Duecento fiaccole contro l'inceneritore

Mille giorni di digiuno. Oggi Nimby in piazza

 

Sperano di essere almeno duecento per illuminare con le loro candele la città e soprattutto le menti dei cittadini sull'assurdità (dal loro punto di vista) dell'inceneritore.

Stasera, per festeggiare i mille giorni della catena del digiuno contro il «mostro» di Ischia Podetti, il gruppo ambientalista di Nimby organizza una fiaccolata per le vie attorno a piazza Duomo a partire dalle 17.30.

A fianco di Nimby saranno presenti associazioni, privati cittadini, i ragazzi del centro sociale Bruno dell'ex Zuffo, i quali porteranno i simboli delle battaglie ambientaliste contro quelli che da loro stessi sono definiti gli ecomostri: la Tav, il Mose, gli inceneritori.

Dopo la riuscitissima serata con Beppe Grillo a Gardolo quelli di Nimby tentano un'altra iniziativa per raccogliere consensi attorno alla loro battaglia.

Ma qual è il significato di quasi tre anni di battaglia? Nimby sostiene che, nonostante le quotidiani e pressanti richieste, la Provincia non ha mai fornito un'informazione completa sulla complessa partita dei rifiuti e dell'inceneritore. «Non vogliono confrontarsi con noi» ribadiscono da anni gli ambientalisti, convinti che con una raccolta differenziata spinta all'80 per cento il termovalorizzatore per chiudere la catena dei rifiuti sia inutile. «Noi chiediamo che venga stralciato il progetto e che sia studiato un modo per affrontare diversamente la questione nel suo complesso» spiega Simonetta Gabrielli. Assieme a Adriano Rizzoli è una delle anime storiche del gruppo che a turno digiuna da mille giorni. Nel corso di questo tempo hanno aderito all'iniziativa, attraverso lo sciopero della fame, 360 persone. «Per noi - continua Gabrielli - un successo insperato. Anche oggi abbiamo avuto nuove adesioni». La catena del digiuno proseguirà fino a quando non si noteranno reali segnali d'apertura per altra politica sui rifiuti. Per i prossimi mesi sono in agenda approfondimenti sulle criticità ambientali, paesaggistiche di Ischia Podetti, analisi su questioni sanitarie ed epidemiologico-ambientali, verifiche delle ricadute sulle coltivazioni agricole e comparazioni dei costi della politica dei rifiuti con e senza inceneritore.

«I risultati di tre anni di campagna sono stati buoni, soprattutto dal punto di vista della sensibilizzazione della gente» continua la portacolori di Nimby. «I trentini ora sono più consapevoli, cercano risposte a delle domande che prima nemmeno si ponevano. Significa che la fiammella che abbiamo acceso ha attecchito almeno un po'».

Ora, però, serve un passo in più. Gli ambientalisti ne sono convinti. «Lo sviluppo culturale deve essere anche supportato dalla politica, perché non si può vendere il Trentino come patria dell'ambiente, della montagna quando, in realtà, siamo in mezzo alle code, al traffico» prosegue Gabrielli.

Dopo la camminata, la serata proseguirà con la presentazione in anteprima del documentario «Civiltà bruciata. La terra degli inceneritori» del giornalista Zenone Sovilla.

 

l’Adige, 15 dicembre 2006

 

 

 

Tra le pieghe del bilancio ci sarebbero alcuni passaggi

per rimettere in discussione le scelte già fatte

«Occhio, la Provincia ci sta imbrogliando»

L’allarme di Italia Nostra: Comuni esautorati dalle loro competenze

 

La giunta provinciale, vuole cambiare le regole del gioco e sottrare al Comune di Trento la potestà sull'inceneritore. A questo fine avrebbe nascosto tra le pieghe del bilancio alcune rilevanti modifiche in materia di gestione dei rifiuti, «chiaramente finalizzate a "blindare" l'iter per la costruzione e per la gestione dell'inceneritore». La dura accusa viene dalla sezione trentina di Italia Nostra.

Spulciando le pagine di relazione al bilancio Paolo Mayr e Salvatore Ferrari hanno scoperto alcuni di quelli che, a loro dire, sono dei trucchetti inseriti appositamente per espropriare il Comune di Trento e gli altri 222 comuni trentini delle loro competenze in materia.

«Attualmente - spiegano i due ambientalisti - il testo unico delle leggi provinciali in materia di tutela dell'ambiente dagli inquinamenti stabilisce che alle fasi del servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani provvedono tutti i comuni e precisa che "la convenzione individua, tra l'altro, il comune capofila, l'assetto proprietario relativo ai predetti impianti, nonché le modalità di determinazione della quota di tariffa relativa allo smaltimento"». Ora la Provincia propone che le competenze in materia siano affidate anche alle future comunità di valle. «Come si può intuire - affermano i due esponenti di Italia Nostra - per la Provincia sarà molto più semplice trovare il consenso di 15/20 presidenti di comunità di valle - e almeno la metà sarà di stretta osservanza margheritina - che non ottenere il beneplacito di tutti i sindaci del Trentino». Secondo Mayr e Ferrari in questo modo la giunta potrà evitare il confronto con quelle amministrazioni comunali, specialmente della Piana Rotaliana, che da tempo hanno espresso la loro contrarietà all'impianto di Ischia Podetti.

Ritocchi «furbi» sarebbero stati inseriti anche in altre parti del bilancio. Per esempio laddove si propone di sostituire la definizione «comune capofila» con quella di «ente capofila», «senza però specificare - e non è una "dimenticanza" di poco conto - se questo sarà un ente pubblico, oppure un ente di diritto pubblico, oppure ancora un ente privato». Ciò significa che in questa eventualità anche la stessa Provincia avrebbe le carte in regola per tornare a gestire tutta la partita. E magari anche a rimettere in discussione il dimensionamento. «Se non è così - si chiede Italia Nostra - perché si vuole sostituire la definizione chiara e corretta di comune capofila con quella, ambigua, di ente?».

Infine, stando agli ambientalisti, la giunta starebbe pensando di raddoppiare i contributi annui ai comuni che ospitano sul proprio territorio impianti di smaltimento dei rifiuti. «Forse - è il sarcastico commento - si spera di mettere il silenziatore a possibili proteste, che potrebbero scoppiare quando le comunità locali si accorgeranno quale merce pregiata (ceneri dell'incenerimento) sarà depositata nelle attuali discariche, trasformate in siti speciali per residui pericolosi». Italia Nostra chiede così al Consiglio provinciale di stralciare dal bilancio gli articoli 45 e 46 in questione.

 

 

 

Il sindaco: spero che la realizzazione e la gestione dell'impianto vada a Trentino Servizi

«Tra pochi mesi il bando di costruzione»

 

«Entro i primi mesi del 2007 faremo il bando per la costruzione dell'inceneritore». È il sindaco di Trento Alberto Pacher a dare l'annuncio. Da quando la competenza sull'impianto è passata dalla Provincia al Comune sembrava che il dibattito, almeno a livello di opinione pubblica, avesse messo la sordina. Il lavoro, invece, è proseguito. «In questi mesi - conferma il sindaco - abbiamo fatto uno studio sul fondo ambientale per capire il livello delle diossione». Questo per appurare di quanto, eventualmente, sarà aumentato l'inquinante dopo la realizzazione dell'impianto. Difficile dire al momento quando sarà pronto l'inceneritore: facendo delle stime approssimative Pacher ipotizza un anno per la gara e almeno due anni per la costruzione dell'impianto che, lo ricordiamo, dovrebbe avere una capacità di smaltimento di circa 100 mila tonnellate.

Il sindaco afferma di guardare con un certo interesse ad alcune esperienze nel Nord Europa, in particolare in Norvegia. «Ci sono impianti molto interessanti - dice -, specialmente un gassificatore con un camino ridotto al minimo».

La formula utilizzata sarà quella dell'appalto per la costruzione e gestione dell'impianto. I criteri con cui si sceglierà il vincitore saranno il minor impatto a livello di emissioni, la compatibilità paesaggistica, l'affidabilità. Ma chi realizzerà l'inceneritore?

«A me - dice Pacher - piace pensare che sia un soggetto vicino all'amministrazione come Trentino Servizi».

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