«Campi da golf solo se compatibili»

Via libera a sette nuovi campi da golf

Mellarini: pochi soldi dalla Provincia, s’impegnino i privati

 

«Noi abbiamo dettato i criteri: adesso devono essere le comunità locali a valutare se il golf è un prodotto aggiuntivo, su cui vale la pena di investire».

Così, nella corsa all'oro verde che ha partorito 14 diversi progetti (gli ultimi scovati in Val di Sole, l'Adige di domenica), Tiziano Mellarini, assessore provinciale al turismo, chiarisce cosa contiene l'atto d'indirizzo approvato il 22 settembre dalla giunta provinciale, ma mai diffuso. Partendo da un concetto: «Non si faranno campi che non siano compatibili ambientalmente. Questa è la condizione prima e imprescindibile».

Su questo in effetti il conchiuso è chiarissimo, assegnando priorità al finanziamento degli impianti esistenti che mirano a passare da 9 a 18 buche, ai nuovi individuati (Basso Sarca e Ledro, Fiemme e Fassa, Alta Valsugana e Primiero) e dettando i criteri ai quali dovranno attenersi i nuovi progetti per sperare di essere approvati e finanziati. «Anche se dobbiamo recuperare il ritardo esistente e metterci al passo con le regioni vicine, non possiamo disseminare il Trentino di percorsi golfistici - chiarisce l'assessore -. E questo significa, innanzi tutto, privilegiare ambiti turistici sviluppati ma sforniti di questi impianti e favorire la costruzione di campi che restino aperti almeno 6-7 mesi l'anno».

Se i progetti dovranno presentare caratteristiche di ridotto impatto, contenendo al massimo le trasformazioni paesaggistiche (come accaduto nel raddoppio del Dolomiti Golf Club) o privilegiando la scelta di siti già trasformati o compromessi (in Franciacorta, ad esempio, una cava di argilla dismessa è diventata campo da golf da 18+9 buche), è anche vero che l'attenzione ambientale non si ridurrà a questo. La zona scelta dovrà infatti essere ricca d'acqua, affinché la costruzione del campo non riduca la disponibilità idrica potabile, ad uso irriguo, industriale o idroelettrico. Inoltre, la giunta valuterà anche la possibilità di condizionare il sì ai nuovi campi alla loro adesione ad un sistema di certificazione ambientale della gestione (in maggio è nata la «Golf Environment Europe», dedicata proprio a questo tema), che garantisca un uso minimo di fertilizzanti e antiparassitari, l'adozione di sistemi di risparmio energetico, eccetera.

La coerenza con l'offerta turistica territoriale dell'area interessata e con il tipo di clientela attuale o potenziale completa i criteri approvati. In quest'ottica la Provincia ritiene che vadano privilegiati i campi a 18 buche rispetto a quelli a 9 buche, nelle zone individuate dallo stesso conchiuso. Campi accessibili a tutti, realizzati secondo il modello «aperto», costruiti possibilmente da società miste, pubblico-private che perseguano obiettivi di sviluppo locale, mentre per la gestione si pensa a società di lucro chiamate a massimizzare l'utilizzo dei percorsi.

Ma se servono almeno dieci milioni per realizzare un percorso a 18 buche e introiti per 600 mila euro all'anno per tenerlo aperto senza creare voragini finanziarie, è chiaro che un modello aperto richiederà notevoli risorse pubbliche nella costruzione. Escluso un finanziamento sulle leggi relative alle strutture sportive e il ricorso al Fondo per lo sviluppo locale che garantirebbe ai comuni interessati la copertura al 95% della spesa ammessa («i campi da golf non sono strutture ritenute prioritarie da questo punto di vista»), secondo la Provincia sono solo due le strade percorribili.

«La prima è quella di una partecipazione di Agenzia per lo sviluppo nelle società che costruiranno i nuovi campi o in quelle già esistenti che vogliano raddoppiarli - spiega Mellarini - : si tratterà però di quote di minoranza, ora difficili da quantificare. Lo faremo quando ci saranno proposte concrete». Vale la pena di ricordare che le partecipazioni già operate da Ags in otto imprese impiantistiche vanno dallo 0,14 al 17,45% del capitale sociale: difficile immaginare interventi molto più elevati per società golfistiche, anche se alcune partecipazioni piccole in termini percentuali corrispondono poi a svariati milioni di euro in termini assoluti.

L'altra strada percorribile è quella dei contributi attraverso la legge 6 del 1999, per il sostegno dell'economia e della nuova imprenditorialità: «Ma questo finanziamento - specifica l'assessore - riguarderà soltanto le strutture di servizio, come la club house: siamo nell'ordine massimo del 15% cui può essere sommato l'aiuto "de minimis" (al massimo 100 mila euro nell'arco di tre anni)». Insomma, fatti i conti, non sembra che l'ente pubblico sia disposto a sborsare tanti milioni per i futuri green: «È ora che si facciano avanti investitori privati - conferma infatti Mellarini -, imprenditori disposti a scommettere sullo sviluppo e ad affiancare i Comuni in queste iniziative».

Il che porta a considerare anche la terza e ultima possibilità, menzionata nell'atto d'indirizzo: quella del ricorso al «project financing» da parte degli enti locali interessati, ossia alla finanza di progetto, che garantisce la titolarità pubblica della struttura ma consente la sua realizzazione tramite la raccolta totale o parziale di capitali privati, che saranno poi remunerati nel corso della gestione.

Ma ci sono, questi investitori? «Nel Basso Sarca - risponde Mellarini - c'è già un gruppo di lavoro formato da imprenditori che si stanno muovendo per l'unico progetto che risponde, per ora, a tutti i requisiti del conchiuso».

 

Giorgia Cardini

l’Adige, 28 novembre 2006

 

 

 

Ricerca da 70 mila euro con esperti ambientali e docenti

Impattanti o sostenibili? studio della Federazione

 

I campi da golf rispondono a criteri di sviluppo compatibile, ambientale ed economico? È questa la domanda che spesso si sente fare. Una domanda cui la Federazione italiana golf intende rispondere al più presto. La delegazione trentina della Fig sta infatti cercando finanziamenti (servono 70 mila euro) per un progetto di ricerca su questo argomento.

Per il gruppo di ricerca interdisciplinare che se ne occuperà sono stati contattati l'economista Geremia Gios, la ricercatrice in economia montana Ilaria Goio, la naturalista Sabrina Verde, il consulente d'impresa Camillo Lanzinger, il consulente agronomico e componente del «Golf Environment Europe», Paolo Croce.

L'idea seguita non sarà quella dello «sviluppo sostenibile», concetto stirato a seconda delle convenienze, ma del «valore economico totale» (Vet): «La logica - spiega la presentazione del progetto - è quella di trasformare il valore intrinseco dei beni ambientali in un valore che tenga in considerazione molteplici aspetti. Solo associando il valore di mercato a quello ambientale, sociale, culturale, artistico ed etico si può sperare di avere le informazioni necessarie rispetto al perseguimento della sostenibilità».

Dunque, per capire se un impianto sia davvero compatibile con l'ambiente, con il sistema e le prospettive economiche e sociali, bisognerà individuare e stimare le diverse componenti del «Vet» pre e post costruzione di un campo da golf, dialogando nello stesso tempo con le amministrazioni e le comunità locali, ma anche con le associazioni ambientaliste.

 

 

 

 

Undici persone lavoreranno per impostare un marketing comune e agganciare i turisti che amano il green

Un’alleanza strategica col turismo

La Federazione crea il coordinamento tra gestori di campi

 

Senza attendere la costruzione di nuovi impianti, c'è chi lavora per porre le basi di «un'alleanza strategica tra golf e turismo»: è la Federazione italiana golf, di cui pochi giorni fa si è svolta l'assemblea provinciale alla presenza di responsabili di circoli golfistici Dolomiti, Folgaria, Rendena, Tesino, Dro, Canazei, Roncegno, di maestri federali e del presidente del Coni provinciale, Giorgio Torgler.

L'obiettivo di aumentare la presenza sui campi da golf esistenti di almeno il 20% il prossimo anno, organizzando eventi di rilievo, in grado di richiamare gli appassionati ma anche i neofiti del golf, sarà perseguito da un gruppo di undici persone, coordinato da Giuliano Gabrielli.

A dare una sostanziosa mano al progetto dovrebbe essere il tesseramento libero, per un anno, deciso dalla Fig. Per chiarire di cosa si tratta, bisogna spiegare che fino ad oggi per giocare a golf è necessario tesserarsi in uno dei circoli esistenti in Italia. Tessera annuale che costa da 350 euro di un campo pratica a 1.700 euro (e oltre) di un golf club a 27 buche. Dal 2007, invece, chi inizierà a giocare a golf pagherà solo 60 euro per un anno, acquisendo la tessera federale che gli consentirà di accedere a tutti i campi italiani e quindi d'imparare la disciplina senza sobbarcarsi spese scoraggianti. Una politica che mira soprattutto ad agganciare i giovanissimi, già in discreto numero. Il tesseramento libero, in Francia, ha portato i golfisti da 80 a 340 mila.

In Trentino, è stato detto sabato, i tesserati sono cresciuti nel 2006 del 4%, ma non è ai locali che la Federazione punta bensì ai turisti, allo scambio tra circoli del nord Italia. In provincia arrivano centinaia di migliaia di visitatori da Lombardia, Emilia Romagna, Veneto. Regioni dotate di moltissimi campi e di numerosi appassionati, cui si guarda con attenzione, anche per weekend lunghi dedicati al golf. Ecco l'alleanza con il turismo.

 

 

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