Folgaria: la montagna disprezzata

 

Solo due mesi fa, a conclusione di un incontro richiesto dalle associazioni ambientaliste, Dellai esprimeva forti perplessità sui contenuti del progetto di sviluppo sciistico degli altipiani di Folgaria e delegava al suo assessore, Mauro Gilmozzi, il compito di istituire un tavolo di confronto che comprendesse la Provincia e i Comuni degli altipiani (Folgaria, Lavarone e Luserna) per definire un piano più articolato, meno invasivo, meno centrato sullo sci, condiviso dalle parti sociali e dalle pubbliche amministrazioni.

Durante quei giorni stava miseramente fallendo presso il Tribunale di Venezia il tentativo speculativo, sostenuto dalla società impiantistica di Folgaria, di risolvere una interminabile vicenda giudiziaria che vedeva coinvolti il Comune di Folgaria con quello di Lastebasse (VI) riguardo i confini e presunti doveri di rimborso di mancati diritti di uso civico da parte di Folgaria al comune vicentino. I tre attori della vicenda ritenevano che tutto si potesse concludere con un accordo di sviluppo turistico dell’area: una sequenza di nuovi impianti sciistici che dovevano collegare Folgaria e Passo Coe, attraverso cima Costa d’Agra e Valle delle Lanze ai Fiorentini, 43.000 metri cubi di edilizia speculativa da offrire a Lastebasse: una valanga di soldi pubblici della Provincia di Trento e della regione Veneto avrebbero coperto queste infrastrutture, un totale di 30 milioni di euro. Le perplessità della Provincia di Trento, ma specialmente le azioni messe in atto dagli ambientalisti veneti e trentini, hanno reso impraticabile ogni compromesso.

Proprio nei giorni scorsi l’assessore all’ambiente Mauro Gilmozzi stava definendo il tavolo di confronto auspicato da Dellai. Appena avuta la notizia da Folgaria è partita una nuova strategia, un attacco dirompente con più attori. Bisognava far saltare subito il tavolo di confronto anche per poter dimostrare all’opinione pubblica che gli ambientalisti rappresentano sempre e comunque il partito del no e che l’unica scelta per lo sviluppo degli altipiani, come sottolinea un cronista, è la monocultura dello sci.

La società impiantistica prima lascia lavorare le istituzioni venete. La giunta regionale stanzia quattro milioni di euro, provenienti da fondi europei per lo sviluppo, per avviare il potenziamento sciistico dell’area.

La seconda mossa è della Carosello Ski: durante l’estate ai Fiorentini, sulla dorsale di Monte Coston, viene aperto un cantiere per potenziare l’esistente area sciistica di Lastebasse. Si tagliano centinaia di alberi e si avviano gli scavi, ma gli ambientalisti si accorgono dei lavori e fanno intervenire la magistratura che pone parte del cantiere sotto sequestro giudiziario: i titolari delle ditte esecutrici dei lavori sono inquisiti e denunciati perché i lavori erano abusivi.

Tocca ancora alla società impiantistica di Folgaria Carosello Ski fare la terza mossa. Con una conferenza stampa viene illustrato il nuovo progetto. Si annuncia di aver salvato la delicata foresta di Vallorsara (in realtà non più funzionale al collegamento con Costa d’Agra in quanto ci si è accorti che sono più efficaci due seggiovie con partenza da Malga Zonta), si dichiara strategico il collegamento impiantistico con il Veneto tramite Costa d’Agra e Val delle Lanze, si lancia un nuovo troncone, il collegamento con Lavarone attraverso il Cornetto e Carbonare per ritrovare un feeling perduto con quella municipalità, si ripropone il collegamento in cabinovia da Folgaria all’Ortesino, passando per i Francolini, e la costruzione di un enorme invaso per l’innevamento artificiale di 100.000 metri cubi a Passo Coe.

Il costo dell’intero progetto è di circa 100 milioni di Euro, a detta degli impiantisti sicuramente gli altipiani diventeranno un’area di eccellenza sciistica, non sarà provocato alcun contraccolpo negativo al turismo estivo, anzi, le strutture alberghiere, oggi tanto sofferenti, saranno riqualificate. Ad una sola domanda questi imprenditori, che già gestiscono una società con sofferenza di 8 milioni di Euro, non riescono a rispondere: dove troveranno i soldi? Nonostante la presenza di Mario Marangoni, nessuno sa rispondere. Solo il Presidente della società Remo Cappelletti balbetta -“I grandi progetti non sempre si fondano su certezze, alcune volte vogliono solo convinzioni”-.

Pochi giorni dopo arriva il quarto affondo, il più importante, quello che dimostra la volontà di impedire alla Provincia di rimettere il progetto. Non è casuale che il Consiglio Comunale di Folgaria si trovi a discutere della variante al Piano Regolatore, un piano che indica la possibilità di ampliare l’area sciabile verso Vallorsara. Con la variante proposta questa superba zona sarà salvaguardata, ma si aprono nuovi scenari per lo sci, indirizzati verso Costa d’Agra, verso il Veneto.

Durante il Consiglio Comunale avvengono fatti inconsueti. Il Consiglio viene sospeso per dare la parola al Presidente della società impiantistica, Remo Cappelletti. Questi illustra l’ambizioso progetto che a suo dire offrirà l’occasione per il recupero immobiliare degli altipiani. Finita la presentazione l’ospite si allontana, senza salutare, senza attendere l’esito dei lavori.

Il sindaco Olivi fa riprendere il Consiglio commentando che la variante -“è il futuro, con gli impianti a Coe si rimette ordine a tutto il sistema Folgaria”- e così anche le minoranze condotte dall’indomito dott. Francesco Piscioli vengono convinte e la variante troverà un appoggio unanime. Fino a pochi mesi prima Piscioli aveva sempre dimostrato ostilità, motivata, al faraonico progetto di sviluppo sciistico ed infatti, dopo aver letto la cronaca dei quotidiani, si sente in dovere di motivare il suo voto favorevole con un distinguo: “Non è stato approvato nulla, la variante è solo un segmento del progetto.”

Piscioli non mente, ma omette di spiegare che quella variante è la chiave che apre le porte all’assalto dell’intera montagna di Folgaria e alle zone venete dei Fiorentini e della Valle delle Lanze: senza quella variante il progetto sarebbe urbanisticamente irrealizzabile.

Ed ora veniamo alla quinta mossa, non si sa quanto cercata o voluta, ma senza alcun dubbio efficace. I due quotidiani trentini offrono mezze pagine di spazio ai vari passaggi sopra elencati (la presentazione del progetto da parte della Carosello Ski, la discussione in Consiglio Comunale…) senza mai nemmeno cercare il contatto con le associazioni ambientaliste venete o trentine.

Sono servizi che vanno interpretati; di certo non riportano la voce diretta dell’associazionismo ambientalista. Fra le interviste spicca per chiarezza quella all’assessora provinciale vicentina Marita Busetti che, per dimostrare la sua sensibilità ambientale, arriva ad ironizzare: “I vari galli (cedrone e forcello, n.d.r.) dovranno trovarsi un’altra residenza.” I suoi colleghi sindaci non si sbilanciano sulla questione della speculazione immobiliare delle seconde case, rimangono reticenti, come non si pronunciano sulla distruzione dei boschi. La loro cultura leghista li porta a semplificare ogni messaggio in pochi slogans, 9 nuovi posti di lavoro, territorio d’eccellenza turistica, un futuro alla montagna e a chi la vive.

Su tutto rimane sospesa una domanda. Al di là dei 4 milioni di euro dell’Unione Europea, nessuno spiega dove si troveranno gli altri 96 milioni. I veneti hanno una sola certezza: che dai Fiorentini e da Valle delle Lanze sarà costruito un nuovo grande collettore fognario che porterà tutto a Thiene e che gran parte dei soldi necessari all’opera sono stati promessi dal governatore trentino Dellai.

Sarà vera la notizia? E se risultasse fondata come può il governatore trentino investire denaro pubblico su territorio veneto?

E quale coerenza ritrova in questa promessa se raffrontata alle sue perplessità, o meglio ostilità al progetto?

Non è che si stia sviluppando, fra i due governatori, Galan e Dellai, un gioco delle due carte per mantenere gli scenari più confusi possibile?

La posta in gioco infatti è notevole, assomiglia alla storia già letta in Val Jumela e della società Buffaure di Pozza di Fassa. Siamo in presenza di società con gravi sofferenze finanziare e si gioca, come spesso accade in Italia, con le scatole cinesi. La società Fiorentini – Folgaria Spa rileva la fallimentare società delle Fratte, la prima viene poi assorbita dalla Carosello Ski in attesa che il Veneto, ma specialmente la Provincia di Trento, aprano i cordoni di borse capienti.

Ai trentini si lascia intendere che tutto parta dal Veneto. Una volta realizzati gli impianti su quel versante, diventa obbligo morale collegare la rete sciabile a Passo Coe e quindi violare Costa d’Agra. Non si può lasciare isolata una nuova area sciabile e condannarla al fallimento. Il sindaco diessino di Folgaria ha lasciato alla stampa un’efficace descrizione del suo punto di vista, che è poi identico a quello della società impiantistica:“La comunità di valle si costruisce con gli impianti sciistici, si tratta del primo mattone”.

Nel frattempo, giocando d’anticipo, la locale Azienda per il Turismo ha già lanciato il nuovo slogan per il futuro collegamento sciistico: “Montagna con amore. Per l’altopiano di Folgaria, Lavarone e Luserna non si poteva scegliere slogan più ipocrita.

 

Le richieste inascoltate

 

Da oltre un decennio i comuni veneti di Arsiero, Tonezza e Lastebasse chiedevano alla loro Regione, sempre inascoltati, un piano di rilancio dell’Alpe e della zona del torrente Astico. La loro piattaforma, condivisa anche dalla locale comunità montana, prevedeva dieci punti di sviluppo. Quelli prioritari riguardavano l’alpeggio, la ristrutturazione delle malghe, il turismo naturalistico e storico, la selvicoltura. Non casualmente lo sci stava scritto solo al punto nove. Senza coinvolgere nessuno la Giunta regionale veneta di Galan, visto il fallimento della vertenza Lastebasse contro Folgaria, ottenuti dall’Unione Europea i fondi per lo sviluppo della zona, li indirizzava unicamente al potenziamento delle aree sciabili e alla costruzione dei nuovi impianti di arroccamento. È nella cornice di questa azione amministrativa che la società Carosello SKI di Folgaria riesce a costruire il suo nuovo progetto.

Agli altopiani non si offre alcuno sbocco nel settore dell’agricoltura di montagna, o al turismo sostenibile, ogni risorsa è indirizzata allo sci e all’edilizia speculativa.

L’intera area non si presta all’industria dello sci. Mentre su tutto l’arco alpino ci si prepara ad affrontare gli sconvolgimenti che saranno portati alle economie dei centri sciistici d’alta quota dagli effetti del mutamento del clima, diversificando il più possibile l’offerta turistica, evitando ulteriori potenziamenti delle aree sciabili, a Folgaria e nel Veneto si punta l’attenzione solo su questo settore. Si deve aver presente che ci troviamo con piste progettate su quote che variano fra i 1000 e i 1800 metri di quota, in un’area che già oggi soffre una grave carenza di riserve idriche. Le piste, qualora realizzate, avranno una pendenza media del 12%, ridicola per lo sci alpino, una pendenza che invita ad una nuova tecnica: la spinta a braccia.

Si vanno ad intaccare zone di alta valenza paesaggistica, non solo per la presenza di tetraonidi, ma perché si andrebbero ad incidere sistemi forestali unici nelle Prealpi italiane. La Valle delle Lanze, che da Costa d’Agra scende verso i Fiorentini, è poi un paradiso naturalistico, sia per l’escursionismo estivo che invernale, una zona che va riqualificata con interventi seri sul patrimonio delle malghe, con la ristrutturazione delle trincee della Grande Guerra, con i segni diffusi di una storia secolare della Magnifica Comunità di Folgaria.

Si dovrebbe poi riuscire a ricostruire una rete progettuale che costruisca sinergie e unità di intenti fra i comuni di Lavarone, Luserna e Folgaria. Non ci si può accontentare di ripristinare lo sci sul Cornetto e rimanere legati alla banale offerta di lavoro precario (i famosi nove posti veneti) e dequalificato in alberghi o sulle strutture sciistiche invernali. I giovani dell’altopiano dai loro amministratori devono pretendere strategie ben più articolate. L’operatore turistico attento è consapevole che i cambiamenti climatici in atto non offrono alcuna sicurezza al turismo invernale, specialmente a quelle quote. È doveroso diversificare, unire tante nicchie in una rete che offra nuova dignità al lavoro dell’alpe, alla zootecnia, alla selvicoltura, all’alpeggio, alla ristorazione tipica. È necessario riprendere le fila della filiera del legno e completarla, è necessario legare il turismo all’agricoltura di montagna, portare innovazione anche nelle vallate delle Prealpi, proprio come chiedevano dieci anni fa gli allora attenti amministratori dei comuni veneti.

Le associazioni ambientalistiche sono anche convinte che il sistema sci presentato non sia fine a se stesso: certo, non si parla più dei 43.000 metri cubi di seconde case previsti a Lastebasse, come si tace delle nuove concessioni edilizie nel comune di Folgaria. Ma l’intero progetto non ha solo lo scopo di rilanciare l’industria alberghiera: è strettamente legato, come avvenuto ovunque in Trentino, come avviene in modo ancora più spudorato nel Veneto, all’edilizia speculativa. E lo spazio più intonso che sembra predestinato a subire nuove colate di cemento sembra essere proprio la delicata e oggi ancora leggera Valle delle Lanze.

Rimane un altro aspetto strano. I tre Comuni trentini con il concorso dell’Azienda per il Turismo hanno commissionato un costosissimo studio all’Università Bocconi per valutare le linee guida di uno sviluppo serio dell’altopiano. Fra le anticipazioni del piano della Bocconi emerge che l’investimento sciistico invernale sia da evitare nel modo più assoluto, causa la morfologia del territorio e il pregio del paesaggio prealpino. Questi docenti seguono il ragionamento complessivo svolto dalle associazioni ambientalistiche. Se è vero che Folgaria, e non solo questo comune, ha già scelto le indicazioni della società Carosello Ski, perché insistere nello sperperare denaro pubblico in consulenze che poi non non si vogliono prendere in considerazione? E la Provincia di Trento, dopo le promesse rivolte agli ambientalisti, preferisce rimanere spettatrice per evitare di entrare in conflitto con il partito di maggioranza dei DS?

L’ambientalismo trentino attende risposte ed impegni certi da Dellai e da Gilmozzi. Governatore ed assessore saranno in grado di rispettare le promesse, anche, laddove necessario, entrando in conflitto con i sindaci diessini dell’altopiano?

 

Luigi Casanova

Questotrentino n° 20, 25 novembre 2006

 

 

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci