«Poteva essere la Bhopal italiana»

Bertolaso: «Strage scampata». Dellai: «Almeno s'impari dagli errori»

 

AVIO - Nel caos di informazioni, commenti e polemiche, una cosa sembra chiara: lo scontro tra i due convogli merci avvenuto all'alba di mercoledì avrebbe potuto provocare la grave intossicazione delle centinaia di soccorritori intervenuti. Se poi il vento ci avesse messo lo zampino, diffondendo nell'aria i vapori tossici, le conseguenze sarebbero state difficilmente calcolabili. Nel treno tamponato, infatti, erano trasportate quattro cisterne da 25 tonnellate l'una di metilene difenil isocianato, una sostanza che, sopra i 20 gradi, produce vapori altamente tossici. Lo conferma lo stesso capo della Protezione civile, Claudio Bortolotti. Uno dei quattro vagoni che contenevano l'isocianato si è squarciato nell'impatto, riversando il suo carico nel terreno circostante. A pochi vagoni di distanza, una cisterna di alcol etilico, rimasta fortunosamente intatta. «Una strage scampata». A dirlo non sono solo molti soccorritori, ma lo stesso capo della Protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, che parla del rischio di una seconda Bhopal. Smorza i toni l'Appa che rassicura: allo stato non c'è pericolo di inquinamento chimico.

BERTOLASO - «Anche l'Italia - afferma inequivocabilmente Bertolaso - poteva avere la sua Bhopal. La sostanza tossica non era segnalata nelle carte di accompagnamento ed è stato scoperto che, a poca distanza, c'era anche presenza di alcol etilico. Se non c'è stato il botto - osserva - è perché uno " stellone" ci ha protetto, ma non possiamo affidarci allo stellone».

BORTOLOTTI - Il capo trentino della Protezione civile ammette che «forse il riferimento a Bhopal è esagerato», ma conferma che «solo la sorte e le condizioni climatiche hanno impedito un disastro. La sostanza fuoriuscita dal vagone sventrato - spiega Bortolotti - vaporizza sopra i 20 gradi. Per accertarcene abbiamo fatto anche un esperimento. I vapori prodotti sono altamente tossici e la loro pericolosità è proporzionale alla temperatura dell'ambiente. Se l'alcol contenuto nell'altro vagone avesse preso fuoco, o se solamente fossimo stati in estate, non so dire quali conseguenze avremmo avuto. Sarebbe bastato un po' di vento per spargere i vapori tossici in tutta la zona. Io non so dire - prosegue - se siano state rispettate tutte le regole, ma se così fosse, è evidente che certe regole vanno cambiate. Di sicuro - denuncia - non è pensabile che per i soccorritori sia impossibile risalire al contenuto dei vagoni, alla sua potenziale pericolosità, al modo in cui trattare certe sostanze. Per dieci ore abbiamo lavorato all'oscuro di tutto».

DELLAI - Sulla stessa linea di Bortolotti, il presidente della Provincia, Lorenzo Dellai. «A me non interessa - spiega - stabilire la correttezza formale dei documenti di accompagnamento. I fatti parlano chiaro: i soccorritori non sono stati messi nelle condizioni di sapere quali materiali andavano a maneggiare. Da quanto accaduto, è nostro dovere ricavare utili insegnamenti per il futuro, perché fatti simili non si ripetano. Pensiamo solo a quali conseguenze ci sarebbero state se invece che inverno fosse stata estate. Intanto - fa sapere Dellai - ho dato pieni poteri a Bortolotti fino al termine dell'emergenza».

VICEMINISTRO - Immediate le reazioni del governo. Inviti alla prudenza, ma nessuna smentita vera e propria. «Il luogo dell'incidente è sotto controllo - assicura il viceministro alle Infrastrutture, Cesare De Piccoli -. Occorre dunque la massima cautela - afferma rivolto a Bertolaso - nel diffondere notizie che possono generare allarmismi».

FUGATTI – A De Piccoli risponde, a breve giro di posta, il deputato della Lega, Maurizio Fugatti, che ad Avio ci vive. «Mentre la Protezione civile, per bocca del suo direttore Bertolaso, lancia segnali d'allarme, il governo - attacca Fugatti – rimane zitto. Il viceministro non ha detto nulla di questa sostanza. La mancata chiarezza sul contenuto dei vagoni ha fatto sì che i soccorritori venissero mandati allo sbaraglio, senza sapere che si trovavano davanti ad un materiale dannoso per la salute».

L'APPA - Parlare di strage scampata per l'ispettore dell'Appa Paolo Malfer è forse eccessivo, certo è che a Borghetto anche ieri la preoccupazione era palpabile e, nel pomeriggio, i vigili del fuoco del nucleo Nbcr di Mestre (tra i più esperti d'Italia) insieme ai colleghi dei permanenti di Trento hanno ricominciato a scavare. Buche di diversi metri di profondità per verificare se la sostanza è filtrata nel terreno e hanno effettuato dei prelievi che verranno analizzati nelle prossime ore. «Lo facciamo soprattutto per precauzione, ma le probabilità che la sostanza sia penetrata nel terreno sono pressoché nulle - spiega Malfer - sotto i 37 gradi l'MDI si solidifica. Per scrupolo stiamo comunque facendo tutte le verifiche, abbiamo controllato le falde della Paf e del paese». Il problema maggiore sarà allora nel trasporto? «Si dovrà fare attenzione e utilizzare delle tute e delle maschere, ma come detto la sostanza è cristallizzata, quindi non dovrebbero esserci problemi».

 

Corriere del Trentino, 15 dicembre 2006

 

 

 

 

La DOW

« Carte a posto, le Ferrovie sapevano

Nessun allarme: sostanza non tossica »

 

AVIO – Ha usato parole dure, pesanti. Bertolaso ha acceso i toni sul disastro ferroviario dell'altra notte a Borghetto di Avio, ha parlato di strage scampata. E se il vice ministro delle Infrastrutture De Piccoli si affretta a precisare che la situazione resta sotto controllo, l'ombra, la paura di un allarme chimico resta. Una quindicina di vigili del fuoco, i primi ad intervenire, sono andati al pronto soccorso per alcuni controlli e ieri erano in molti a Borghetto a chiedersi che cosa sarebbe potuto succedere. Il gelo, riferiscono i tecnici stessi, scongiura ogni pericolo, la sostanza, il metilene difenil isocianato (MDI) al freddo si solidifica e quindi non ci sono rischi, ma cosa sarebbe accaduto se era estate? Ne abbiamo parlato con l'ingegnere Lorenzo Nicolini, responsabile della Set che commercia i prodotti Dow in Italia, l'azienda che produce l'MDI.

Ingegnere, quanto può essere pericolosa per l'uomo questo tipo di sostanza?

«Quando ho letto l'intervento del capo della protezione civile sono rimasto un po' stupito. Credo che ci sia un po' di confusione. Tecnicamente l'MDI non è una sostanza ritenuta tossica, ma viene definita nociva, c'è una sostanziale differenza. Fa parte della famiglia degli isocianati, ma è lontana anni luce da quella responsabile della strage di Bhopal nel 1984».

Che rischi ci sono quindi per i nostri soccorritori che sono intervenuti sul luogo del disastro?

«Ritengo nessuno. Questa sostanza sotto i 37 39 gradi si solidifica, quindi con il freddo diventa assolutamente inerte, non stiamo parlando di un gas. Mercoledì sono stato chiamato attorno alle 17.30 e sono subito partito per Borghetto per verificare di persona, insieme ai vigili del fuoco e ai tecnici dell'Appa abbiamo fatto dei rilievi e tutti gli accertamenti hanno dato esito negativo».

Ingegnere, si parla di quattro cisterne da 25 tonnellate di MDI l'una che trasportava il treno merci travolto, non è possibile che parte di questa sostanza sia filtrata nel terreno?

«Solo una delle quattro cisterne trasportate è stata interessata dall'incidente e comunque come detto la sostanza a contatto con il freddo si è subito solidificata. Non è comunque una sostanza così pericolosa, può provocare irritazione alle vie respiratorie, arrossamento, ma niente di grave». «A Correggio nel nostro stabilmento della Dow, il metilene difenil isocianato è una sostanza pura molto utilizzata per produrre isolanti e parti di automobili, polimeri».

Sul fronte delle «misteriose» bolle di accompagnamento sparite o non trovate, cosa dice? I vostri documenti erano in regola, perché i soccorritori si sono accorti della presenza dell'isocianato solo dieci ore dopo?

«Noi per il trasporto ci affidiamo ad una ditta svizzera con sede a Busto Arsizio, la Bertschi, li abbiamo chiamati e ci hanno assicurato che tutta la documentazione era a posto. Le Ferrovie dovevano essere informate, mi risulta davvero difficile pensare che quattro cisterne possano viaggiare senza che le Ferrovie fossero informate. Da parte nostra comunque la documentazione era in regola».

 

 

 

 

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