Rizzoli: i miei 1000 no a tutti gli inceneritori

Beppe Grillo e padre Zanotelli ci parlano con durezza

ma da loro arriva la stessa voglia di cambiamento. Ascoltarli fa bene

 

TRENTO. Mille giorni di digiuno per dire no all’inceneritore. In mezzo i ricorsi al Tar, le lenzuola alle finestre, il presidio del Sorasass, le manifestazioni, le serate con Beppe Grillo e padre Alex Zanotelli. Lo sciopero della fame l’hanno fatto in trecentosessanta, a catena. Adriano Rizzoli, 53 anni, geometra, ha digiunato per dieci settimane, una volta 28 giorni consecutivi. Con Simonetta Gabrielli, è l’immagine di Nimby trentino. Domani sera una fiaccolata in città per «festeggiare» i mille giorni: «I rifiuti sono lo specchio di come la politica gestisce la cosa pubblica».

Casa Rizzoli è in cima a via dei Castori, a Martignano. La riconosci subito perché al balcone campeggia un lenzuolo colorato di giallo e blu «No all’inceneritore». Anni di battaglia, cominciata nella primavera del 2004, quando gli altri tiravano i remi in barca, politici e ambientalisti tramortiti dalla sconfitta al referendum. È allora che è nato Nimby, «Not in my back yard», non nel mio giardino, una provocazione presa in prestito dagli antiinceneritoristi americani.

All’inizio erano in sei, Adriano Rizzoli, Simonetta Gabrielli, Maria Giovanna Conci, Franco Faes, Rino Belfanti, Danilo Pederiva. Poi la rete si è estesa, a febbraio 2005 erano più di ottanta alla Casa dei padri comboniani di via Missioni Africane, con padre Giovanni Esti, giovane comboniano di Brescia, la città del megainceneritore che Trento voleva copiare e oggi brucia 700 mila tonnellate all’anno.

Rizzoli, cos’è cambiato in questi mille giorni?

Il bilancio è sicuramente positivo. Sapevamo dall’inizio che coinvolgere le persone, i giovani soprattutto, sarebbe stato faticoso. Significa cambiare modo di pensare, il compito invece di liberarsi dai rifiuti diventa quello di risparmiare risorse.

Il momento più bello?

Il giorno della nostra presentazione, il primo passo fatto con una convinzione profonda. Sapevo che non ci saremmo fermati di fronte a nessuna difficoltà. E così è stato, anche quando ci hanno accusati di essere dei fanatici, integralisti, ideologici.

L’accusa che le ha dato più fastidio?

Quando ci accusano di essere degli egoisti. Evidentemente chi dice così non ha capito che il nostro è tutt’altro che localismo spicciolo: quando diciamo no all’inceneritore nel mio giardino pensiamo non al giardino di casa nostra ma al Trentino, all’Italia.

Rispetto alle altre associazioni ambientaliste, siete stati molto più radicali. Questo non vi ha emarginati dal confronto?

I rifiuti sono lo specchio del modo in cui la politica gestisce la cosa pubblica, spesso sotto le pressioni delle signorie locali, fino ad arrivare ai sussidi dati a Roma a chi incenerisce.

Non c’è il rischio di presentarsi come gli ambientalisti buoni che combattono contro la politica cattiva?

No, la politica è più o meno buona a seconda di quanto riesce a essere trasparente, lungimirante, a dimostrare un po’ di umiltà senza limitarsi a puri slogan sull’ambiente, la sostenibilità, la compatibilità. Si è persa la dignità delle parole.

Il vostro mentore è diventato Beppe Grillo.

Lo stimo perché fa un lavoro sistematico di denuncia. Ci ha dato una mano in modo disinteressato, e questo è raro.

Non lo trova un po’ catastrofista nei suoi «sermoni»?

È così anche quando ascolto padre Alex (Zanotelli, ndr), anche lui va giù con il machete. Ma sia in lui che in Grillo c’è un anelito di fondo al cambiamento. Li ascolto e provo un senso di scoramento. Ma poi mi chiedo se ha un senso dare voce alla mia coscienza e vado avanti. Il digiuno è questo, un legame, un lavoro continuo. Uno si priva del cibo. E s’interroga.

C’è un politico che in questi anni sui rifiuti ha maturato un’idea diversa da quella di partenza?

Non lo so. So che Pacher ha capito bene qual è la posta in gioco, costi e ripercussioni che avrebbe un inceneritore a Trento. Credo che stia cercando di fare il possibile per far uscire il Comune a testa alta da questa vicenda, nonostante le indicazioni - chiamiamole così - che arrivano da piazza Dante.

Come?

Può darsi che si lavori per rinviare la decisione, questa è la mia sensazione.

Oggi sul tavolo c’è un progetto di inceneritore da 102 mila tonnellate.

È l’ultima spiaggia per mantenere in vita un progetto che non sta in piedi. È un paradosso che il Trentino sia costretto a copiare gli esempi peggiori, il modello lombardo. Ci sono realtà in Trentino - la val di Fiemme, il Primiero, zone della Valsugana - che hanno superato il 70 per cento di raccolta differenziata, qualcuna è arrivata all’80. Noi siamo convinti che si possa arrivare entro pochi anni al 75 per cento.

La domanda che continuano a farvi è: cosa si fa con quel 25 per cento che rimane dopo la differenziata?

Chi l’ha detto che questo residuo è immutabile? Investiamo i soldi dell’inceneritore per sperimentare, per ridurre gli imballaggi, le plastiche. Diciamo basta a certe porcherie, diamo ai produttori incentivi a seconda di come producono.

Trento sta per partire con il nuovo porta a porta. Tra tante perplessità.

Io la chiamo «raccolta intelligente». Se Gardolo e Meano risponderanno bene, anche Trento dovrà puntare a superare il 70 per cento di differenziata. Qualcuno si lamenta, ma la chiavetta del bidoncino poi la perdo, i bidoncini puzzano... È un discorso di responsabilità, dobbiamo recuperare decenni di ritardo, le ecoballe sono lì a ricordarcelo.

 

Chiara Bert

Trentino, 14 dicembre 2006

 

 

 

 

Una fiaccolata in centro

 

TRENTO. Una fiaccolata per ricordare i mille giorni della catena del digiuno cominciata il 21 marzo 2004. Nimby trentino l’ha organizzata per domani: partenza alle 17,30 in piazza Duomo e arrivo alla Fondazione Caritro in via Calepina per assistere alla visione del documentario «Civiltà bruciata. La terra degli inceneritori» del giornalista Zenone Sovilla.

Sarà una manifestazione silenziosa - come quella dell’agosto 2005 - per ribadire le ragioni del no all’impianto e del sì a una nuova gestione dei rifiuti, con una vera raccolta differenziata finalizzata alla riduzione e al riuso dei rifiuti. Secondo Nimby l’inceneritore è incompatibile con la riduzione dei rifiuti, graverebbe sulle tasche dei cittadini e delle attività produttive (tariffa rifiuti e bolletta dell’energia), emette più di duecento sostanze inquinanti, verrebbe costruito in una zona (Ischia Podetti) già inquinata, a poca distanza dall’ex Sloi e Carbochimica, al centro di quattro siti protetti dalle norme europee per la loro biodiversità.

Alla fiaccolata parteciperà, a fianco di Nimby, anche il Centro sociale «Bruno». «Porteremo i simboli delle lotte di popolo - spiegano - che negli ultimi anni hanno imposto alla politica e all’economia il punto di vista delle comunità sventrate dagli ecomostri: le bandiere No Tav, No Dal Molin, No Mose. Queste bandiere saranno il nostro striscione perchè in queste lotte ci riconosciamo. Allo stesso modo sventoleremo la bandiera No inceneritore, che come gli altri simboli delle lotte ambientaliste rappresenterà le persone, i comitati, le comunità di uomini e donne che dal basso si mobilitano per difendere i propri territori, la propria salute, il proprio diritto a decidere in prima persona. Oltre al traguardo dei mille giorni di digiuno guarderemo alla costruzione di un percorso partecipato che riesca a mettere in campo pratiche condivise per bloccare la costruzione dell’inceneritore».

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