L’appello

Salviamo il Bleggio dal megaimpianto di biogas

 

Quattro comuni (Bleggio Inferiore, Bleggio Superiore, Lomaso e Fiavè), la Cogegas (Coop. di allevatori), il Consorzio elettrico, con il supporto di tecnici dell’Istituto Agrario di San Michele e della Federazione delle Cooperative, stanno tentando di convincere gli abitanti della valle della necessità di realizzare, in località “Valec”, un megaimpianto di Biogas che utilizzerà i reflui zootecnici delle stalle della zona. Stanno cercando di farci capire che questo progetto, non solo è sensato, ma ecologicamente sostenibile, volano per l’economia e per il turismo, produttivo dal punto di vista energetico.

Tutto bello, anzi magnifico, se… non fosse proprio per noi, esponenti del Cige (Comitato Iniziative Giudicarie Esteriori) che con tante altre persone ci permettiamo di criticare, di porre interrogativi, di raccogliere firme e di “mettere i bastoni tra le ruote”. Forse hanno ragione loro: l’impianto risolverà l’annosa questione dei liquami, il problema dell’inquinamento dei corsi d’acqua e… dell’effetto serra. Per quanto mi sforzi i dubbi e le perplessità rimangono; anch’io, anche noi, vogliamo bene alla nostra valle ed abbiamo diritto di esprimere un’opinione anche se diversa.

Ciò che proprio non riusciamo a comprendere sono le motivazioni che hanno spinto le amministrazioni comunali, che rappresentano tutti i censiti, a cercare un’unica soluzione, un’unica strada proponibile all’intera categoria dei contadini, anche a coloro che con piccoli o medi allevamenti, non hanno il problema dello smaltimento dei reflui. Questi piccoli contadini stanno facendo inoltre un grande sforzo per puntare sulla qualità, a scapito della quantità.

Quarant’anni fa si è voluto introdurre nella nostra valle stalle di tipo industriale, copiando dalla pianura padana, senza tener conto della realtà locale, di mezza montagna. Ora si concorda nell’affermare che i costi ambientali (basta fare qualche analisi di torrente, per capirci…) di quel tipo di agricoltura stanno diventando insostenibili.

Inseguire ora una sola via, una sola soluzione, non equivale forse a ripetere un altro errore?

Perché prima di costruire un impianto così grande non si incentivano gli agricoltori fuori norma con le Uba (Unità bovine adulte) a rientrare nei parametri di legge? Un unico impianto centralizzato obbligherà la zootecnia locale a mantenere gli standard odierni, senza sbocchi verso scelte diversificate? Come si può dichiarare che non esistono scelte alternative se si sono escluse fin dall’inizio?

Nessuno ha soluzioni precostituite, si intende, e nessuno è contrario per principio all’idea del biogas. Purtroppo però anche da noi si sta ripetendo quello che succede o è accaduto in altre valli del Trentino: scelte calate dall’alto senza coinvolgimento, scelte ritenute necessarie per lo sviluppo, senza considerare il sacrificio che hanno richiesto al territorio.

Come non ricordare ad esempio l’impianto di Biocompostaggio di Campiello di Levico? Agli abitanti di quella piccola Frazione della Valsugana, gli esperti avevano assicurato che l’impianto avrebbe risolto la questione della puzza legata ad una precedente attività di lombrico-coltura. Il risultato si è rivelato invece un fallimento totale, soprattutto a causa dell’odore nauseabondo persistente e penetrante, che sta rendendo molto difficile l’esistenza dei residenti, finora rimasti inascoltati.

Qualcuno ha detto che il sale della democrazia è la partecipazione. Qualcun altro, più di cent’anni fa, proprio qui nella nostra valle, ha posto le basi per una rivoluzione cooperativa che ha trasformato la vita delle nostre comunità, facendo soprattutto prendere coscienza ai poveri dei loro diritti di persone.

Mentre guardo verso la Pieve di Vigo penso a lui, don Lorenzo Guetti, anche in questi giorni nominato, “tirato per la giacca” da molti, ciascuno per sostenere le proprie convinzioni. Siamo fieri di lui, ma ben lontani dalla sua etica di solidarietà, dal suo inseguire sempre e comunque la trasparenza, dal suo invito a rimanere “galantuomini” in ogni circostanza. Chissà se nel nostro dna magari sia rimasta qualche briciola dello spirito di allora che ci permetta, anche adesso dopo oltre un secolo, di cercare una via che non spenga il dissenso, una via condivisa, non imposta, che possa fare delle Giudicarie Esteriori un esempio e un modello per un futuro diverso. È un sogno che si può realizzare con l’esempio di ognuno di noi attraverso nuovi stili di vita e con un nuovo modo di intendere la politica.

Prendiamo in prestito le parole di questo prete eccezionale per non dimenticare che in ogni scelta “… deve trionfare sempre, non dico il buon senso comune, ma prima di tutto la giustizia e la verità”.

 

Patrizia Filippi

rappresentante del Cige - Comitato Iniziative Giudicarie Esteriori

 

l’Adige, 24 febbraio 2007

 

 

 

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