«Impianto del biogas, rischio inaccettabile»

Il presidente del comitato che contesta la realizzazione chiama alla mobilitazione

 

GIUDICARIE ESTERIORI. Il biogas nelle Giudicarie Esteriori, croce e delizia di ogni ragionamento sulla valle da almeno due anni a questa parte. Croce e delizia da quando è apparsa chiara la portata del problema energetico in valle, legato a due questioni: inquinamento delle falde acquifere e risparmio energetico. Le due questioni sono legate: da un lato il rischio di inquinamento del terreno e delle falde acquifere per lo spargimento massiccio di liquami e letami nelle campagne.

Dall’altra lato la necessità di sopperire al bisogno energetico in modo alternativo rispetto all’uso di combustibili fossili. Da questo legame era nata nel 2004 l’idea di avviare lo studio per la realizzazione di un sistema integrato per la gestione dei reflui zootecnici del territorio: l’impianto di biogas. I tempi stringono, e non è più possibile rinviare le scelte. Sulla doppia questione inquinamento-energia abbiamo sentito il presidente del Cige, il Comitato iniziative Giudicarie Esteriori, Gianni Cisaro Martinoli, che da tre anni guida la battaglia contro il megaimpianto.

L’opposizione del Cige è contro il biogas come ricerca di energia alternativa?

“Assolutamente no, la nostra battaglia è contro il ventilato impianto centralizzato sul nostro territorio, previsto a Valec di Fiavé… Nulla abbiamo contro la ricerca di energia alternativa”.

Come procede la questione-impianto biogas?

“Il gruppo di lavoro dei 4 Comuni-Ceis-Cogegas all’inizio sembrava disponibile al confronto, poi non se ne è saputo più nulla. Anzi, sembrano chiusi a riccio. Lo stesso Comune di Fiavé aveva promesso 9 mesi fa di fare un referendum sulla questione, ma ora non se ne parla più.

Cento giorni di silenzio sull’iter progettuale dell’impianto sono tanti.

“C’è latitanza dei 4 comuni di fronte alle richieste di chiarimento. Sembra che intendano andare alla realizzazione senza confronto, con scelta precostituita, e soprattutto senza un coinvolgimento della popolazione, doveroso. I comuni, compreso Fiavé, hanno sempre dichiarato che non avrebbero mai agito contro i propri cittadini”.

Sono tutti favorevoli i contadini all’impianto? C’è spaccatura tra contadini e non in valle?

“Assolutamente no, c’è una bella spaccatura tra contadini favorevoli all’impianto e quelli contrari. Sostanzialmente i favorevoli sono i grossi, aderenti alla Cogegas (cooperativa Giudicarie Esteriori Gas), che si propone quale ente gestore col Ceis (Consorzio elettrico industriale di Stenico), scettici o contrari per lo più gli altri.”

Come Cige cosa avete fatto per informare la gente?

“Abbiamo fatto 7 incontri informativi pubblici, una serie di incontri con gli amministratori e coi politici. Dall’altra parte, assolutamente nulla...”

Riguardo al paventato impianto, che tipo è stato progettato?

“Si tratta di un vero megaimpianto centralizzato, per 100.000 tonnellate annue di deiezioni animali, scarti vegetali e quant’altro. Se però venissero meno tali deiezioni con la chiusura di stalle, temiamo che la provenienza dei rifiuti potrebbe essere esterna alla valle: diverremo la pattumiera del Trentino”.

L’investimento nell’impianto è congruo con l’economia locale?

No, perché risulta che a fronte di un investimento di 7.200.000 euro, l’utile sarebbe solo di 30.000 euro, cioè una cosa sullo 0,4 per cento, ben poca cosa rispetto al rischio complessivo...”

Risolverà almeno il problema ambientale, l’inquinamento del terreno per lo spargimento di liquami?

“Finché non si agisce sulla UBA, le unità bovine presenti in valle, che sono troppe per la nostra zona, ben oltre 3.800, l’impatto sarà sempre fortissimo e a nulla servirà l’impianto di biogas. Dal punto di vista economico, poi, c’è il rischio che in caso di perdita debbano pagare gli abitanti. Quanto alla produzione di energia rinnovabile, inutilmente chiediamo da tempo di allargare le ricerche anche ad altre fonti energetiche: la scelta per il biogas è irreversibile.”

 

Graziano Riccadonna

Trentino, 9 febbraio 2007

 

 

Le mosse

Una raccolta di firme e tanta informazione

 

ESTERIORI. La riflessione finale di Gianni Cisaro Martinoli è densa di preoccupazione. “Abbiamo abbandonato l’idea del referendum tra la popolazione, che è troppo macchinosa, anche se non da scartare. Ora puntiamo sulla raccolta di firme dei censiti di Fiavé, comune più interessato per via della localizzazione dell’impianto a Valec di Curé.
Proponiamo che il Comune si impegni a non rilasciare alcuna autorizzazione a realizzare sul proprio territorio impianti di biogas centralizzati, o parti di esso, magari decentrate sui territori finitimi. In base al regolamento comunale, raggiunto il quorum stabilito entro 60 giorni dal deposito l’amministrazione è tenuta a rispondere ai cittadini”.

(g.ri.)

 

 

 

 

 

 

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