Il libro di Marcello Farina

Filosofia per tutti, davvero

 

Quello di Marcello Farina è un singolare libro di filosofia. Titolo e sottotitolo ne rivelano il senso autentico. Partendo dal sottotitolo, quel “filosofia per tutti” dichiara il vero intento del suo autore ma ne ricostruisce anche la storia personale. Marcello Farina crede davvero a una “filosofia per tutti”. Non nel senso banale, deleterio, fors’anche ipocrita cui si dedicano molti blasonati accademici che dopo aver riservato all’impegno che ritengono per loro “festivo” il meglio delle lore energie talora “generosamente” si concedono, come concessione “feriale”, a scrivere qualche manualetto, inventandosi una filosofia per il figlio o per la figlia. O scrivendo, magari vergognandosene, su modello americano, qualche raccolta di selezionate sentenze filosofiche che si possano vendere non solo nelle librerie ma anche negli autogrill e che poi manager o politici usano in testa alle loro relazioni economiche o citano nei loro comizi.

Per Marcello Farina invece “filosofia per tutti” è una vocazione, anzi una sorta di imperativo morale. Lo era già quando per molti anni ha insegnato al Liceo, lo è ora quando insegna all’Università “Introduzione alla filosofia”. Lo è soprattutto in quella sua straordinaria esperienza umana e intellettuale che è l’insegnare filosofia a chi non l’ha mai studiata o l’ha dimenticata perché (a suo tempo) insegnata male. A quelle folle che raggiungono anche le seicento persone (per cui spesso la sua lezione deve essere replicata) e che affollano le aule per ascoltarlo in partecipe silenzio. Studenti atipici, di tutti i ceti sociali e di tutte le professioni.

“Filosofia per tutti” per Marcello Farina non è mai filosofia in pillole, ridotta o semplificata. Questo sarebbe un equivoco deleterio. In lui il pensiero filosofico non perde nulla del suo rigore giacché egli sente sempre come obiettivo fondamentale il “dare a pensare”. Il suo dono straordinario è invece quello di evitare i bizantinismi, gli astrattismi, il “filosofese”. Donare la filosofia a tutti non significa eludere la fatica del pensiero, ma distribuire con pazienza il pane della riflessione filosofica perché sia commestibile. Utilizzando per questo la pazienza dei tempi, la chiarezza della spiegazione, la sapiente esemplificazione, l’aggancio con le domande vitali ed esistenziali, l’incrocio con la ricerca di “senso” da parte di ognuno.

Grazie a questa “filosofia per tutti” si può davvero “imparare a rinascere”, come recita il titolo di questo splendido libro. “Imparare a rinascere” come insegnava la grande filosofa spagnola María Zambrano. Ciò vuol dire abbandonare l’illusione dell’“ampolla”, dell’“esser-nati” una volta per tutte rinchiudendosi e sigillandosi nell’“ampolla delle proprie sicurezze” che diventano poi arroganze e violenze. Comunque forme di presuntuosa e devastante autosufficienza. Solo rinascendo di continuo, insegna Marcello Farina, e rinascendo con il pensiero ribelle a tutto ciò che è appiattito, scontato, già dato, omologato, si può costruire un’identità meno fragile, meno esposta ai condizionamenti sfiguranti. Ci si può aprire all’imprevisto. Sia al dono che al rifiuto dell’altro. Sia alle sfide che ai fallimenti dell’esistenza. Si può uscire da ogni forma di barricata velleitaria. Un’apertura intellettuale che tonifica e rigenera come confidano i suoi moltissimi allievi.

Marcello Farina è anche un cristiano e un prete. Questo suo essere lo porta ad una particolare confidenza con la Parola inaudita di Dio di cui è un recettore umile e un commentatore straordinario. Nel suo fare filosofia, nell’indagare figure, concetti, temi, personaggi della lunga storia del pensiero occidentale, egli cerca di dar forma alla parola umana, alle parole umane fondamentali per poter poi far gustare a se stesso e agli altri il senso straordinario della Parola inaudita. Una Parola che richiede d’essere interrogata. Questo non può darsi che a partire da parole umane che abbiano ritrovato il loro spessore. Per non travolgere anche quella Parola nel brusio verbale opprimente dell’oggi. Così in questo libro molte parole banalizzate trovano grazie alla filosofia di Farina un vigore inedito, una forza sconvolgente. Sia parole positive come: alterità, altezza, amore, ascolto, attimo, autenticità, bellezza, benedizione, bene comune, convivenza, coscienza, etica, gioco, giovinezza, giustizia, interiorità, laicità, libertà, maturità, persona, politica, ragione, relazione interumana, religione, responsabilità, sapienza, semplicità, singolarità, sobrietà, speranza, umanità, verità, volto. Sia parole negative o drammatiche come: apparenza, abitudine, avarizia, avidità, banalità del male, barbarie, disperazione, disprezzo, dolore, emarginazione, immaturità, indifferenza, lontananza, male, odio, passione, potere dei potenti, risentimento, solitudine, transitorietà. E soprattutto egli si confronta con la sfida del nichilismo, con la fedeltà alla terra, e con le dimensioni cruciali del nascere e del morire. Farina ha ben selezionato i suoi maestri. Già nei suoi studi aveva privilegiato Schleiermacher e Kierkegaard. Ora egli si sente sfidato da Nietzsche (la cui provocazione egli ritiene che non si possa eludere) e accompagnato dalle grandi donne della filosofia del Novecento, María Zambrano, Hannah Arendt, Etty Hillesum e Simone Weil. Dietro però emerge anche la lezione antica di Tommaso Moro. E, quali lettori acuti della contemporaneità, egli sceglie - su tutti - figure di pensatori come Pierre Teilhard de Chardin, Zygmunt Bauman, Hans Jonas, Dietrich Bonhoeffer, Aldo Capitini, Emmanuel Levinas e Paul Ricoeur.

Grazie a questi e ad altri maestri, grazie soprattutto alla sua intelligente comprensione delle sfide che la postmodernità lancia a chi vuole ancora pensare, Farina ci provoca a non lasciarsi prendere dall’alibi della stanchezza e a provare una difficile resistenza. Resistenza a ogni forma di stupidità che è la vera metafora dell’odierna malvagità. Resistenza soprattutto nei confronti di chi ritiene che pensare davvero è ormai fuori moda, resistenza agli imbonitori e ai pataccari che spesso sono i “soloni” anche dentro le istituzioni, religiose o profane che siano. Pensare è certo faticoso, imprudente e azzardato. Ma solo pensando si riacquista dignità e si può procedere a testa alta anche dentro le sfide di oggi. Leggere questo libro è un modo felice per riacquistare questa dignità.

 

Silvano Zucal

(postfazione al libro “A rinascere si impara” di Marcello Farina, edito da “Il Margine”, che sarà presentato oggi alle 17.30 al Museo Tridentino)

Trentino, 13 dicembre 2006

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