Il climatologo di Rai tre Luca Mercalli si schiera contro l’alta velocità

«No al cantiere permanente»

«La galleria Tav è un’opera costosissima e inutile»

 

TRENTO - A favore di chi si spendono oltre cento miliardi di euro pubblici per l'alta velocità ferroviaria in un Paese che ha problemi a far funzionare al meglio i treni esistenti?

Parte da questa domanda l'intervento a Trento del climatologo Luca Mercalli, volto noto di Raitre, che lunedì sera, all'auditorium di via Perini, era letteralmente circondato da un «tappeto umano»: sala stracolma, gente seduta sul pavimento o in piedi fuori della porta. La serata, promossa dallo Spazio aperto No inceneritore no Tav, è stata l'occasione per illustrare le ragioni di chi respinge l'idea di un «devastante cantiere permanente» da Verona al Brennero passando per Trento. «Già nel giugno prossimo si prevede l'apertura, presso Fortezza, dello scavo del cosiddetto cunicolo esplorativo, una galleria di servizio lunga dieci chilometri che è parte integrante del tunnel di base verso Innsbruck», ricordano i promotori della serata, introdotta da Massimo Passamani. Da qui l'appello all'informazione e alla mobilitazione della società civile, per difendere il territorio, la salute e le casse pubbliche. 

Mercalli ha portato la testimonianza di uno scienziato che affianca le popolazioni della val di Susa per dire no a un'opera «costosissima» e, soprattutto, «inutile», che tra l'altro sottrae risorse all'attuale sistema ferroviario. Secondo il meteorologo torinese, oggi si creano «necessità» finte passando sulla testa dei cittadini ma consegnando i loro soldi ai «rapaci del business». In questo senso, le grandi opere, diventate all'improvviso impellenti e inderogabili, sono semplicemente la nuova frontiera della speculazione economica. «In Italia - spiega - l'alta velocità nella tratta Torino-Napoli è già costata novanta miliardi cui il progetto Torino-Lione ne aggiunge quindici. Cioè oltre dieci volte più di quanto le principali potenze del mondo, dagli Stati Uniti al Giappone, hanno investito congiuntamente nel progetto di ricerca sulla fusione nucleare a fini energetici. Frattanto, l'Italia della tecnologia arranca, ma si continua a gettare denaro pubblico per cementificare un Paese, piccolo e sovraffollato, già largamente ferito, che compromette a colpi di infrastrutture inutili i suoi veri tesori da vendere al mondo: il paesaggio e l'arte». 

Nel caso del mega-progetto ferroviario, giustificato ormai non più con un più rapido trasporto dei passeggeri ma con la necessità di spostare le merci dai Tir ai treni, Mercalli ha illustrato un'enorme quantità di dati per dimostrare che il risultato si può ottenere migliorando la qualità e l'utilizzo dell'infrastruttura esistente. L'opera faraonica, al contrario, presenta un bilancio negativo, sono più i costi che i benefici per la popolazione: «E uno studio dell'Università di Siena - precisa Mercalli - indica paradossalmente che l'impatto termodinamico sull'ambiente di un'opera come la Tav è maggiore di quello del trasporto merci su gomma. Questo, senza aprire il capitolo sanitario in senso stretto, il rischio amianto eccetera. Insomma, progetti come la Tav vanno fermati semplicemente perché sono contrari agli interessi generali, non hanno senso». 

Ma allora, cui prodest? «Ai grandi affaristi. Non certo alla gente normale, come quella che in val di Susa trema ogni volta che sente un rumore sospetto, temendo l'inizio di uno scavo, e poi era il vicino che tagliava la legna. Anche questo malessere è un effetto collaterale...». 

 

Zenone Sovilla 

l'Adige, 17 gennaio 2007

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