Cadine, rovinata dal cemento

Una crescita troppo rapida ha cambiato il volto del paese

 

TRENTO. «È un sito di passo angusto et horrendo, chiamato volgarmente Bus de Vela. Sembra come un monte o dosso spaccato per mezzo a viva forza, vedendosi le fauci di cengio che s’incontrano». È la brillante sintesi scritta nel 1673 da Michelangelo Mariani.

L’appuntamento è con Roberto Cimadom, Fabrizio Leonardelli e Letizia Tasin del «Gruppo la Regola» di Cadine, associazione da 26 anni impegnata in iniziative e battaglie culturali. Suo il prezioso libro «Cadine: uomo e ambiente nella storia». Grazie ad una battaglia del Gruppo la Regola, è stata rimessa una nuova fontana in pietra rossa trentina e piantato un albero. «Vede lì? Sopra quel muretto? Era il luogo antichissimo degli oratori, delle assemblee popolari!» esclama Leonardelli. Pochi passi e andiamo ad un punto panoramico straordinario. Da qui vediamo «il catino», da cui forse deriva il nome di Cadine, che beneficia del clima del Garda. Ben protetto a nord dai grandi massicci della Paganella e del Gazza, a Est dal monte del Sorasass, a sud dal Bondone e a Ovest si allunga verso la Valle dei Laghi. Un’oasi di valore storico e naturalistico di altissimo pregio se non fosse stata devastata, in questi ultimi decenni, dall’ondata dissennata di edilizia residenziale speculativa e da una gigantesca infrastruttura di gallerie e strade senza alcun rispetto paesaggistico! E lo scempio continua.

Lettere, documentazione fotografica, proposte puntuali del «Gruppo la Regola» sono state ignorate. Il progetto dettagliato per la valorizzazione pedonale e ciclabile della straordinaria risorsa del percorso dei molini lungo il Vela e fino a Terlago, è rimasto lettera morta. Stessa fine la richiesta: «Che gallerie e snodi stradali fossero inseriti da uno studio urbanistico rispettoso del patrimonio paesaggistico». Così come non è stata accolta la proposta di buon senso di utilizzare uno spazio interrato per un posteggio pubblico. Dall’alto si vedono chiaramente i fori dei due enormi tunnel e i snodi stradali sorretti da impattanti muri di sostegno che hanno sconvolto radicalmente il paesaggio. Accanto alle gallerie, lo storico Bus del Vela con il suo forte ora in fase di restauro. Molto triste che dal paese non esista una strada pedociclabile che lo possa raggiungere. Si arriva solo con la macchina da posteggiare al Pasièl.

Gallerie faraoniche sembrano fatte solo «per correre più veloci». Importante è la velocità, chi se ne frega del patrimonio storico, culturale e paesaggistico. Il vecchio pezzo stradale lungo il canyon del Vela si fa solo a scendere a senso unico. Non esistono piazzole per fermate di emergenza e in galleria vie di fuga pedonali. In compenso le macchine ti sfrecciano via come essere su una pista di gokart. La frequenza dell’autobus per Trento è di circa trequarti d’ora. Troppo? Che importa, con la macchina in una volata siamo a Trento in cinque minuti.

Con un groppo al cuore scendiamo verso i nuovi insediamenti urbanistici al di là della vecchia strada statale in località Coltura e S. Michele. Cadine, in pochissimi anni da 500 abitanti è arrivata a 1300 e marcia rapidamente verso i 2000. Mi domando come si può modificare radicalmente l’assetto sociale di un vecchio borgo in maniera così rapida e violenta? All’inizio di Coltura ci accoglie un cantiere che sta sfornando otto o più blocchi di condominio. Che importa se tutto il paese ha tetti a due o quattro falde. Qui li facciamo ad una falda sola, così abbiamo più spazio per riempire le mansarde.

Si utilizza ogni centimetro quadrato e per farcene stare di più si è tagliata una parte di roccia della montagna, alla faccia delle «Residenze ai Giardini». Più avanti abbiamo gli insediamenti grigi anni ’80 delle case Itea, collegate fra di loro da lunghi tunnel, simili ai bracci delle carceri e di certo non adatti per chi soffre di claustrofobia. Poi passiamo a S. Michele. La vecchia zona residenziale con le sue casette monofamiliari e piccoli orto-giardini, anche se strette l’une alle altre, ci sembrano una bellezza. Peccato che ora, si trovino l’orizzonte sbarrato, a pochi metri di distanza, dalla sagome di quattro enormi condomini di quattro piani, color rosso-casa-cantoniera con balconi di legno? No, di zinco! Fra le due località cementificate, finalmente un po’ di verde. Il campo sportivo e ancora un ampio terreno agricolo che degrada verso i boschi verdissimi del Sorasass. Ma mi ero sbagliato, anche quest’ultima traccia del vecchio paesaggio in continuità con il centro storico, sarà spazzata via da una nuova ondata di cemento. Fermatevi!

Basta palazzi-speculativi e la nuova Rsa e Casa per gli anziani fatela altrove! Alle future generazioni lasciate almeno quest’ultimo spazio-patrimonio paesaggistico! Con sconforto, risaliamo nella «vecia Caden». Da via della Posta a via del Capitel, le vecchie case nobiliari e contadine con i classici «porteghi» e balconate di legno, raccontano di una storia che non c’è più. La casa Balduina, nel 1703 quartier generale del duca di Vendòme a capo di 15mila francesi in marcia su Trento. La splendida villa cinquecentesca Cazuffa (I Balduini e i Cazuffi erano proprietari delle case affrescate di Piazza Duomo a Trento) e poi, fra le altre, casa Giuseppe Antonio Slop, un astronomo che alla fine del ‘700 scoprì Urano. Siamo sull’incantevole via che termina con il Capitello, bivio di vecchie strade imperiali forse già romane. Una che arrivava da Trento passando per Sardagna e Sopramonte, l’altra verso Baselga e la Valle dei Laghi. Peccato che un lungo pezzo del muro a secco medioevale sia stato sostituito da guard rail zincati. Di sotto s’inerpica verso il Bondone la vecchia valle del Vela, ricca di storia e sudore degli operai dei molini, delle segherie, delle fucine, delle lavorazioni dei marmi e di tante filande, che meriterebbe un racconto a parte. Peccato che anche qui sia iniziata una nuova cementificazione! Un grande striscione dice No! All’inceneritore. Hanno ragione da vendere. Per il gioco delle correnti d’aria Cadine sarà un paese fra i più colpiti dai fumi dell’inceneritore che si vuole a Ischia Podetti, sotto il Sorasass. La puzza del recente incendio delle plastiche a Lavis si è sentita in tutte le case di Cadine. E le nanoparticelle dell’inceneritore, non perdonano. Non sono espettorabili, penetrano nel sangue e sono causa di gravi malattie specie tumorali.

Un’ultima domanda. Poco distante da Cadine, si è chiesto di riattivare la vecchia cava e di disboscare qualcosa come 150mila metri quadrati di bosco. Per farne cosa? Vigneti? O con il tempo, il business di una nuova grande speculazione edilizia? Per favore, lasciate la bellezza del bosco così com’è ora!

 

Sandro Schmid

Trentino, 28 gennaio 2007

 

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