Bhopal: 3 dicembre 1984

 

Domenica 3 dicembre è stato il “giorno senza pesticidi” (International Day of No Pesticides), proclamato da Pesticide Action Network. L'obiettivo era quello di richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale sui rischi legati all'uso e alla produzione dei pesticidi e sulle possibili alternative che vengono continuamente cercate e sperimentate con successo, come nel caso dell'agricoltura biologica.

La data del 3 dicembre non è stata scelta a caso, perché è, ogni anno, immancabilmente, l'anniversario di quella che viene ritenuta – e, paradossalmente, speriamo resti tale - la più grave catastrofe chimica e ambientale mai avvenuta: Bophal.

Ricordiamo in sintesi. La notte fra il 2 e il 3 dicembre 1984, l'impianto di produzione di pesticidi della Union Carbide a Bhopal, in India, in precarie condizioni di manutenzione, rilascia quaranta tonnellate di una miscela di gas letali. Ventimila morti; tra le 500 e le 800mila persone contaminate.

A venti anni di distanza gli effetti negativi sulla popolazione e sull'ambiente sono ancora notevoli. L'impianto della Union Carbide uccide ancora. Le falde acquifere sono fortemente contaminate e tonnellate di rifiuti tossici sono ancora abbandonate sul posto.

Per non dimenticare cosa è veramente successo a Bophal, vi consigliamo alcuni siti:

www.greenpeace.it/bhopal/index.php

www.bhopal.net

www.bhopal.org

A uccidere la gente di Bophal sono state sostanze tossiche usate per produrre pesticidi. Questo non può non colpire in modo ancora più diretto e coinvolgere chi fa agricoltura biologica e ha deciso di bandire queste sostanze dai propri terreni, dalla propria attività quotidiana, dalle proprie tavole.

C'è un altro aspetto che deve far riflettere nella storia di Bophal. L'insensibilità ed il disprezzo dei rischi per la popolazione locale e per l'ambiente che hanno caratterizzato l'impianto della Union Carbide, la stessa cronistoria della catastrofe, ricorda per certi versi - almeno su un piano ideologico - quello che oggi sta accadendo nel mondo nei confronti degli organismi Ogm. Le popolazioni dei paesi più avanzati, con una coscienza ambientale e un'attenzione per la salute più radicate, chiedono controlli e precauzioni, nonostante la spinta delle multinazionali delle biotecnologie. Nei paesi più poveri, invece, anche grazie alla falsa chimera di un aiuto alla soluzione dei problemi della fame e della denutrizione, le colture Ogm si diffondono in modo strisciante e silenzioso, perché le popolazioni locali, tranne pochi ma significativi casi, sono spesso all'oscuro dei rischi reali o, semplicemente, non hanno la forza di opporsi. Così come la popolazione di Bophal ha dovuto e deve ancora subire la maledizione dell'impianto della Union Carbide.

La cosa più sconvolgente è che Bophal continua ad essere una bomba ad orologeria perché nessuno, né la Union Carbide, proprietaria dell'impianto al tempo della catastrofe, né la Dow Chemical, che dal '99 ha acquisito la Union Carbide, si è degnato di risanare l'area. Basta guardare qualche foto per notare i cumuli di Sevin o di lindano, abbandonati nell'area dell'impianto. Ovviamente, nessuno si è neanche sognato di risarcire in modo adeguato le vittime e le loro famiglie e nessuno ha risposto seriamente davanti alla legge per il disastro.

Come abbiamo già riportato su Greenplanet, di recente in una conferenza che si è svolta a Venezia è stata chiesta l'istituzione di una Corte penale internazionale per l'ambiente che possa agire proprio in casi come quello di Bophal. Sarebbe davvero una bella notizia se, in occasione del prossimo anniversario del 3 dicembre 2007, almeno ci fosse questa speranza per gli abitanti di questa zona dell'India e anche per tutti i cittadini del mondo.

A proposito: il lindano (che come abbiamo detto è abbandonato in grandi quantità nell'area di Bophal), un insetticida clororganico vietato in 52 paesi e ritenuto tra i pesticidi più dannosi per gli esseri umani, ad esempio per le funzioni riproduttive, negli Stati Uniti è vietato per l'uso in veterinaria e sulle colture agricole, ma è ancora presente in alcuni shampoo contro i pidocchi, usati soprattutto sui bambini!

 

PierFrancesco Lisi

www.greenplanet.net,3 dicembre 2006

 

 

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