Quartieri di cemento

Collina, l’assalto continua

 

Il marcio nel Comune di Trento”. “Lo scandalo è ufficiale: il Tar certifica che lo scempio edilizio della collina di Trento viene compiuto con l’avallo degli Uffici comunali, ma contro le norme e le leggi”. Sono contento che Ettore Paris nella sua documentata denuncia della devastazione paesaggistica e speculativa della collina di Trento (vedi “Questotrentino”) mi abbia preceduto in questa tappa del mio “viaggio” nei sobborghi della città. La sua inchiesta è preziosa perché ricostruisce come si è aggirata la Legge urbanistica del 1991 (firmata dall’allora assessore Walter Micheli) che, “ai fini della tutela paesaggistica-ambientale”, obbligava i Piani regolatori dei Comuni a contenere vincoli in ordine alla tipologia, altezze cubature... Dopo aver tentato di evadere la norma, il Comune di Trento (assessore Sergio Niccolini) era stato costretto a varare “l’allegato 5” con le relative prescrizioni che per la collina prevedeva generalmente un’altezza massima di 10 metri. Le sentenze del Tar che hanno bocciato le trasformazioni di villini in condomini, a Povo in via alla Val, fanno riferimento alle prescrizioni dell’allegato 5 e alla non idonea viabilità dell’area. Come mai il sindaco Pacher e l’assessore Andreatta incassano questo sonoro smacco? Perché, denuncia Ettore Paris, l’allegato 5 è rimasto chiuso nel cassetto e l’assessore Andreatta non poteva non sapere. Le responsabilità politiche, amministrative e legali sono molto gravi. La devastazione speculativa del paesaggio storico e ambientale di una delle zone più belle della città è partita da qualche decennio. La bruttura è iniziata con il pugno nell’occhio di quelle Torri che da Man salgono verso Villazzano e poi mattoni e cemento fino al passo del Cimirlo. Nessuna amministrazione ha posto un freno e negli ultimi dieci anni nonostante lo scempio fosse stato sotto gli occhi di tutti, si è lasciato impunemente continuare l’assalto speculativo. “Lo scempio di via Argentario verso le Laste resterà come un marchio per chi ha gestito la città... È un fatto che l’urbanistica di una città come Trento non è mai stata umiliata come in questi anni... I condomini banali e arroganti che crescono in collina li vedono tutti”. È stato il commento di Franco de Battaglia sul Trentino. “Piccoli e grandi mostri abitativi” sono cresciuti come funghi dappertutto, cementificando il paesaggio, saturando la densità abitativa e facendo scoppiare la rete viaria, sfidando la fragilità e la pericolosità del territorio. Sì, perché si è continuato a costruire in barba alla stessa “perizia Vuillermin” sull’assetto idrogeologico del territorio, durata quasi cinque anni. Vuillermin aveva indicato come livello di pericolosità 4 e 5 le zone dove l’edificazione era a rischio o fortemente sconsigliata. Se prendiamo la mappatura della collina da Martignano a Cognola vediamo che la prevalenza delle macchie di leopardo identificate come 4 e 5 è dappertutto. Era segnata zona 5, a Zell e Moia subito a monte di quell’enorme edificazione a contorno della nuova piazza di Cognola (senza un albero). Si tratta di terreni collinari che “galleggiano sugli strati di roccia sottostanti”, per bloccare il movimento franoso è in corso un’opera di messa in sicurezza con drenaggio dell’acqua, pozzi e pali per il consolidamento che sono già costati 2 milioni e mezzo di euro di denaro pubblico. Stesso problema nei pressi della zona 5 di via delle Albere. Una zona ancora bellissima con le sue preziose vigne e il verde tipico dell’Argentario che degrada verso Cognola che sarà cancellata dalla memoria per costruire un’azienda idraulica e servizi pubblici. Perché non si sono prese in considerazione le proposte alternative e di buon senso formulate dalla stessa Circoscrizione dell’Argentario? Fabbriche e imprese artigiane vanno concentrate a Spini di Gardolo e non nelle aree pregiate e sensibili della collina o sulle sponde dell’Adige come a Ravina. Quante volte bisognerà ripeterlo! “Costruire lì, a monte della strada e alle prime pendici del Calisio è un errore, ancora anni fa era considerata “la linea del Piave” è il commento del presidente Marco Dalla Fior. È la tesi del Gruppo Uniti per l’Argentario che ritiene “reale il pericolo che si apra la porta ad una dilagante urbanizzazione del territorio da Martignano a Cognola”. Che senso ha l’assalto e il degrado della collina con la valorizzazione dell’Ecomuseo dell’Argentario, i suoi percorsi, i canopi e le calcare, le ville storiche del ‘500, la strada romana Augusta, le fortificazioni della prima guerra mondiale...? Siamo alla schizofrenia politica pura! Lo stesso si può dire per il terreno verde e bellissimo degradante verso valle di via dei Castori, dove è prevista una colata di cemento di 35mila mc e dove rispuntano i nomi noti della speculazione urbanistica-immobiliarista come Dalle Nogare. “Quello di via dei Castori è un piano anacronistico che non tutela l’ambiente e il territorio” aveva denunciato il presidente circoscrizionale Saloni. “Bisogna por fine all’edificazione selvaggia in zone di dissesto e pericolosità idrogeologica” gli fa eco il presidente della commissione Territorio Giovanni Guerrini. “Pacher, in campagna elettorale ci aveva promesso una città a misura d’uomo, ma qui succede l’opposto” aveva dichiarato Marco Battisti riguardo il quartiere di via Cappuccini schiacciato dalla speculazione urbanistica costruita sopra la loro testa.

Cari amministratori, non vi spaventa l’idea che con il cambiamento climatico epocale in corso, prevedibili piogge violente di tipo subtropicale possano davvero far smottare tutto sul fondovalle? Perché caro sindaco Pacher e assessore Andreatta, anziché cogliere l’occasione per una coraggiosa inversione di rotta, avete continuato nella direzione speculativa sbagliata? Con che coraggio dite che questa è l’ultima volta e che bisognerà mettere dei correttivi nel 2007? Perché il punto fermo non lo avete messo subito ed ora? Perché anziché dialogare positivamente con le Circoscrizioni della vostra stessa maggioranza avete preferito prenderle a schiaffi? Perché a Povo 14 consiglieri su 15 della vostra stessa maggioranza vi hanno votato contro? Come dice il capogruppo “Uniti per Povo” Paolo Giacomoni: “L’impressione netta è stata quella della concessione di nuove aree edificabili completamente slegate da una programmazione territoriale e in contrasto con la filosofia sostenuta da sempre dalla Circoscrizione”. Volete degli esempi concreti? Eccoli: nuove edificazioni concesse a macchia di leopardo (Mesiano); in zone di rispetto stradale (via Borino); prosecuzione di disastri urbanistici (via alla Cascata); violazione degli antichi nuclei storici (via Salè); nuove concessioni impattanti ed in zone delicate dal punto di vista idrogeologico (via Castel di Pietrapiana)... “È dal 2002 che esprimiamo preoccupazione ma Andreatta e il sindaco ci hanno sempre risposto picche. Ma allora chiedo quando si inizierà a mettere in pratica i principi della tutela della collina? Se continuiamo a costruire prima o poi franerà tutto. Abbiamo la responsabilità di consegnare alle nuove generazione un paesaggio e un ambiente integro e non uno scempio. Il piano doveva ridurre il volume edificabile di almeno la metà. E ci si meraviglia della nostra netta opposizione? Ci sentiamo presi per i fondelli! Siamo inutili!” sbotta il vicepresidente, lo storico Vincenzo Calì. E io, con tristezza, sono proprio d’accordo con lui.

 

Sandro Schmid

Trentino, 10 novembre 2006

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci