Nimby ora chiede aiuto a Napolitano

Cinquecento in città contro l'inceneritore

 

Mille giorni di digiuno non hanno fiaccato le forze e l'ostinazione di Nimby. La lotta pacifica contro l'inceneritore voluto da Provincia e Comune tornerà a Roma. "Abbiamo deciso di inoltrare al presidente Napolitano un ricorso contro la realizzazione dell'impianto di Ischia Podetti". Sarà quindi il Capo dello Stato a dover dirimere la questione. Oggi Nimby invierà al Quirinale un voluminoso pacco natalizio: dodici pagine di ricorso più allegati tecnici e scientifici sui danni provocati dall'inceneritore. L'annuncio è di Adriano Rizzoli, leader dell'associazione Nimby che dal 21 marzo 2004 - esattamente mille giorni fa - promuove la staffetta del digiuno contro il termovalorizzatore.

E ieri per festeggiare la ricorrenza, sono scese in piazza quasi cinquecento persone con decine di fiaccole accese. C'erano tanti giovani  e molta gente comune, tutti animati dallo stesso intento: annodare e strozzare il camino del futuro inceneritore che è poi diventato il logo di Nimby. "Siamo contenti - dichiara Rizzoli - del successo di questa fiaccolata. Ma non è tanto importante il numero di persone che sono qui, quanto la possibilità di diffondere il nostro messaggio: l'inceneritore è la scelta sbagliata e possiamo farne a meno". Al decisionismo del sindaco Pacher che ieri ha annunciato che nel 2010 l'inceneritore entrerà in funzione, Adriano Rizzoli risponde con una provocazione: "Grisenti ha detto che ci vorranno due anni per bonificare Ischia Podetti. Come sia possibile costruire contemporaneamente l'inceneritore, qualcuno dovrebbe spiegarcelo. Ma forse Grisenti e Pacher faticano a parlarsi visto che potrebbero essere in competizione per la poltrona di sindaco".

Da piazza Duomo il corteo si sposta in via Belenzani. Dopo una breve sosta sotto palazzo Thun, al grido "ora e sempre differenziata", i manifestanti si dirigono verso il palazzo della Provincia. Breve sosta e foto di rito, ma il presidente  Dellai - come il sindaco Pacher - non si affaccia. Allora il corteo riprende il suo cammino per le vie della città. Tra i manifestanti c'era una nutrita delegazione di sindacalisti Cgil, da Franco Ianeselli a Ezio Casagrande insieme al responsabile ambiente Moreno Marighetti. E poi i consiglieri comunali di Rifondazione comunista, Tommaso Iori e Lucia Coppola, il verde Carlo Biasi, il dipietrista Firmani, il consigliere provinciale Giorgio Viganò, oltre ai rappresentanti delle associazioni ambientaliste Maddalena Di Tolla (Legambiente) e Paolo Mayr (Italia Nostra), all'ex deputato Sandro Schmid, ai disobbedienti del centro sociale Bruno e ad un gruppo di anarchici che in uno striscione accostano la lotta contro l'inceneritore a quella contro la Tav in val di Susa.

Per chiudere la manifestazione, il popolo anti inceneritore si ritrova nella sala della Caritro in via Calepina. Qui, dopo l'invito di Simonetta Gabrielli ("La politica torni indietro e rinunci all'inceneritore"), ha preso la parola il missionario padre Gianni Nobili, che lavorò spalla a spalla con padre Alex Zanotelli. "La via alla felicità è la sobrietà e il rispetto del creato", citando uno scritto di Jovanotti. "Lo stile di vita occidentale è fondato sullo spreco mentre nel sud del mondo la gente è costretta a vivere di rifiuti. I politici devono saper leggere nel cuore della gente e stare al passo con i cambiamenti del mondo che ci chiedono più attenzione all'ambiente". Nimby intanto annuncia la pubblicazione di un libro sui rischi dell'inquinamento e tre convegni nel corso dell'inverno. "Quello sul porta a porta - dichiara Rizzoli - vorremmo farlo assieme al Comune".

 

l’Adige, 16 dicembre 2006

 

 

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