L'artista Usa ha presentato i due eventi della prossima settimana a Trento e a Rovereto

La voce dell'altra America

Hirschman: «Il mio è il grido dei poveri»

 

Una poesia che «entra nelle vene», fa tremare il sangue, vibrare il cuore, come un brivido che scorre tra la pelle e gli anfratti dello scheletro, colto a sorpresa da un inverno arrivato come uno schiaffo. Una poesia che parla ai sentimenti che stanno vicini, attigui, appiccicati all'anima. Forse a scuotersi da quel torpore, nel quale la quotidianità banale ci incarcera, è l'anima stessa. Questo è ciò che si prova quando si ascolta l'urlo-poesia-canto di Jack Hirschman, che ieri nella sala medievale del teatro Sociale ha presentato i suoi due reading di martedì e mercoledì prossimi. Hirschman è il poeta cosmopolita, il poeta che ha trasceso la beat generation, per divenire l'epifenomeno di una poesia più radicale, quella poesia di una generazione che precorre i tempi: la street generation.

Attraverso versi che corrono cavalcando pulsioni, tensioni, emozioni, Hirschman si fa interprete e portavoce di un mondo parallelo rispetto a quello luccicante, consumista, inquinato della Società Globale: l'universo disperato dei poveri, degli emarginati, degli esclusi. Definito il «padre della poesia sociale», Hirschman, scrive poesie che sono veri e propri manifesti della sofferenza del popolo sulle cui spalle si fanno le guerre, sulle cui schiene si consumano i lavori faticosi e sottopagati.

L'autore americano con la sua voce profonda, energica ci mette in guardia dall'immagine che i media italiani trasmettono dell'America. «Esiste un'altra America. Esistono altre americhe. E con la mia poesia cerco di rappresentare l'America dei poveri. Metto la mia voce al servizio di quella parte di società minore, per accusare quel sistema che ha provocato la sofferenza e l'ingiustizia». Non è solo il mondo sommerso degli Stati Uniti quello di cui parla il poeta, ma è la periferia antropologica di tutto il pianeta, «il mondo che attraversa il mondo».

La poesia dunque non è solo la bandiera di una generazione, o non è solo il veicolo grazie al quale esprimere se stessi e l'inquietudine individuale che batte come un tamburo nei nostri cervelli e che graffia i nostri cuori. La poesia è anche uno strumento politico, attraverso il quale il poeta diventa portavoce di coloro che da sempre subiscono ingiustizie. Hirschman, assertivo e accattivante, è più che mai esplicito nel descrivere questa missione: «Il poeta deve servire i più poveri». Ma questo impegno civile deve essere assunto da tutti gli esseri umani: «Dobbiamo lavorare ogni giorno senza mai dimenticare i poveri che ci circondano, senza mai dimenticare che il nostro compito principale è quello di cambiare le condizioni di vita ingiuste nelle quali vivono - sopravvivono - milioni e milioni di persone».

Questa è la filosofia di un poeta che si definisce comunista e che legge e rilegge nel marxismo quell'esigenza sempre attuale, sempre stringente, di lottare per migliorare le condizioni di vita di uomini, donne e bambini schiacciati nella morsa dello sfruttamento e dell'indigenza: «Come essere umano e come poeta mi metto al servizio degli altri, di coloro che hanno bisogno, per dare loro aiuto e conforto». E per quanto riguarda la sua sofferenza di uomo su questa terra, il poeta, con dignitosa pacatezza ci dice: «Non voglio passare il mio dolore, il mio trauma, a nessun altro per salvarmi. Neanche a Dio. Perché io so come salvarmi dal mio dramma: scrivendo poesia». Conclude così il poeta-profeta che prefigura con la sua poesia etica un mondo diverso, un mondo migliore.

Gli appuntamenti con Jack Hirschman sono in programma al teatro Sociale di Trento martedì, alle 20.30, e alla Biblioteca civica di Rovereto, mercoledì, alla stessa ora. Presenta e legge i testi in italiano Renzo Maria Grosselli, introduce Laura Zanetti, musica di Andrea Sorgini e video di Francesco Dal Bosco.

 

Alessandro Franceschini

l’Adige, 4 novembre 2006

 

 

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