Diossina e sarcomi, per i saggi c’è un legame

Gli esperti al convegno: vicino all’ex inceneritore più numerosi i casi di malattia

I valori di furani e Pcb più alti nelle zone all’ombra del camino

 

Una sola verità non c’è ancora, ma sul caso diossina i punti di vista degli esperti, incaricati dall’Asl di approfondire l’indagine sui livelli di concentrazione nel sangue di sessanta mantovani, si sono avvicinati. Su tre elementi c’è ora assoluta convergenza: la diossina è una sostanza cancerogena e ci sono differenze importanti tra i valori misurati in città e all’ombra dell’inceneritore del polo chimico. Non solo: tra la presenza della sostanza tossica e l’elevato numero di sarcomi c’è un preciso legame.

Dopo mesi e mesi di lavoro, dossier, relazioni e studi incrociati (e anche di molte polemiche tra chi ha parlato di emergenza e chi invece ha considerato assolutamente normale la situazione mantovana) i saggi non hanno trovato invece una posizione condivisa su un altro aspetto importante. Come si collocano i valori assoluti riscontrati nel sangue del campione mantovano rispetto alle altre realtà italiane, europee e mondiali?

I saggi a confronto. Al dibattito sulla diossina organizzato da Asl e Regione partecipano Pieralberto Bertazzi (Clinica del lavoro), Pietro Comba (Reparto epidemiologia ambientale dell’Istituto superiore di sanità), Dario Consonni (Clinica del lavoro), Paolo Ricci (Osservatorio epidemiologico dell’Asl di Mantova), Lorenzo Tomatis (International society of doctors for the environment ed ex direttore Iarc) e Giuseppe Viviano (Iss). All’ultimo momento resta vuota invece la poltrona di Paolo Crosignani, responsabile dell’Unità di epidemiologia ambientale dell’Istituto superiore di sanità. Dopo il benvenuto e i saluti (a moderare i lavori è il giornalista Rai Luciano Ghelfi) il clima si surriscalda subito.

I sarcomi. La premessa che sta alla base della ricerca sulla diossina è l’indagine sui sarcomi. Nell’area del polo chimico il rischio di ammalarsi di questa rara formadi tumore è nettamentepiù alto rispetto alla città. C’è, allora, un nesso causa-effetto tra la micidiale sostanza che nel 1976 causò il disastro di Seveso e l’incidenza della patologia tumorale? Per rispondere al quesito i ricercatori misurano il livello di diossina nel sangue di 30 persone residenti in centro e di altre 30 che vivono nell’area del polo chimico. E si aspettano di trovare uno scostamento importante tra una zona e l’altra. Non è così.

Prima di partire per Trento il presidente della Provincia Maurizio Fontanili saluta i partecipanti al convegno e sentenzia. «Da medico dico che i dati sui sarcomi non hanno valenza statistica, io la penso come Carreri». Mentre lascia la sala viene raggiunto da Paolo Rabitti, ambientalista e tra i promotori (insieme alla moglie Gloria Costani) del primo studio sul caso sarcomi. «Lei fa affermazioni gratuite e se ne va - lo apostrofa - perché su questi temi non accetta il contradditorio?».

I numeri. La novità principale riguarda il confronto tra città e polo chimico e tra le diverse aree all’interno dell’area industriale. Secondo la clinica del lavoro Devoto le differenze tra i valori sono di poco conto ma i dati, passati sotto una diversa lente di ingrandimento dal pool di esperti, rivelano una particolarità. A Virgiliana, quartiere più vicino rispetto a Frassino all’ex inceneritore dell’Enichem, si registra un aumento di furani e Pcb, fenomeno che, secondo gli studiosi, potrebbe essere spiegato proprio con i processi di incenerimento. E sempre a Virgiliana si concentrano i casi più numerosi di sarcoma. Non è una casualità.

L’altro confronto. Per i ricercatori della Devoto, i livelli di diossina a Mantova, medio-alti, si collocano nella gamma dei valori mondiali. Ma il professor Tomatis è di altro avviso. «Il Belgio, laFinlandia, Brescia e Seveso non possono essere considerate aree non esposte». E la tabella che riporta la mappa delle indagini più recenti condotte nel mondo, dalla Nuova Zelanda al Giappone, dalla Germania agli Usa, conferma in pieno la sua tesi. «Parlare di non esposti a Mantova èpericoloso - dice - meglio definire gli abitanti del centro un po’ meno esposti degli esposti». Secondo Tomatis, insomma, la situazione di Mantova è tutt’altro che rosea. «Che fare? Va verificato il trend, per vedere se i livelli di diossina diminuiscono nel tempo. Serve un’indagine in Comuni non esposti, occorre la sorveglianza dei medici di base e, soprattutto, servono politiche di compensazione ambientale. Non creare, cioé, nuove fonti inquinanti e ridurre al massimo quelle esistenti».

 

Corrado Binacci

Gazzetta di Mantova, 2 dicembre 2006

 

 

«Indagine-bis nei quartieri a rischio»

L’invito del ricercatore: verifichiamo le cause di morte dal 1980 ad oggi

 

Una nuova indagine epidemiologica, da estendere all’intera popolazione dei quartiere di Frassino e di Virgiliana che possa offrire un quadro complessivo delle cause che hanno portato malattie e morte. A lanciare la proposta, durante la giornata di lavoro sulla diossina, è stato Pietro Comba, responsabile del reparto di epidemiologia ambientale dell’Istituto superiore di sanità. «Quella che faccio all’Asl è una raccomandazione - ha detto Comba - affinché venga avviata un’indagine a coorte sulle popolazioni dei quartieri di Frassino e di Virgiliana, che possa permettere di capire se e come siano aumentate la mortalità e la ‘morbosità’ di tutte le patologie tumorali».

L’ipotesi è quella di uno studio che i tecnici definiscono ‘retrospettivo’, che prenda a riferimento cioé, per ogni singola persona che in passato ha vissuto o che oggi vive in quei quartieri, le cause di mortalità e le patologie che hanno portato al decesso. Uno screening a ritroso, in un lasso di tempo che secondo il professore dovrebbe comprendere il periodo 1980-2005. L’obiettivo? «Uno studio epidemiologico - ha spiegato Comba - deve servire per capire le priorità di intervento per quanto riguarda la tutela della salute pubblica». E a proposito del lavoro svolto sul caso sarcomi-diossina il professore ha parlato di «un’integrazione perfetta tra lo studio epidemiologico e il monitoraggio biologico».

«Poche esperienze - ha concluso Comba - coniugano la competenza dello studio con la tecnologia del monitoraggio biologico».

 

 

Pronti i primi dati sui tumori

E l’Asl vara la mappa provinciale delle malformazioni

 

Il primo appuntamento è fissato a dicembre, quando a Viadana l’Asl presenterà i primi dati del Registro mortalità che fanno riferimento all’ultimo decennio, con un’attenzione particolare ai casi che riguardano l’area del Viadanese ma anche con le prime anticipazioni dell’intero monitoraggio a livello provinciale. Lo ha annunciato ieri mattina al convegno sulla diossina Paolo Ricci, il responsabile dell’Osservatorio epidemiologico di via Trento che ha anticipato anche il prossimo importante passo: la presentazione, cioè, prevista entro l’estate, dei dati del Registro tumori di Mantova che fanno riferimento al biennio 1999-2000.

Il registro, un’organizzazione che realizza la raccolta sistematica e continua di informazioni su tutti i casi di tumore che si verificano nella popolazione del Mantovano, è pronto insomma a presentare i primi risultati, che riguardano anche l’incidenza dei casi. Ma non è questa l’unica novità relativa all’attività dell’Osservatorio epidemiologico dell’Asl. La struttura, inserita in staff alla direzione generale, oggi può contare anche su un Registro delle malformazioni alla nascita (di tutti i Comuni della provincia) che è stato attivato grazie alla collaborazione con il Registro tumori della Lombardia e che ha già raccolto i casi del periodo 1995-2004.

Durante il convegno Ricci è tornato anche sui numerosi studi sui sarcomi condotti negli anni scorsi, partendo dal lavoro della dottoressa Gloria Costani (che nel 1998 aveva lanciato l’allarme sul numero elevato di casi di questa rara forma di tumore) per arrivare al Rapporto ambiente e salute siglato nel 2005 dall’Asl. «La situazione riscontrata a Mantova - ha sottolineato Ricci demolendo di fatto le conclusioni della ricerca effettuata da via Trento sotto la guida della Cantù - non può essere dovuta al caso. La base dati del Rapporto 2005 è incompleta, perché prende in esame solo alcuni sarcomi e solo il Comune di Mantova, e perché tiene conto solo della residenza al momento della diagnosi, delle persone cioé che si sono ammalate a Mantova. ‘L’assenza di nuovi casi ha in un certo senso ribaltato le conclusioni dello studio precedente’ si legge nel Rapporto 2005. Conclusioni che non sono assolutamente accoglibili».

 

 

 

Il sindaco propone: ora lo studio va pubblicato

 

«La proposta emersa a fine lavori è quella di arrivare ad una relazione conclusiva, ad una pubblicazione in cui emergano tutti gli elementi che sono stati condivisi dal pool di esperti e anche gli elementi sui quali non c’è ancora convergenza». A parlare, al termine della discussione nell’aula di via Roma tra istituzioni e parti sociali, è il sindaco di Mantova Fiorenza Brioni.

La Brioni è visibilmente soddisfatta dell’esito della giornata di lavori. «Era importante approfondire un argomento di grande interesse per l’intera comunità - afferma il sindaco - oggi abbiamo elementi di conoscenza nuovi, che serviranno per continuare il lavoro e per predisporre futuri interventi di vigilanza e di monitoraggio». Ma il sindaco è soddisfatto anche del clima in cui si è svolto il dibattito sul caso diossina, che nelle prossime settimane tornerà nell’aula di via Roma per un consiglio comunale vero e proprio.

A scaldare il dibattito è il confronto tra i dati mantovani sulle concentrazioni di diossina e i dati della letteratura internazionale raccolti dalla Regione nella relazione pubblicata il mese scorso. «Sono comparsi dati ‘curiosi’ sulla popolazione non esposta - ha detto l’esponente di Legambiente Edoardo Bai - non si può pensare che Seveso e Brescia facciano parte della normalità. Su questo tema ci vuole grande chiarezza e il coraggio di andare fino in fondo, indagando anche i casi di tumori del tessuto emopoietico e delle leucemie». «I confronti vanno fatti in maniera seria - ha aggiunto il capogruppo del Prc Matteo Gaddi - guardando al Cdc di Atlanta scopriamo che negli Stati Uniti il 95% dei residenti oggi ha un livello di diossina nel sangue inferiore ai 16,8 ppt mentre il 50% ha valori talmente bassi che non sono nemmeno misurabili. Il lavoro di approfondimento conferma insomma non allarmismi ma l’anomalia ambientale e sanitaria di Mantova». «Ora bisognerà attivare indagini anche negli altri Comuni - ha detto il consigliere di Forza Italia Giuliano Longfils - e sorvegliare, un ruolo che spetta ai medici di base».

«Far passare la situazione di Mantova come la normalità è assurdo» ha affermato Luca Benedini del Codiamsa attaccando i ricercatori della Devoto. «Per completezza abbiamo messo tutti i dati - ha replicato il professor Bertazzi - anche perché una popolazione completamente non esposta non esiste». Il consigliere diessino Maurizio Vasori ha proposto infine al sindaco di chiedere al ministero della Salute «un giudizio definitivo» sulla vicenda diossina. «Al tavolo dei relatori - ha detto - mancano infatti gli enti più importanti: Ministero, Regione e Arpa».

 

 

 

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci