Il giornalismo dei polli

 

Chi non ricorda gli allarmi sulla “pandemia” dei polli in arrivo dall’Asia? Chi non rammenta le raccomandazioni del ministero della Sanità e dei suoi sedicenti esperti? Chi non ha perquisito con occhio sospettoso la gallina che razzolava nella sua casa di campagna, chi non ha tremato dinnanzi alla foto del cigno morto di un male oscuro e misterioso in Turkmenistan o dell’anatra un po’ palliduccia rinvenuta in Papuasia, evitando per precauzione di acquistare carne avicola? Chi può dimenticare la scena di Lamberto Sposini che divora un pollo arrosto in piena edizione serale del TG5? Bene, quello della terribile influenza aviaria è un caso di scuola, uno dei molti dell’informazione scientifica che di tanto in tanto ci piove in casa sull’onda di qualche emozione o suggestione collettiva, di solito ben pilotata da chi declina furbescamente la parola “salute” e agita lo spauracchio della malattia per incassare soldi a palate.

Del resto, che cosa è rimasto della guerra intorno alla “multiterapia” anticancro inventata dal canuto professor Luigi Di Bella? Anni e anni di battaglie politico-giudiziario-mediatiche in cui l’unica cosa chiara era che la chemioterapia era di sinistra e la somatostatina era di destra, e solo perché in quel momento al governo c’era il centrosinistra e il centrodestra usava Di Bella come ariete per mettere in difficoltà il governo. Altrimenti le parti si sarebbero invertite. Quanti puoi siano stati i malati curati con la sperimentazione Di Bella che sono effettivamente guariti e quanti quelli che, abbondante le terapie tradizionali, sono morti, è un dato secondario che non interessa a nessuno.

Lo stesso discorso vale per gli inceneritori che, con un soave maquillage semantico, vengono ribattezzati “termovalorizzatori” secondo la stessa logica per cui le dittature filosovietiche di oltrecortina erano chiamate leggiadramente “repubbliche democratiche”. Inceneritore fa pensare alla cenere, alle scorie, all’aria puzzolente, al cielo grigiastro, alle malattie respiratorie; termovalorizzatore è qualcosa di positivo, di bello, che evoca il risparmio (valorizza qualcosa). Viene spacciato addirittura come “fonte di energia rinnovabile” e richiama il tepore del caminetto domestico nelle gelide notti di inverno. Che poi emetta nonopolveri killer da PM2,5 a PM0,1 che nessun filtro può fermare, o che produca diossina altamente cancerogena, nessuno (o quasi) lo dice. E sul fatto che una montagna di ricerche scientifiche dimostri come gli inceneritori di rifiuti siano dannosi alla salute umana e non risolvano alcun problema, ne’ in tema di smaltimenti dei rifiuti ne’ in tema di energie alternative di smaltimento, meglio sorvolare. Silenzio anche sull’esperienza delle città che hanno adottato la strategia “Rifiuti Zero” e che puntano su tecniche alternative di smaltimento senza combustione: come il trattamento biologico, la raccolta differenziata “porta a porta”, la riduzione a monte dei rifiuti e imballaggi responsabilizzando le aziende produttrici a farsi carico dell’intero ciclo d’uso.

Il comune di Buenos Aires, per esempio, si è dato l’obiettivo di chiudere tutti gli inceneritori e di riciclare tutti i rifiuti entro il 2020. In Gran Bretagna, la contea del Lancashire (1,2 milioni di abitanti) ha rinunciato nel settembre 2005 a costruire un megainceneritore, puntando sul trattamento meccanico-biologico “a freddo”, ritenuto anche da Greenpeace un metodo più rispettoso per l’ambiente e la salute umana. Diverse province italiane stanno battendo la stessa strada: le ultime sono Savona, Alessandria e Novara, dove grazie al “porta a porta”, giunto al 70 per cento di raccolta differenziata, sono stati cancellati progetti di nuovi inceneritori e nuove discariche. Forse, se ne sapessimo tutti di più, difficilmente accetteremmo che lo Stato italiano finanzi con sussidi pubblici gli inceneritori attraverso una congrua trattenuta su ogni bolletta dell’Enel. Forse, un’informazione che partisse dai fatti, e non dalle suggestioni, dal pressappochismo e dagli interessi economici, contrasterebbe programmi alla Quark, dove nel settembre 2006 si magnificavano con rutilanti servizi gli inceneritori di Barcellona, con queste sfavillanti parole spacciate per “servizio pubblico”: “Inceneritori e depuratori: due impianti che nessuno desidera sotto casa propria. Eppure a Barcellona, con l’utilizzo di moderne ed efficienti tecnologie, hanno realizzato questi impianti in piena città, costruendoci sopra anche un auditorium, un centro congressi e alberghi a cinque stelle delle più grandi catene internazionali”. Firmato: Piero Angela e famiglia. Sembra uno scherzo, ma anche in questo caso le informazioni più qualificate si trovano sul blog di Beppe Grillo, che si avvale di consulenti di altissimo livello in campo medico, biologico, ed epidemiologico.

 

Marco Travaglio

 

Tratto dal libro “La scomparsa dei fatti” – Gruppo editoriale Il saggiatore

 

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