Leggenda metropolitana

Le scie chimiche sono degli aerei

 

La coltre delle scie gassose provocata dagli aerei, ben visibile nei cieli del Trentino, viene liquidata molto sommariamente come una leggenda metropolitana da parte di Mirco Elena (vedi l'Adige del 15 novembre). Sull'appariscente fenomeno, che allarma cittadini di varie zone del mondo non si hanno risposte nette. Sorprende perciò che persone di scienza siano inclini ad archiviare come un ridicolo siparietto da avanspettacolo un quadro empirico ben evidente.

Ciò che Mirco Elena tralascia di precisare è il dato oggettivo: da una decina d'anni il cielo non è più il cielo. Spesso, il blu limpido del mattino si trasforma in una velatura a forte striatura biancogrigiastra, col sole reso un po' opaco. Una semplice osservazione prolungata di ciò che avviene sopra le nostre teste consente di verificare che a determinare questa sgradevole evoluzione diurna sono in prevalenza le scie lasciate dai numerosi aerei che sorvolano questo fazzoletto d'Italia ad alta densità di traffico. Secondo alcuni osservatori, queste emissioni non si possono collegare al solo fenomeno della condensazione del vapore acqueo le cui scie si formano solo in condizioni precise (oltre gli 8 mila metri di quota, temperature molto basse, precise percentuali di umidità) e in genere si dissolvono in pochi minuti senza espandersi via via fino a coprire ampie porzioni di cielo. La visibilità del fenomeno e il conseguente susseguirsi di teorie esplicative, più o meno inverosimili o fantascientifiche, ha spinto la Nasa e anche altre agenzie statali americane a fornire spiegazioni parzialmente tranquillizzanti che collegano le scie alla normale attività aerea civile, a irrorazioni volanti in agricoltura o allo scarico di carburante da aviocisterne. Ma la giustificazione non ha fugato le perplessità. Al di là del fronte «cospirazionista», secondo cui nei cieli velati con sostanze chimiche si nascondano esperimenti militari sul controllo del clima o sull'interferenze nelle telecomunicazioni, abbiamo il ricercatore americano Mark Steadham che nell'inverno del 2000 analizzò in un arco di tre mesi i movimenti sopra Houston, in Texas, comparandoli con i dati sul traffico aereo commerciale disponibili sul servizio Web Flight Explorer: le scie emesse dagli aerei di linea scomparivano mediamente in 22 secondi, mentre le emissioni persistenti (fino a cinque ore) venivano da aviogetti non presenti nelle tabelle ufficiali.

Negli ambienti scientifici è nota l'attenzione per l'attività dell'High frequency active auroral program, con base in Alaska (Haarp, www.haarp.alaska.edu), che ha lo scopo deliberato di occuparsi dello studio e del controllo del clima a fini civili e militari. Tanto che la stessa Unione europea fin dagli anni Novanta ha manifestato preoccupazione, anche con documenti ufficiali, come nella relazione del 1999 (commissione parlamentare per gli affari esteri) in cui si sottolinea che lo scopo del progetto Usa è «creare condizioni climatiche artificiali, modificando le condizioni magnetiche della ionosfera, interferire con i sistemi di radio-comunicazione degli stati nemici, intercettare velivoli e missili a bassa quota, disturbare i campi magnetici degli organismi viventi». Da qui la richiesta, vanificatasi nelle nebbie del segreto militare, affinché un organismo indipendente valutasse «l'impatto sull'ambiente del sistema Haarp».

Non un adolescente pieno di immaginazione, ma il professor Michel Chossudowsky, docente all'Università di Ottawa, esperto di questioni militari, da tempo richiama l'attenzione critica su presunti esperimenti svolti dalle forze armate Usa per «provocare uragani, nebbie, precipitazioni, tempeste e siccità». Nel rapporto «Us Air Force 2005», menzionato da Chossudowsky, il Pentagono è tutt'altro che reticente: «La modificazione del clima - vi si legge - offre nel quadro bellico un ampio ventaglio di opzioni per sconfiggere o coercire un avversario. Negli Stati Uniti, la modificazione del tempo atmosferico diverrà parte della sicurezza nazionale, con applicazioni in patria e all'estero».

Anche la Russia e altre potenze avrebbero piani simili.

Insomma, che sia in atto da anni nel mondo militare il tentativo di sviluppare armi climatiche, non è un segreto. Altro discorso sono le modalità di queste «ricerche» e se in qualche modo riguardino anche i nostri cieli e i nostri territori (secondo alcuni «cospirazionisti» le contaminazioni venute dall'alto si registrano anche al suolo con la presenza di bario, alluminio e altri metalli pesanti). Non lo possiamo sapere, perché le agenzie pubbliche italiane interpellate affermano di non avere alcuna informazione in merito. La vicenda è finita anche in Parlamento nella scorsa legislatura; in un caso ci fu anche una risposta dell'allora ministro della Difesa Antonio Martino: com'era prevedibile, si limitava a comunicare che non risultavano attività anomale nei cieli italiani.

Il primo a sollevare la questione fu il parlamentare dell'Udc Italo Sandi di Feltre (Belluno), sollecitato da gruppi di cittadini locali che avevano registrato la crescita del fenomeno sui cieli dell'area occidentale della Valbelluna, contigua al Trentino, e temevano tra l'altro relazioni con la presenza di un elevato tasso di tumori nelle indagini epidemiologiche relative a questa zona. Nei giorni scorsi, da me interpellato, Sandi ha confermato la sua incertezza: «All'epoca non ricevetti alcuna informazione utile; ma resta l'evidenza inconfutabile della trasformazione subita dal nostro cielo. È comprensibile che cittadini pretendano di sapere la verità».

In effetti, l'attenzione pubblica nei riguardi di queste temporanee mutazioni dei cieli appare tenue: né i politici né gli enti sanitari e meteorologici paiono attenti. Distrazione o impotenza davanti a una «causa maggiore»? Comunque sia, allo stato attuale è consentito soltanto concludere, con sicurezza, che l'aumento del traffico aereo produce frequentemente scarichi tali da provocare, talora, l'impressionante trasformazione di un cielo blu in uno completamente bianco, al punto da filtrare in parte l'irradiazione solare. Cosa di per sé abbastanza spiacevole, a prescindere dalle cause specifiche.

Su quale sia la natura di questo traffico aereo e delle sue emissioni (voli regolari o sperimentali, carburanti speciali o quant'altro), credo sia onestamente arduo mettere la mano sul fuoco.

 

z.sovilla@ladige.it

l’Adige, 17 novembre 2006

 

 

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