L’esperto piemontese anche all’Auditorium San Giuseppe

Quando cala la sera, tutti attorno al Tav

 

Dopo il convegno pomeridiano di San Michele all’Adige, Luca Mercalli, domani sera, si sposterà a Trento per partecipare al dibattito intitolato “Tunnel del Brennero e grandi opere: riflessioni intorno al Tav”, in programma a partire dalle ore 20.30 all’auditorium San Giuseppe - Santa Chiara di via Perini.

L’incontro, promosso da realtà che contrappongono il miglioramento della ferrovia esistente al grande progetto di ricostruzione del corridoio ferroviario, servirà a mettere in luce un bilancio negativo fra costi e benefici derivante dal progettato tunnel del Brennero e dal progetto di linea ferroviaria ad alta velocità e capacità Monaco-Verona.

Lo stesso Mercalli sottolinea che un calcolo sull’impatto complessivo di questi interventi nel quadro attuale dell’emergenza ambientale è positivo, se si tratta di agire per rendere più efficiente la rete ferroviaria attuale, mentre gli indicatori si invertono di fronte a mega-progetti che si tradurrebbero in cantieri aperti per dieci anni o più, con costi davvero enormi a carico di tutta la collettività.

L’esperto piemontese insiste proprio sull’aspetto della ricaduta in termini di benessere per la popolazione: oltre una certa soglia, ormai largamente raggiunta nel modello di sviluppo corrente, i miglioramenti promessi da opere e impianti (gallerie, strade, inceneritori, industrie, lottizzazioni residenziali e cementificazioni varie) diventano un costo e un peggioramento della qualità della vita per molti (con perdite economiche e sanitarie) e portano vantaggi soltanto a una minoranza di speculatori.

“Infatti – osserva ancora Luca Mercalli – le grandi opere sono ormai la nuova frontiera di un fanatismo del business comodo e in genere a spese delle casse pubbliche. Ma fra gli italiani cresce la consapevolezza di questo imbroglio e, di frontea questo estremismo del cemento, prende sempre più corpo di questi tempi una domanda di moderazione e di politiche più rispettose dell’esigenza di benessere concreto della collettività”.

 

l’Adige, 14 gennaio 2007

 

 

 

Il caldo? Problema scottante…

Mercalli domani in Trentino:

“Il fanatismo sviluppista rischia di rispedire la nostra civiltà all’età della pietra”.

 

«Il caldo anomalo di queste settimane invernali? Volendo banalizzare si potrebbe dire che iniziamo a sentire sulla nostra pelle gli effetti delle modificazioni climatiche in atto a causa degli eccessi del nostro modello di sviluppo».

Non lascia molti margini al fato quando parla dello stato dell'ambiente, Luca Mercalli, climatologo, presidente della Società meteorologica italiana e noto al pubblico televisivo per le apparizioni a «Che tempo che fa» di Fabio Fazio.

Domani, lunedì, l'esperto piemontese sarà ospite dell'Istituto agrario di San Michele all'Adige, nel quadro di una Giornata di studio sulle gelate primaverili in ambiente montano, che si aprirà alle 9.30 (l'intervento di Mercalli è previsto alle 10) e proseguirà fino al tardo pomeriggio, nella quale ricercatori italiani e stranieri illustreranno i risultati del progetto Gepri che ha lo scopo di offrire agli agricoltori nuovi strumenti di intervento.

 

Il progetto europeo e San Michele

 

Mercalli, non è un paradosso occuparsi di gelate notturne mentre a metà gennaio si registrano temperature quasi primaverili?

«È evidente che l'intensità del fenomeno tende ad attenuarsi in seguito ai cambiamenti climatici, tuttavia il rischio di gelate improvvise persiste anche se fa caldo. Si tratta di un evento puntiforme, bastano un po' di corrente artica e una bella nottata serena e il gelo in poche ore può compromettere i raccolti, nonostante l'effetto serra. Oggi, fortunatamente, sono migliorate le capacità di previsione, come conferma questo progetto europeo, cui partecipa anche il centro di San Michele, che mira a mettere in sicurezza i frutteti. È interessante osservare che qui, affrontando un problema di ordine agrometeorologico, si ottengono anche effetti indiretti sul risparmio di una risorsa minacciata proprio dall'innalzamento della temperatura: l'acqua. Come noto, infatti, è prassi consolidata l'irrigazione antibrina delle piante da frutto: una previsione puntuale delle gelate consente di circoscrivere questo consumo di acqua ai giorni realmente a rischio».

L'acqua, in effetti, è uno degli indicatori della crisi climatica: si ritirano i ghiacciai, nevica meno, si parla di una trasformazione della corrente del Golfo con effetti imprevedibili, aumentano i fenomeni atmosferici traumatici... L'umanità, l'Occidente in primo luogo, è chiamata a una rincorsa fuori tempo massimo per salvarsi dal collasso ecologico?

«Beh, al peggio non c'è mai fine, quindi è importante, innanzitutto, attivarsi per minimizzare i danni. Dopo decenni di verifiche empiriche e di denunce pressoché inascoltate, mi chiedo che cosa serve ancora ai nostri decisori per adottare le misure necessarie a un'inversione di tendenza. Le hanno chieste i papi, gli scienziati, gli ambientalisti, personaggi come l'ex vicepresidente Usa Al Gore, che sull'effetto serra e l'inquinamento ha prodotto un documentario, la stessa Unione europea... Non vorrei che i legislatori ora aspettassero l'apparizione di una scritta luminosa nel cielo, una rivelazione divina sulle scelte inderogabili per salvare la vita umana su questo pianeta. Intanto, per restare all'acqua, sale anche il livello del mare, posti come Venezia o i Paesi Bassi di questo passo finirebbero sotto nel giro di un secolo. E in Olanda stanno già costruendo le dighe...».

Ma il quadro clinico del pianeta Terra è davvero così allarmante? Esistono correnti politiche, economiche e culturali che tendono a sottovalutare e accusano gli altri di catastrofismo o di essere contro il progresso...

«Sono le rappresentanti di un fanatismo sviluppista che, in realtà, rischia davvero di rispedire nelle caverne la nostra civiltà nel volgere di un secolo».

Insomma, allontanarci troppo dalla caverna può ricacciarci al buio.

«Ormai il meccanismo è stato alterano profondamente. C'è un equilibrio nel rapporto fra noi e la terra che ha margini precisi di tolleranza, e continuando così li violeremo in pochi decenni. Non è un caso se l'Ue indica la necessità di tenere sotto i due gradi la variazione della temperatura media in questo secolo; se si supera questa soglia, diventa difficile un adattamento dell'essere umano senza pesanti conseguenze. Da qui l'appello al contenimento e alla mitigazione del fenomeno. Ma se pensiamo alla crescita in atto nell'Est europeo o in Oriente, sulla scia del nostro modello energivoro, ci rendiamo conto della malignità del quadro globale e della lentezza dei rimedi. Se il termometro medio, invece, crescesse, mettiamo, di quattro gradi, se ne accorgerebbero tutti; ma con i buoi ormai scappati».

In questo contesto, quali peculiarità presenta l'area alpina?

«Fa registrare un trend di aumento della temperatura più elevato della media globale: un grado contro 0,7. Abbiamo il problema dei ghiacciai e del calo dell'acqua disponibile per l'agricoltura, gli impianti idroelettrici, le attività turistiche... Poi, c'è il riflesso sulla vegetazione e sul paesaggio, sull'intero ecosistema: fiorellini a gennaio, animali che non vanno in letargo; pensiamo al mondo invisibile, gli insetti, le alghe, i funghi, i parassiti: tutti esposti al pericolo di una rapida mutazione. L'arco alpino è un fragile scrigno della biodiversità e alle quote medio-alte il tesoro è in pericolo. Senza pensare alle implicazioni per la stabilità del territorio: nella Alpi occidentali l'ultimo decennio ha registrato un incremento delle frane di pareti rocciose sopra i tre-quattro mila metri: con il riscaldamento viene meno l'effetto di collante esercitato dal ghiaccio».

Finora, in Italia più che altrove in Europa, il tema complessivo della contaminazione ambientale e delle sue conseguenze sulla vita ha avuto solo un'attenzione sporadica dalla politica e dai mass media. Come si spiega questa distrazione?

«Esistono forti resistenze a un ragionamento profondo, perché i correttivi indispensabili richiedono sacrifici. Vi sono aspetti legati agli interessi di gruppi economici, ma anche, ormai, dinamiche consolidate nella psicologia sociale, che rendono la collettività insieme vittima e complice di questo sistema altamente rischioso. Naturalmente è rimarchevole la capacità persuasiva delle imprese di mercato, esercitata anche mediante la pubblicità, come quando vediamo automobili sfrecciare silenziose in una foresta o in una distesa artica: ti dico che starai bene se ti comprerai un Suv da 700 cavalli...».

Si associa l'idea di un'incontaminazione quasi meditativa a un'attività che in realtà contribuisce all'inquinamento.

«C'è una capacità di creare bisogni che dà risultati positivi per alcun i gruppi economici, ma ingloba effetti collaterali che compromettono il benessere promesso».

 

L'abbattimento degli sprechi

 

L'Unione europea, pochi giorni fa, ha chiamato i Paesi membri a uno sforzo più serio per frenare l'inquinamento: ha insistito sulle fonti di energia rinnovabile ma ha pure invitato i Paesi dotati di centrali nucleare a congelare i progetti di progressiva conversione. Non è un po' contraddittorio, quando si parla di misure per salvare il pianeta?

«Capisco il senso dell'obiezione, ma tutto sommato non mi pare una visione irrazionale, quella di Bruxelles, a patto che ci si limiti a dire che i Paesi ormai avviati in questo processo energetico - come la Francia, assai matura in questo campo - arrivino a fine corsa. Però, ricordiamoci che il nucleare che conosciamo oggi non può diventare il combustibile del futuro, anche perché, accanto ai noti rischi per noi tutti, ha costi sommersi enormi, dalla costruzione delle centrali all'estrazione dell'uranio (spesso all'origine di guerre in alcuni dei pochi Paesi produttori). Sul fronte energetico è fondamentale, piuttosto, un abbattimento serio degli sprechi e un processo di conversione alle fonti rinnovabili, il sole innanzitutto. E il tempo stringe: non dimentichiamo che ci vogliono due decenni per convertire anche solo un venti per cento della produzione».

 

Zenone Sovilla

 

 

 

 

 

 

 

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