Inceneritore, Nimby ricorre a Napolitano

In cinquecento ieri alla fiaccolata «È un errore, non ci arrendiamo» 

 

TRENTO. Il sindaco Pacher annuncia che l’impianto partirà entro il 2010. Il popolo anti-inceneritore risponde con una fiaccolata di cinquecento persone che ieri hanno manifestato per le vie del centro storico e hanno ripetuto: «È una scelta sbagliata». E Nimby, che le ha portate in piazza per i mille giorni della catena del digiuno, rilancia la sua battaglia: un ricorso al presidente della Repubblica Napolitano, dove si denunciano limiti, inefficienze e carenze del piano provinciale dei rifiuti, in particolare la mancata tutela della salute e dei siti di importanza comunitaria.

Erano in molti ieri sera a sfilare per le vie del centro storico, con le candele in mano e i cartelli. Tanti per una fredda sera di metà dicembre, tanti considerato che da mesi l’inceneritore non è più sulle prime pagine dei giornali. Era la fiaccolata per i mille giorni di Nimby, ma in piazza c’era gran parte del mondo ambientalista, da Paolo Mayr e Salvatore Ferrari di Italia Nostra a Maddalena di Tolla e Alberto Inzigneri di Legambiente. C’erano la Cgil (Franco Ianeselli, Moreno Marighetti) e i Disobbedienti del Centro sociale Bruno, Rifondazione Comunista (Lucia Coppola, Tommaso Iori, Stefano Marchesi) e i Verdi comunali (Carlo Biasi e Elio D’Annunzio), il consigliere provinciale della Margherita Giorgio Viganò e Bruno Firmani dell’Italia dei valori, Sandro Schmid e Vincenzo Calì. C’erano giovani e tante famiglie. Il corteo è partito da piazza Duomo e si è fermato per due tappe silenziose, davanti a palazzo Thun e in piazza Dante.

Uomini e donne-sandwich con i cartelli «Non vogliamo il vino alla diossina», «Anche se li chiamano termovalorizzatori provocano lo stesso tumori», «Il fumo dei camini non ha confini. Impedirlo si può». Valerio Terzan, 15 anni di Lavis, dice che «bisognerebbe aumentare la differenziata» e sul suo cartello ha scritto «Dellai ma tu i figli non ce li hai?».

Un’altra giovane, Maddalena Nesler: «Il Trentino è nella morsa delle polveri sottili e ha un tasso di tumori doppio della Calabria. Con l’inceneritore si aggiunge un’ulteriore fonte di inquinamento».

Dietro lo striscione giallo «No inceneritore» che apre il corteo ci sono tra gli altri Simonetta Gabrielli e Adriano Rizzoli, i due volti più noti di Nimby. Nella sala della Fondazione Caritro di via Calepina annunciano la novità del giorno: questa mattina Nimby presenterà un ricorso al capo dello stato, una scelta nata dalle «difficoltà, le reticenze e le incomprensibili chiusure delle istituzioni locali a confrontarsi su diverse politiche di gestione rifiuti». «Un passo dovuto - spiegano - che vuole evidenziare le carenze del piano provinciale rifiuti». In particolare Nimby denuncia la mancanza di tutela della salute e dei Sic, i siti di importanza comunitaria. Le dodici pagine del ricorso saranno rese pubbliche nei prossimi giorni: «E a questo - annuncia l’associazione - seguiranno altri passi, verso Roma e verso Bruxelles, sulla base degli approfondimenti che stiamo portando avanti nell’interesse della comunità e del territorio».

A Pacher, che ieri confermava che si sceglierà l’impianto a minor impatto paesaggistico e di emissioni, Nimby risponde che «queste sono stanche e uguali intenzioni, aspettative e richieste a Babbo Natale». «Qualunque sia la migliore tecnologia disponibile che si sceglierà, rimane un impianto industriale altamente inquinante, che non può dare risposte intelligenti alla necessità di ridurre la produzione di rifiuti». «Guardiamo Brescia, quella dell’inceneritore modello - incalza Rizzoli - dagli attuali 624 chili per abitante l’anno si vorrebbe arrivare a 800 nel 2016, il 28% in più. È questa la strada che vogliamo seguire in Trentino?».

A fianco di Nimby c’è padre Gianni Nobili, comboniano di Sondrio che ha passato tre quarti della vita tra Burundi, Congo e infine Kenya con Alex Zanotelli. Cita Jovanotti, «la strada della felicità si chiama sobrietà». «Se noi divoriamo come predatori, per forza gli altri nel Sud del mondo devono vivere delle briciole e dei rifiuti». Mille giorni di sciopero della fame a catena. «Il digiuno - commenta padre Nobili - è un’arma che costringe a pensare».

 

Trentino, 16 dicembre 2006

 

 

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