Battaglia civile per l’acqua potabile

Padre Zanotelli a muso duro: «Immorale usarla per i cannoni da neve»

 

Domani 3 gennaio, alle ore 20.30 nella sala di rappresentanza del Comune in vicolo Gumer a Bolzano, appuntamento con Padre Alex Zanotelli. Il missionario trentino, invitato dal Centro per la Pace, terrà una serata sul tema «La vita non è in vendita» al cui centro c’è il problema dell’uso delle risorse idriche. Saranno presenti anche il sindaco Luigi Spagnolli e l’assessore Luigi Gallo. All’inizio dell’incontro sarà proiettato un film girato dal Centro per la pace in Bosnia - riguarda il villaggio di Martin Brod (enclave serba in territorio bosniaco - nel Comune di Bihac), con cui il Centro stesso sta stabilendo un gemellaggio. Martin Brod ha vissuto a lungo grazie all’acqua che lo percorre: scorre nel fiume Una, detto anche fiume degli smeraldi, e veniva utilizzata per far girare oltre 100 mulini che macinavano granaglie per tutta la regione. Ora, dopo la guerra, i mulini non ci sono più ma la zona è splendida, e si sta pensando a un possibile progetto di turismo responsabile. Tanto più che il paese è minacciato dall’intenzione di una grossa ditta di costruire una diga che sommergerebbe l’intera valle.

Perché questo collegamento tra Bz e Martin Brod? Un paio di anni fa il Comune di Bolzano ha incaricato il Centro per la Pace del progetto Montagne di pace, ideato dal Comune di Trento. L’idea è quella di risarcire luoghi che sono stati teatro di guerra. Si sono quindi creati alcuni “binomi”: a ogni comune italiano coinvolto è stato proposto un gemellaggio. A Bolzano hanno proposto Martin Brod. Non si tratta però di un rapporto di cooperazione «chiavi in mano» (ovvero progetto - costruzione di qualche edificio o servizio, arrivederci e grazie) ma del tentativo di creare una relazione tra le due municipalità e di far incontrare le persone. Tornando al tema dell’acqua, abbiamo chiesto a Padre Zanotelli di capirne di più.

«Sull’acqua ci giochiamo tutto. Il problema non è più il petrolio, è già finito il petrolio, al massimo 30 anni e non ne avremo più. Dovremo trovare altre fonti di energia. Il vero problema è l’acqua».

Così Padre Zanotelli, che entra subito nel cuore del problema: l’acqua è una risorsa strategica. Lo è sempre stata, e lo diventerà sempre di più negli anni a venire. Per questo sulle risorse idriche mondiali si stanno concentrando gli interessi delle grandi multinazionali. Un quadro a tinte fosche, lontanissimo dalla percezione comune che dell’acqua e del suo uso hanno i cittadini dei paesi occidentali.

Padre Alex, qual è il quadro reale della situazione?

«Solo il 3% dell’acqua esistente al mondo è potabile. E di questo misero 3%, ben il 2,7% viene utilizzato dallla grande agricoltura industriale. Ecco la cattiva distribuzione dell’acqua, se si pensa che già oggi 1 miliardo e 400 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e tra 20 anni saranno 3 miliardi».

Resta fuori uno 0,30%...

«Esatto e su questo c’è una vera e propria guerra da parte delle multinazionali. Invece di imparare a memoria le sette sorelle del petrolio, imparate a memoria il nome delle multinazionali dell’acqua, è molto più importante. La prima è la «Vivendi» con un giro di 255 miliardi di dollari l’anno. Stanno facendo una pressione enorme sulla Commissione europea e sul Parlamento europeo. In altri termini: a Bruxelles ci sono 5 mila persone stipendiate per fare lobbing per le multinazionali dell’acqua sui 700 deputati».

Pressioni per ottenere cosa?

«Per un solo obiettivo, lo stesso per cui stanno facendo enorme pressione anche sul WTO, l’Organizzazione Mondiale per il Commercio, affinché l’acqua venga inclusa tra i servizi, ovvero diventi merce, qualcosa che si può comprare e vendere. Una volta fatto questo passaggio, è finita».

Con quali risultati fino ad oggi?

«Con il risultato che la Commissione europea è all’avanguardia tra i Paesi che richiedono la liberalizzazione dei servizi d’acqua; e ciò su pressione dell’European Services Forum di cui fanno parte le grandi imprese private dell’acqua europee che sono le più potenti imprese mondiali del settore tra cui Suez, Vivendi, RWE-Thames Water, Danone. Ma non sono le uniche».

Quanto sono in grado di condizionare il mercato?

«Molto. Un solo dato: nel 2004 in Italia le multinazionali hanno speso oltre 600 miliardi delle vecchie lire per indurci a bere solo acqua in bottiglia e diffidare dell’acqua della spina. Guai a noi!!

A Napoli quando chiedo come fanno a fare il caffè così buono mi dicono “per via dell’acqua!”. Ma allora perché la gente è poi così imbecille da bere acqua in bottiglia?

Anche in val di Non è lo stesso: mi siedo a tavola quando vado a trovare mio fratello e mi trovo la Levissima, l’acqua Pejo - e io mi alzo a vado a prendere un bicchiere d’acqua al rubinetto. E tutti giù a ridere perché lo zio matto della famiglia sono io».

Difficile per un comune cittadino pensare di poter cambiare meccanismi macroeconomici governati dalle multinazionali...

«Sbagliato. La Nestlè è la più potente venditrice di acqua minerale al mondo. E ora è insidiata dalla Pepsi Cola e dalla Coca Cola. Tra parentesi è bene che si sappia che per fare 1 litro di Pepsi ci vogliono 9 litri di acqua.

Bene, cominciamo a capire l’importanza di questa cosa. E voi mi direte: ma noi cosa c’entriamo? cosa possiamo fare? Cavoli se c’entriamo! Soprattutto possiamo fare moltissimo».

In che modo?

«A Napoli siamo riusciti a cambiare le cose: avevano già deciso la privatizzazione dell’acqua 136 comuni che servono 3 milioni di persone; nel giro di 1 anno e mezzo siamo riusciti a farli ritrattare e adesso l’acqua è pubblica, cioè viene gestita con capitale pubblico. Ma va aggiunta un’altra clausola: senza essere Spa. In altre zone, come la Romagna, il 49% delle società è in mano ai privati. Ma siete matti? In Toscana: ma come si fa, una municipalizza che va a comperare l’acqua. Sono state raccolte 43 mila firme di cittadini che protestano contro questo fatto e portate al presidente della regione, Martini, che non le vuole ricevere. E intanto si riempie la bocca di una proposta di legge per la democrazia partecipativa popolare. Ma per favore! Almeno riceva le firme dei cittadini che protestano!»

E a livello di Unione Europea come si reagisce?

«Sono stato a Strasburgo a parlare agli eurodeputati. Ho detto loro: se votate perché l’acqua diventi merce, sappiate che come missionario ho diritto di dire a tutti che le vostre mani grondano sangue. Perché per colpa vostra non saranno più 50 milioni di persone a morire di fame, ma 100 milioni che moriranno di sete nel Sud del mondo».

A parte il necessario lavoro di lobbyng in sede europea, ci sono altre iniziative in cantiere per fermare le multinazionali

«Il 13 di gennaio scatterà in tutta Italia una iniziativa di legge popolare che metta nero su bianco alcuni principi irrinunciabili. Il primo: che l’acqua è un diritto fondamentale di ogni uomo. Il secondo: che l’acqua è una risorsa pubblica, e non una merce, e che va gestita da capitali pubblici. Senza Spa però, come ho detto. Non va gestita come un bene di scambio, la finanza deve starsene lontana. Il terzo: ogni cittadino italiano ha diritto a 50 litri gratuiti di acqua al giorno, equivalenti al fabbisogno stabilito dalle organizzazioni mondiali per ciascun individuo. La raccolta di firme andrà avanti fino al 13 di luglio e speriamo di superare di gran lunga il mezzo milione di firme necessarie per procedere con l’iter di approvazione».

Lei punta il dito contro lo sfruttamento industriale delle risorse idriche, ma anche la società civile ha le sue responsabilità. L’acqua, di fatto, è sempre stata utilizzata anche a livello domestico come una risorsa illimitata e mai come un bene scarso.

«Sì è vero, devono cambiare anche i comportamenti individuali. È un intero sistema che va rivisto».

Un bene gratuito viene spesso percepito come privo di valore. La proposta di legge che state per promuovere, o almeno una parte di essa, non rischia di essere controproducente rispetto alla possibilità di innescare meccanismi virtuosi di risparmio e ottimizzazione dell’uso delle risorse idriche? In questo senso, paradossalmente, prezzi elevati e mercato si rivelerebbero assai più utili.

«Attenzione: quando si parla di acqua gratuita si parla di garantire a tutti soglie minime di accesso alle risorse idriche. Quanto serve a vivere deve essere distribuito a tutti e in forma gratuita, sul resto invece deve intervenire la politica con una strategia di incentivi e disincentivi che spinga il quadro generale verso il contenimento e l’ottimizzazione dei consumi».

Esiste un uso etico dell’acqua in campo produttivo? Per essere chiari: l’industria turistica della neve o la siderurgia fanno uso di ingenti risorse idriche. Ed è sempre ottima acqua potabile. È etico usare acqua da bere per mettere in funzione i cannoni da neve garantendo con questo posti di lavoro?

«È una domanda difficile, ma in un’ottica complessiva del problema la risposta è semplice, ed è una sola. No, non è affatto etico e tantomeno è giustificato. Usare acqua potabile per i cannoni da neve è un autentico abuso. Mi spingo oltre: è un abuso anche utilizzarla per l’agricoltura industriale. Il sistema va cambiato da capo a fondo. In gioco c’è la sopravvivenza del mondo».

(m.f.)

 

Trentino, 2 gennaio 2007

 

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