Per gli studenti c'è il solare

E intanto il rettore punta sull'inceneritore

 

È costato 110.000 euro. Secondo gli esperti di energie pulite la spesa dovrebbe essere ammortizzata in nove anni. Stiamo parlando dell'impianto fotovoltaico installato allo studentato universitario di via Brennero, una residenza da 75 posti letto. Il sistema, che è stato applicato la scorsa settimana, permette di coprire il 15 per cento del fabbisogno energetico del palazzo.

Un computer all'ultimo piano permette di vedere in tempo reale quanto si riesce a risparmiare con i pannelli che garantiscono una copertura da tredicimila kilowattora. Per quanto riguarda invece lo studentato di San Bartolomeo, il presidente dell'Opera Universitaria Fulvio Zuelli e il direttore Paolo Fontana fanno sapere che il trenta per cento dell'acqua che verrà consumata dai giovani inquilini (370 i posti letto) verrà scaldata grazie ai pannelli solari.

I tecnici spiegano che i sistemi alternativi di produzione di energia devono essere combinati a quelli tradizionali. In questi giorni, vista l'adesione di Trenta al progetto di Caterpillar, si parla molto di come fare a risparmiare le risorse energetiche, il cui consumo costa in termini economici e in termini di impatto ambientale. Il rettore dell'Università Davide Bassi invita ad un ragionamento approfondito sui metodi per ridurre le immissioni di anidride carbonica nell'atmosfera. «Quando spegniamo un lampione a bassa pressione per cinque minuti, non dobbiamo dimenticare che, per riaccenderlo, è necessaria la stessa energia che abbiamo risparmiato. Quindi si deve avere un approccio molto razionale: dal punto di vista ambientale vale la pena fare ex novo, sull'esistente, un impianto a basso impatto? Bisogna stare molto attenti: si deve tenere conto delle spese energetiche per costruire i nuovi materiali, delle spese di trasporto e delle spese di smaltimento del vecchio sistema. Non basta dire che si deve cambiare. Il problema di costi economici ed ambientali è molto più complesso. In Trentino - dove, ricordo, è stato realizzato anche il distretto del risparmio energetico - si sta facendo molto, ma non esiste una sola soluzione». Come ateneo - aggiunge - sono state fatte varie sperimentazioni sull'uso dei pannelli solari e a Trento Nord si sta lavorando molto bene nel settore dell'eolico. «In un futuro non troppo lontano ogni singola casa potrà avere un proprio piccolo impianto che può sfruttare l'energia prodotta dal vento. Sarà una parte dei nuovi sistemi e dipenderà dalla collocazione degli edifici. La scienza si sta muovendo a grandi passi».

Quando si parla di energia e di inquinamento si deve inevitabilmente affrontare la «questione inceneritore». Secondo il rettore, docente di fisica, le moderne tecnologie offrono ampi margini di sicurezza: quelli oggi a disposizione sono impianti le cui emissioni rispettano le normative vigenti. Anzi, spesso sono inferiori ai limiti imposti dalla legge». Ma - facciamo notare - ci sono studiosi secondo cui non ci sono certezze sulla pericolosità delle sostanze che verrebbero immesse nell'aria. «Non è così. C'è chi dice che i gestori di un futuro inceneritore, per guadagnare, potrebbero ignorare bellamente i vincoli, i limiti imposti per garantire la sicurezza. Il rischio - sento dire - sarebbe quello di vedere immettere nell'ambiente sostanze nocive, in violazione della legge. Se fossimo in altre parti di Italia potrei anche essere d'accordo o comunque sarebbe più facile convincermi dell'esistenza di questi pericoli. Ma in Trentino la situazione è molto diversa. Qui abbiamo un'Agenzia per la protezione dell'ambiente molto qualificata che ci dà tutte le garanzie».

 

A.Tom.

l’Adige, 16 febbraio 2007

 

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