Seconde case, la giunta fa dietrofront

Emendamento già in Consiglio: «I sindaci possono decidere le eccezioni al blocco»

Gilmozzi: «C’erano troppe lamentele, vigileremo comunque». Forza Italia: «Vergogna»

 

TRENTO. Il duro e puro dell’ambientalismo, Gigi Casanova, l’aveva incensata come una legge di “grande coraggio”. Quale? Quella che bloccava la proliferazione delle seconde case, in Trentino spuntate come funghi. Testo fieramente voluto dall’assessore all’urbanistica, il margheritino Mauro Gilmozzi, giusto un anno fa. Peccato che nella legge finanziaria da ieri in aula lo stesso Gilmozzi, con un emendamento, abbia inserito un grimaldello in piena regola alla sua legge. Che la renderà innocua.

Se l’emendamento passerà così come è stato depositato i Comuni saranno liberi di inserire nei loro piani urbanistici deroghe a man salva. Per ora senza limite: «Ma sarà comunque la Provincia alla fine a dare, o meno, il via libera al prg di un Comune. Dovevamo fare questo cambiamento. Prima si è lamentato un sindaco, poi un altro, poi un altro ancora. Sono tantissime le situazioni di case, magari di modesto volume, che sono rimaste boccate dalla legge» allarga le braccia Gilmozzi.

La formulazione dell’emendamento, l’articolo 48, comma 2, spalanca di fronte ai sindaci delle praterie edilizie: « È ammesso - vi si legge - attraverso il piano regolatore generale definire le eccezioni all’applicazione del predetto limite, in ragione delle limitate dimensioni volumetriche e della localizzazione della costruzione esistente».

Come si legge il limite per ora è la fantasia dei primi cittadini. Gilmozzi non ci sta: «Aspettate, non è mica finita qui. Farò poi un regolamento dove dirò le dimensioni e le località delle abitazioni per cui si può derogare» assicura l’assessore.

Ma già ieri in aula il consigliere di Forza Italia Mauro Delladio ha tuonato contro l’emendamento-grimaldello: «Una vergogna, un dietro-front in piena regola ad appena un anno dall’entrata in vigore di una legge sacrosanta. Ma evidentemente la pressione esercitata sulla giunta dalle lobby delle imprese di costruzioni sono state più forti di tutta la presunta attenzione al paesaggio. Si tratta di una nuova liberalizzazione che cancella gli effetti della legge».

I maligni offrono una lettura ancora più “tranchant”: la legge che avrebbe dovuto bloccare le seconde case lo scorso anno è stata annunciata in notevole anticipo rispetto alla sua promulgazione, il che si è tradotto in una corsa folle alla richiesta di concessioni edilizie che ha costretto i comuni ad una sorta di super lavoro. Licenze già staccate che hanno innalzato di molto il limite già fisiologicamente alto di case turistiche in Trentino. Ma non è tutto: ora, se l’emendamento troverà il sì dell’aula, alle licenze già accumulate si andranno ad aggiungere tutte quelle che arriveranno in deroga da Comuni insofferenti a lacci e lacciuoli. Insomma dopo il danno anche le beffe. Mentre la giunta Dellai, che come ammette lo stesso Gilmozzi non vuole aprire troppi fronti con i sindaci in vista del 2008, ha confezionato loro il regalo di Natale.

 

Gianpaolo Tessari

Trentino, 19 dicembre 2006

 

 

 

L’intervento

Non è un dietrofront

 

L’articolo apparso sulla cronaca di ieri del “Trentino” in ordine alle seconde case genera nell’opinione pubblica un clima di diffidenza che la legge 16 del 2005 davvero non merita, essendo una legge che, con coraggio e per la prima volta in Trentino, ha avuto e ha il merito di affrontare, una volta per tutte, lo spinoso problema delle seconde case nelle zone turistiche. Una semplice precisazione introdotta con un emendamento alla Finanziaria, che si riferisce ad alcune situazioni paradossali che si potrebbero creare con il cambio di destinazione d’uso di piccoli volumi non residenziali già esistenti (un fienile, una rimessa per attrezzi o altro) viene descritta come una “marcia indietro” rispetto ad una norma così importante e impegnativa. In questa sede mi preme innanzitutto ricapitolare le ragioni che stanno dietro a questa legge. Ragioni di ordine ambientale e paesaggistico, che richiamano la necessità di tutelare un territorio in cui - in alcuni Comuni - il rapporto tra aree edificate e aree disponibili è superiore all’80%. Ragioni di equità sociale, al fine di garantire il diritto di accesso al mercato della casa anche a chi vive nelle zone turistiche di montagna. Ragioni economiche, ritenendo la Giunta provinciale che il modello di sviluppo del Trentino deve essere impostato sulla qualità dell’abitare, più che sulla quantità del costruire.

In tal senso la portata della Legge 16 è molto più ampia del tema specifico “seconda casa”, laddove, introducendo gli istituti della perequazione e della compensazione edilizia, permette al Comune di negoziare per i propri cittadini le condizioni più favorevoli per dare risposte ai loro bisogni abitativi. Nel contempo, le normative che sono intervenute in materia di edilizia abitativa, di risparmio energetico, o iniziative come il Distretto per l’energia e l’ambiente recentemente costituito con lo Stato e molte imprese trentine, o altri riferimenti all’edilizia sostenibile contenuti nel PUP, offrono nuove opportunità al comparto edile coniugando lo sviluppo con la sostenibilità.

In questo contesto la legge 16 ha precisato sostanzialmente tre cose.

  • Le nuove aree. Non possono essere pianificate nuove aree se non mantenendo una proporzionalità tra case per vacanze e, rispettivamente, case ordinarie. La percentuale di case vacanze che varia a seconda dei Comuni tra lo zero e il 30% non può essere ulteriormente incrementata fino a che lo sviluppo urbanistico o edilizio comunale non abbia saturato almeno l’80% delle aree destinate a case ordinarie.
  • I volumi esistenti a destinazione non residenziale. La norma ha previsto che in caso di cambio di destinazione d’uso di questi volumi in residenziale, gli alloggi per vacanze e tempo libero, non possano mai superare il 50% del volume residenziale complessivamente recuperato.
  • La norma prevede alcuni elementi di flessibilità in capo ai Comuni per oggettive necessità di gestione urbanistica che variano in ragione delle specifiche peculiarità degli stessi. In tal senso, la norma è volta a rafforzare gli strumenti urbanistici e, quindi, ad aumentare la capacità di controllo del proprio territorio.

La forza della norma è in queste tre particolari condizioni che hanno retto alla non facile prova del vaglio di costituzionalità e del Tar.

Ai fini attuativi i Comuni devono adeguarsi alla Legge entro il prossimo gennaio e, proprio per aiutare gli Enti locali a procedere in maniera tempestiva alla elaborazione dei Piani Regolatori, la Provincia autonoma ha istituito un gruppo di lavoro specifico a disposizione dei Comuni stessi. È proprio con questo tavolo tecnico che si sono individuati alcuni casi di problematicità applicativa, in particolare laddove il cambio di destinazione d’uso di piccoli volumi non residenziali, avrebbe di fatto portato alla definizione del paradosso secondo cui parte dell’unico alloggio realizzabile sarebbe dovuta essere destinata a casa vacanza e tempo libero e la rimanente a casa ordinaria. Condizione evidentemente impraticabile sotto il profilo tecnico, prima ancora che politico. Per dare risposta a questi particolari e specifici casi è stata necessaria una precisazione in legge. Precisazione che infatti, si riferisce ai piccoli volumi esistenti a destinazione non residenziale.

Eccezioni, quindi! Con la specificazione che per i suesposti casi di difficoltà applicativa sia il PRG a precisarne il contenuto, sotto il controllo della Giunta provinciale che, in approvazione dei Piani regolatori, è il garante ultimo della corretta ed efficace applicazione della legge 16.

Vale ancora la pena di richiamare i poteri generali di emanazione dei criteri e indirizzi applicativi delle leggi provinciali da parte della Giunta. Pertanto, non c’è alcuna retromarcia della Giunta provinciale o del sottoscritto sulla legge 16. La stessa è in fase di piena attuazione e viene ribadita e integrata nella proposta di nuovo Pup. La norma contenuta in finanziaria è, quindi, veramente poca cosa. Semplicemente una risposta di buon senso ad un limite applicativo della legge stessa, che mantiene tutta la sua efficacia e validità.

Dirò di più. La finanziaria in realtà rafforza ulteriormente la legge 16, ricomprendendo nel computo della casa per vacanze e tempo libero, anche i residence extraalberghieri, prima esclusi dall’applicabilità della norma. Ed è invece vero e per contro, che gli unici emendamenti in controtendenza che vorrebbero eliminare il parametro massimo del 50% di seconde case nel cambio di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale, sono a firma di consiglieri di Forza Italia.

Chiudo con l’amarezza di constatare come sia facile creare preoccupazioni tra i cittadini e mortificare il duro ed importante lavoro portato avanti in questi anni non solo da me, ma dai Comuni e dai miei collaboratori.

Mauro Gilmozzi

 

L’assessore Mauro Gilmozzi fa bene a difendere la sua legge. Perché è una legge importante per un Trentino che deve darsi dei limiti: limiti alla speculazione, limiti alla difesa del territorio, limiti alla dissennata ricerca di un profitto che rischia di rivelarsi un boomerang per le aziende e gli alberghi della nostra provincia. Fa bene anche a garantire che le eccezioni saranno soltanto “eccezionali”, per l’appunto, e che la giunta vigilerà sulle richieste dei Comuni. Ma ora, dopo questo emendamento, occorre un regolamento (come ammette lo stesso Gilmozzi) che definisca le possibili eccezioni e che non rimanga una norma in bianco, dove ciascun Comune possa infilare la propria eccezione o dove la Provincia decida, caso per caso (e non sarebbe simpatico, creando sì questo modo di operare un clima di diffidenza), quali siano i casi eccezionali.

(p.m.)

 

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