Nota di Nimby trentino

 

Dal Trentino del 22 agosto 2006:

Letta: «I vantaggi di Pimby rispetto a Nimby»

Il braccio destro di Prodi spiega di che cosa si parlerà a VeDrò nel fine settimana

«Vi spiego perché Pimby è meglio di Nimby. E perché il Trentino è uno dei posti migliori per trovarsi a ragionare sul futuro del nostro Paese». Parola di Enrico Letta, braccio destro del premier Romano Prodi (è sottosegretario alla presidenza del Consiglio) e ispiratore di VeDrò, seminario-kermesse che proprio a Dro nel prossimo fine settimana, vedrà riuniti un bel gruppo di personaggi emergenti non solo nel mondo politico ed economico, ma anche in quello dello spettacolo e dell’arte.”

Tra quei “personaggi emergenti” era presente anche Paride De Masi, presidente di Italgest.

Dal Quotidiano l’articolo-intervista del 15 maggio 2005, di Enzo Schiavano a Paride De Masi, dal titolo: “Paride De Masi: dal mattone all'energia con un occhio allo sport, la grande ascesa di un giovane imprenditore”.

"L’energia da fonti rinnovabili la considera un settore in grande sviluppo? È possibile un rafforzamento di Italgest Energia in Actelios?

«Actelios oggi nel suo settore, la produzione di energia da rifiuti e scarti vegetali, è l’azienda più grande d’Europa per MW installati ed in esercizio. Finalmente un primato italiano. Ho destinato, proprio negli ultimi giorni, d’accordo con la famiglia Falck, investimenti nel Salento per 100 milioni di euro che porteranno nuova occupazione per 100 addetti diretti e altrettanti indiretti. Il rafforzamento di Italgest Energia in Actelios è possibile perché rientra nel programma dei valori del gruppo: lo sviluppo sostenibile." »

Italgest possiede il 7,8% di Actelios (gruppo Falck). Gli amici di Actelios ("Energia da fonti rinnovabili", il loro motto) hanno l'incarico di costruire 3 inceneritori in Sicilia (http://www.actelios.it/default.aspx?sez=6) e gestiscono gli inceneritori di Trezzo sull'Adda e Granarolo dell'Emilia. Più due centrali a "biomasse": Rende (Cosenza) e Cutro (Cosenza).

 

È dunque ipotizzabile che quel “futuro del nostro Paese” a cui alludeva Letta, il braccio destro di Prodi, nell’intervista al Trentino sia lo stesso di quello dei project financing per Bellolampo, inchieste annesse?

 

 

Acquisito il carteggio sul via libera concesso dall’ex ministro Matteoli

Inchiesta sull’inceneritore, dubbi sulle autorizzazioni

I pm ispezionano il cantiere di Bellolampo

 

La Procura vuole vederci chiaro sugli interessi e sulle procedure per la realizzazione del mega inceneritore da 500 gigawatt nell’area dell’ex poligono di tiro di Bellolampo. I magistrati Geri Ferrari e Sara Micucci, del pool Ambiente, hanno aperto un’inchiesta e svolto un sopralluogo sulla sommità della montagna, insieme con i carabinieri del Noe e i vigili del Nopa. Una ricognizione nel cantiere delle aziende incaricate di fornire la struttura al raggruppamento di imprese capitanate da Actelios, del gruppo Falck, che si è aggiudicato un project financing con investimenti da 2,5 miliardi di euro.

A Bellolampo le ruspe hanno già spianato un terreno pari ad almeno sei campi di calcio per far sorgere in tre anni uno dei quattro termovalorizzatori fortemente voluti dal governo Cuffaro e sui quali il ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha sollevato più di una perplessità, minacciando di revocare le autorizzazioni.

Il contenzioso tra Roma e Palermo, apertosi all’insediamento del governo Prodi, non è stato ancora risolto. Sul cantiere pesa la scure di una illegittimità dei nulla osta rilasciati dal ministero quando alla guida c’era Altiero Matteoli. I magistrati hanno già convocato uno dei testimoni chiave della vicenda, il funzionario regionale Gioacchino Genchi, sospeso una prima volta e poi rimosso dalla responsabilità delle emissioni in atmosfera, in coincidenza dei passaggi cruciali nel controverso iter burocratico.

Sul piano amministrativo le tappe fondamentali si giocano tra l’autunno del 2005 e la primavera dell’anno scorso. Nell’ottobre del 2005 all’assessorato Territorio e ambiente il gruppo Falck sollecita l’autorizzazione. Genchi, nettamente contrario a dare il via libera, a quel tempo è sospeso. Neppure il funzionario che lo sostituisce, nonostante le insistenze del subcommissario all’emergenza rifiuti, Felice Crosta, dà il parere. A quel punto l’azienda si rivolge a Roma. Dal ministero arriva il sì firmato dal gabinetto di Matteoli contro il parere degli stessi uffici del dicastero. Genchi, frattanto rientrato in servizio, solleva la questione della illegittimità. Il ricorso al gabinetto sarebbe avvenuto fuori termine e il nulla osta non sarebbe stato supportato da tutti i pareri. Cambia il governo e interviene Pecoraro Scanio. Anche il ministro propende per l’illegittimità e convoca due conferenze di servizio. Il cantiere, partito a luglio scorso, va comunque avanti. L’azienda ha dalla sua l’assenza di una revoca formale e la copertura del presidente Cuffaro, deciso a chiudere la partita a ogni costo.

 

Enrico Bellavia

La Repubblica, 20 gennaio 2007

Cronaca di Palermo

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