Inceneritore del Gerbido

L’inciviltà del fuoco

 

Siamo in una fase quasi finale verso la costruzione dell’inceneritore del Gerbido, Torino. È stato depositato lo SIA (studio di impatto ambientale) da parte di TRM, su cui sono state presentate le osservazioni da parte di Associazioni ed Enti locali. Inutile dire che permane la nostra contrarietà alla scelta dell’incenerimento come soluzione del problema dei rifiuti, scelta sicuramente comoda ed economicamente vantaggiosa per chi costruirà e gestirà l’impianto ma molto onerosa per i Comuni e quindi per i cittadini che pagherannoil costo del servizio. È una storia decennale che inizia nel luglio 1997 (approvazione Piano Regionale Rifiuti) e, attraverso conferenze di servizi, protocolli di intesa, studi (Commissione NRDS, TRM) e arriva a maggio 2006 quando si conclude la Conferenza dei Servizi sul progetto preliminare.

Si tratta di iniziative, tutte, che davano per necessaria la realizzazione di uno o più impianti di incenerimento per la provincia di Torino. In dieci anni nessuna iniziativa ha preso in considerazione la possibilità di non realizzare impianti di incenerimento e di trovare soluzione al problema rifiuti per altre vie (che non fosse quella utilizzata finora ovvero di smaltire quasi tutti i rifiuti in discarica). La Valutazione di impatto ambientale anziché essere preventiva a ogni decisione, arriva pressoché ultima a decisioni svolte, in altri termini laprocedura di compatibilità ambientale viene svuotata e resa un passaggio quasi burocratico.

Innanzitutto né al momento né al 2010 è prevista da alcun piano la massimizzazione delle Raccolte differenziate (RD), anzi il progetto non tiene conto di quanto prevede il D.L.vo 152/06 che impone per il 2012 il raggiungimento del 65% di Raccolta differenziata. Nessuna seria iniziativa è stata intrapresa per lo sviluppo di una strategia e di programmi volti alla riduzione alla fonte della quantità dei rifiuti, primo passaggio individuato dalla normativa comunitaria e nazionale per una corretta gestione dei rifiuti stessi. Pertanto prima di pensare a realizzare un impianto di incenerimento è necessario, quanto meno, riscrivere il Piano di gestione dei rifiuti della Provincia di Torino con il nuovo obiettivo di RD e di quantificazione certa di riduzione. Anche il Comune di Torino dovrà necessariamente fare la sua parte. Nell’impianto del SIA si rileva l’assoluta mancanza di qualunque seria valutazione di carattere economico non solo sulle varie opzioni, ma anche su quella individuata come migliore. Inoltre, quello che manca ed è sempre mancata, è la valutazione dell’”opzione zero”, cioè la ricerca di alternative all’incenerimento.

Oltre ai rischi associati all’inquinamento ambientale dell’impianto ci troviamo di fronte anche a rischi di inquinamento amministrativo: i soggetti pubblici che hanno definito la necessità dell’inceneritore sono gli stessi che hanno specifici compiti – per legge – di controllo e intervento sull’impianto in caso di malfunzionamenti o problemi. Si introduce con l’inceneritore una nuova fonte d’inquinamento destinata a perdurare perdecine di anni, nella zona sede dell’impianto ma anche nel territorio limitrofo. 421.000 tonnellate di rifiuti da bruciare al costo di impianto di 311 milioni di euro. Ed è solo il primo! Sta partendo la procedura per l’individuazione del sito (probabilmente Ivrea) per costruire il secondo inceneritore, stessa tecnologia, stessi danni. E non dimentichiamo la discarica per le scorie di tutti e due gli inceneritori, già individuata a Montanaro. Solo impianti e discariche e nessuna gestione corretta.

C’è ancora tempo per fermarli. Occorre mobilitarsi e non lasciarli agire indisturbati

Assemblea pubblica, martedì 14 novembre 2006 alle ore 20.30

Sala dei “Centomila”, Corso Orbassano, 192/a - Torino

 

 

Il Girasole - Medicina Democratica, 3 novembre 2006

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