Nuestra Señora de Los Angeles

 

Dopo l’11 settembre c’è una espressione sempre più ricorrente tra la East e la West Coast: “L’Oceano si è allargato”. Come dire: “ Mai come in questi anni Europa e America sono state così divise”. Eppure in quell’estremo occidente, tra le montagne di San Bernardino e le coste del Pacifico, c’è un’America bellissima e straziante che pulsa in quell’immensa opzione poetica che prende il nome di Nuestra Senora de Los Angeles e che ha in Jack Hirschman il fenomeno letterario più folgorante del recupero dell’esperienza linguistica in un paese dove la violenza si riproduce nel vissuto quotidiano di donne, uomini, aggregati umani e interi popoli.

Nel flusso dell’esistenza di questo uomo che ha visto e letto tutto, poesia e coscienza storica non si sono mai dissociate e il suo impegno di poeta rivoluzionario, in questo tempo così opaco, così poco innocente, arriva a noi come intensa informazione di libertà. Poesia e impegno politico fino ai tempi della guerra in Vietnam, quando docente di inglese all’University of California Los Angeles, verrà licenziato per azione sovversiva contro lo Stato.

Poesia e impegno politico anche in quel laboratorio del pensiero alternativo che è San Francisco, dove si trasferirà non per abbracciare la causa beat, ma la più radicale street generation, per fare della “strada” la metafora di tutta la sua materia e azione poetica aderente ai bisogni più profondi ed elementari dell’uomo: strada come luogo dove si vive “qui” e “ora”, dove si amae si muore, dove si è senza tetto e senza cibo, dove si sta con la propria storia, con la propria e le altrui lingue in una vastità alla Whitman che contiene moltitudini di tutto.

Ma seè vero che la sorprendente energia dei versi di Jack Hirschman si è forgiata in quel gran putiferio di tramonti e rinascite che si chiama California, è la vicenda infantile nell’umana speranza del Bronx l’elemento germinale della sua poesia combattente, perché se “la scelta è tra la strada / & la letteratura / allora non c’è scelta / forse dovremmo parlare / della “gioia”. È questo che vuoi dire, / Jack, quando dici “strada”?

 

Laura Zanetti

Telve Valsugana, 5 novembre 2006

 

I versi sono tratti dalla poesia del poeta beat Stuart Z. Perkoff “Lettera a Jack Hirschman”, nato a St Louis nel 1930 e morto a Los Angeles nel 1974.

 

 

Vedi anche La voce dell'altra America

 

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