«Il traffico a Trento? Una follia»

Il fisico Zecca lancia l’allarme: manca la visione del futuro

 

TRENTO. Al lavoro, cascasse il mondo, arriva in autobus. E dalla collina di Povo guarda giù. Punto privilegiato per scorgere la cappa che ristagna sopra la città. Destino, ma non ineludibile, di un borgo “imbucato” neanche 200 metri sopra il livello del mare e che negli anni si è allungato, a nord e sud, ma anche sulle propaggini collinari. «Sa cosa mi ha detto un giorno un collega venuto da fuori, che non credeva ai suoi occhi?». Ovviamente no, dica pure. «Madonna, che cappa d’inquinamento che c’avete».

Antonio Zecca, toscano, da più di 30 anni a Trento, fisico, è associato al dipartimento di fisica della facoltà di scienze e da tempo tiene il corso di fisica del clima. «Un complementare molto seguito e apprezzato dagli studenti», sottolinea con orgoglio. In questi decenni, a più riprese, ha pungolato la politica provinciale e comunale sui temi ambientali.

Una voce critica - «peraltro poco ascoltata», sottolinea con una certa amarezza - ma non un pasdaran dell’ambiente. Almeno a sentire la proposta che lancia, moderata e di buon senso. «Per migliorare le cose - afferma - basterebbe che ognuno lasciasse a casa la macchina un giorno ogni cento e abbassasse il temostato del riscaldamento di casa di 0,2 gradi».

Trento è una città dalla salute un po’ cagionevole oppure è sulla via della guarigione?

Si prosegue su una china negativa. Basti pensare a quante macchine si riversano ogni giorno in città da fuori. Ben più del numero dei suoi abitanti. Una vera follia. Non è possibile proseguire in questa crescita perenne.

In Comune, adesso, all’assessorato al traffico e all’ambiente, c’è il Verde Aldo Pompermaier. Secondo lei, come si sta comportando?

Guardi, la mia precisa sensazione è che ci siano troppe pastoie burocratiche. Ci sono troppi lacci e lacciuoli che bloccano e impediscono le azioni concrete. Prendere un provvedimento semplice diventa difficile, figuriamoci quelli complicati.

Ma qualcosa andrà pur fatto o dobbiamo continuare a fare la danza della pioggia per sperare che le ormai “mitiche” Pm 10 calino?

Certo, pensare ad applicare e realizzare, in anticipo, il protocollo di Kyoto e quindi la riduzione delle emissioni di gas di serra e dei consumi di petrolio, gasolio e gas di tutti i tipi. Provvedimenti oggi impopolari ma un domani assai vicino senz’altro no, anzi, necessari.

Intanto proseguiamo a fare gli indiani, salvo poi sospendere le targhe alterne per far arrivare le masse da riversare nei mercatini?

Dobbiamo invertire la tendenza alla crescita perenne. Anche qui vogliono fare la città-mercatino. Una cosa assolutamente senza senso che ha costi maggiori dei guadagni. Dobbiamo pensare alla stabilizzazione di tutte le nostre attività, avere il senso del limite, che non significa, come dice qualcuno, tornare all’epoca delle caverne.

Concretamente cosa vuol dire?

E’ fondamentale ridurre il traffico delle automobili, dei camion e dei furgoncini attraverso restrizioni, controlli e più contravvenzioni, anche sui pullman dei turisti. Sono provvedimenti di cui tutti i cittadini si devono sentire “investiti”. Inoltre, più trasporto pubblico. La Trentino Trasporti si sta comportando bene ma bisogna convincere i cittadini che prendere l’autobus non è un “suicidio”. Possibile che a Zurigo, la città più ricca d’Europa, la gente prende il tram e lascia a casa la macchina e qui siamo invece al collasso, come dice il sindaco? E poi, incentivare le macchine a gas e finirla di costruire case dappertutto perchè, contemporaneamente, aumentano anche le macchine.

Le targhe alterne servono o no?

Non fanno miracoli perché ciò che è cresciuto in un mese, le Pm 10, non può calare in pochi giorni. Se sono arrivate a certi livelli in un mese ce ne vorrà un altro per farle scendere. Anche perché spesso succede che, quando si va ad acquistare una nuova macchina, sa cosa capita?

No, me lo spieghi lei

Ti chiedono se la prima macchina che hai, o quella di tua moglie, ha la targa pari o dispari. In questo modo, una macchina per famiglia girerà sempre. Così facendo, in strada ci potranno essere anche meno macchine ma quanto ad inquinamento non risolviamo certo il problema.

Insomma, lei si inserisce nella schiera dei catastrofisti, in tema ambientale, o e possibilista in un miglioramento?

Sono, semplicemente, realista. E’ finito il tempo di “cazzeggiare” e bisogna pensare, seriamente, ai provvedimenti per il nostro futuro. Ed è necessario informare con precisione i cittadini dei problemi che sono sul tappeto.

E’ possibile coniugare salvaguardia ambientale e sviluppo?

Figuriamoci. E’ come pensare di poter avere la botte piena e la moglie ubriaca. Se, come fanno in Provincia, pensano che le due cose possano andare d’accordo permettendo, ad esempio, un 5% in più di arrivi turistici all’anno vuol dire che non sanno neanche far di conto, saremmo “invasi”. Ci vuole qualità e senso del limite e una visione del futuro, che, per adesso non c’è proprio.

 

Paolo Piffer

Trentino, 10 dicembre 2006

 

 

 

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