Saranno almeno 60 i trasporti giornalieri e il ponte è necessario» conclude Pacher. La confusione è alle stelle e riflette oltre al pressappochismo politico, l’incertezza crescente sull’utilità dell’inceneritore che da 330mila tonnellate è già stato ridotto a 103mila. Parlo del progetto del ponte sull’Adige per il trasporto dei rifiuti all’inceneritore di Ischia Podetti, dal costo di 9,5 milioni di euro. Progettazione che è già costata denaro pubblico, visto che per la troppa foga di fare l’inceneritore, l’assessore Grisenti l’aveva già autorizzata. Questa confusione, mette in luce qualcosa di più di una deficit di comunicazione fra Provincia e Comune: incomprensioni politiche che tendono ad accentuarsi.

 “Il Trentino modello europeo del riciclo dei rifiuti. Non è un sogno. E’ un obiettivo che può essere a portata di mano”. Lo avevo già scritto e oggi non ho cambiato idea. A Trento, con “il porta a porta” sta per essere avviato un diverso “metodo” di raccolta differenziata. E’ positivo che la Cgil e la Uil del Trentino siano favorevoli a questa sfida necessaria per una nuova politica dei rifiuti, fondata sulla risorsa della loro riduzione e del loro riciclaggio. Invece, non si capisce la barricata alzata dalla Cisl. Sulla raccolta differenziata porta a porta, Trento è già in forte ritardo. Occorre partire senza indugio e pare ragionevole che nella fase sperimentale si possa anche capire meglio la ricaduta sui costi. Evidente che il sindacato si batta contro l’aumento delle tariffe, da escludere comunque per le fasce sociali più deboli. Meglio ancora se si introducono incentivi per i più virtuosi e disincentivi per i più spreconi. Il porta a porta è universalmente riconosciuto come il sistema più avanzato della raccolta differenziata. All’inizio ci saranno inevitabili disagi e problemi che andranno risolti con un dialogo continuo fra cittadini e istituzioni. Una fase delicata dove le soluzioni tecniche del Comune dovranno essere flessibili e pronte a dare soluzioni ai disagi denunciati dai cittadini. Attendere i risultati di questa sperimentazione è una ottima ragione per sospendere sia la decisione di limitare la raccolta differenziata al 65% (l’obiettivo del 75% è realistico) che la realizzazione dell’ inceneritore da 103mila tonnellate. Di conseguenza è logico ripensare lo smaltimento del residuo non riclabile con tecnologie meno impattanti e più economiche dell’inceneritore stesso. Sono già molti i piccoli comuni del Trentino con una raccolta differenziata superiore al 75-80%. Perché non si diffondono le esperienze più significative e si apre sui giornali una gara pubblica con la graduatoria dei comuni “ricicloni”? Perché non si promuove una campagna culturale nelle scuole? Perché non si concorda, con i centri commerciali, la riduzione degli imballaggi, e della plastica? Perché non si bandiscono le confezioni di tetrapak e non si sostituiscono i sacchetti di plastica con quelli biodegradibili derivati dal mais? Sait e Coop stanno iniziando a vendere i “detersivi alla spina” facendo risparmiare il consumatore del 40% e il riuso dei contenitori, i vuoti a rendere per il latte, il vino, l’acqua... Quante cose si potrebbero fare se ci fosse un’autentica volontà politica in questa direzione! In campo internazionale prevale sempre più la scelta contraria agli inceneritori. Nei paesi del centro-nord europeo che hanno incominciato 30-40 anni prima di noi, la tecnologia dell’incenerimento è ritenuta ormai obsoleta e si sta andando invece verso la riduzione a monte dei rifiuti, l’educazione sociale e il riciclaggio spinto.

 L’inceneritore è una scelta vecchia e sbagliata. Interessanti e indicative anche le affermazioni del superesperto, docente universitario e presidente dell’Ordine degli ingegneri di Vicenza Stefano Busana, alla conferenza del Lions (riportate da Franco de Battaglia sul Trentino del 18 ottobre). La priorità di Busana è decisamente per la riduzione dei rifiuti e il loro riciclaggio. Affrontare l’emergenza pensando che l’alternativa alla discarica sia “il bruciare tutti i rifiuti è fuorviante”. Ogni chilo di rifiuti bruciato comporta tre o quattro etti di scorie che hanno bisogno di quelle discariche che si vorrebbero abolire. Dove metteremo le 30.000 tonn/anno di ceneri e le 4000 tonn/anno di scorie altamente pericolose che saranno prodotte dall’inceneritore? Incenerire è “poco pedagogico perché spinge a produrre più rifiuti”. Riguardo la produzione di energia elettrica dall’incenerimento, essa non compensa i suoi costi. Riguardo alla nocività, con l’incenerimento si disperdono nell’aria sostanze pericolose fra cui, sia pure in minime tracce, la diossina. “La diossina ha però la caratteristica di accumularsi e quindi di depositarsi, fino a raggiungere livelli non trascurabili, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno”. Busana non esclude l’eccezionalità, con servizio interregionale, di impianti di incenerimento purchè in luoghi e spazi adeguati e “aperti”. Impianti che Busana esclude per le “zone difficili”, come quelle di una valle.

 Penso non ci sia il minimo dubbio: Ischia Podetti, la valle dell’Adige e il Trentino, rientrano a pieno titolo come “zona difficile”. Fabio Trentini, in una lettera al “Trentino”, riporta i recenti studi scientifici nazionali anche riguardo gli inceneritori di nuova generazione. Gli inceneritori scaricano nell’aria “le pericolosissime nanoparticelle inorganiche” (molto più piccole di quelle già note e micidiali Pm10 dell’inquinamento urbano e stradale). Per questa caratteristica non sono espettorabili, penetrano nel sangue e da lì si depositano nel corpo umano e sono causa di gravi malattie (nanopatologie) specialmente tumorali e delle vie respiratorie. Le nanoparticelle si depositano nelle acque e nel suolo e dalla vegetazione entrano nell’acqua e nel cibo di cui ci nutriamo. Gli effetti con gli anni saranno gravi sia per la salute umana che per l’inquinamento della qualità dei prodotti enogastronomici che produciamo. Neoparticelle che l’inceneritore da 103mila tonnellate scaricherebbe nell’aria 24 ore su 24. Più precisamente: 130mila m/c (metri cubi) all’ora. Più di tre milioni di m/c al giorno. Più di un miliardo di m/c di nanoparticelle sotto forma di fumi all’anno, che in gran parte finirebbero nei nostri polmoni e sul fondo valle.

Ma davvero in Trentino vogliamo ancora realizzare l’inceneritore?


Sandro Schmid

Trentino, 1 novembre 2006

 

 

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