Dolomiti Energia cassaforte delle utility

Nella holding, Trenta, Set e tre nuove aziende per luce, gas e ambiente

 

TRENTO - L'Italia del Nord cammina, l'Europa corre, il Trentino non può restare fermo perché il treno delle integrazioni nel settore dell'energia e dei servizi non aspetta. È questo lo sfondo su cui EuroPraxis, consulente di Tecnofin, disegna lo scenario di concentrazione delle multi-utility trentine in un'unica holding, Dolomiti Energia, articolata poi in società di scopo per la produzione, la distribuzione e la vendita di energia elettrica, gas e altri servizi.

IL VENTO DEL NORD. Lo studio EuroPraxis è il documento di lavoro che da alcuni giorni è sul tavolo dei sindaci dei Comuni interessati, e che riaccenderà la discussione sui due modelli alternativi: la super-aggregazione di tutte le aziende oggi esistenti in un unico sistema trentino o la permanenza delle società di ambito territoriale.

Pur essendo un documento tecnico, lo studio di EuroPraxis Consulting inevitabilmente spinge verso la strada dell'adeguamento a quanto sta avvenendo intorno a noi, a cominciare dalla fusione tra Aem Milano e Asm Brescia, socia di Trentino Servizi(è proprio di ieri l'ok dei sindaci lombardi) e dalla prospettiva di una maxi utility del Nord che metterebbe insieme ai lombardi anche le emiliane Enìa e Hera , nonché Iride (Torino-Genova), per un fatturato complessivo di 9,6 miliardi di euro e un totale di 16.500 dipendenti.

EuroPraxis è severa: le uniche iniziative di apertura verso altre realtà nazionali significative finora in Trentino sono state l'ingresso di Asm Brescia nel capitale di Trentino Servizi, e l'ingresso in Delmi/Edison attraverso Dolomiti Energia. Permangono invece numerosi operatori di piccole e piccolissime dimensioni, mentre sia la legge sia i problemi di approvvigionamento consigliano di crescere per non finire stritolati da competitori molto più forti.

IL PERIMETRO DEI 9. L'aggregazione dei 9 principali operatori («l'intero perimetro», nel gergo EuroPraxis) della provincia di Trento (Trentino Servizi, Set distribuzione, Ags Riva, Stet Valsugana, Air Rotaliana, Acsm Primiero, Asm Tione, Dolomiti Energia e Primiero Energia) porterebbe a un valore della produzione superiore ai 400 milioni di euro con 1.107 addetti.

Il «possibile percorso di integrazione» indicato da EuroPraxis prevede: una fase 1 con il conferimento di Consorzi e Comuni in Dolomiti Energia, una contestuale fase 2 con l'accentramento corporate e l'acquisizione di quote di Set e Trenta, una fase 3 con la creazione delle società operative di business. La scelta di conferire le azioni direttamente in Dolomiti Energia, evitando di creare una holding specifica, è dettata dal fatto che già oggi il suo azionariato include le diverse componenti del Sistema Trentino (Provincia, Comuni, privati, istituzioni finanziarie).

LA FASE «CORPORATE». Nella seconda fase, ogni singola azienda costituirà una «società corporate e partecipazioni» a cui verranno conferite tutte le partecipazioni azionarie. Per esempio Ags Riva costituirà «Ags Corporate e partecipazioni» a cui conferirà il proprio 4% di Set e il 100% di AgsCom. Queste nuove società verranno poi fuse nella Holding Dolomiti Energia (previa verifica della fattibilità giuridica/fiscale).

Poi, grazie alla fusione delle diverse società «Corporate», la nuova Holding Dolomiti Energia acquisirà la maggioranza assoluta di Trenta e Set (l'eventuale non accettazione di alcuni soci minori non pregiudica le fasi successive).

Dettaglio importante sottolineato dallo studio EuroPraxis: l'attuale quota posseduta dalla Provincia di Trento/Aspe nella società di distribuzione Set (il 30% circa) potrebbe venire suddivisa tra i singoli Comuni dove la società distribuisce energia elettrica, con l'obbligo però per gli stessi Comuni di conferirle contestualmente in Dolomiti Energia.

TRIPLICE BUSINESS. Terza e ultima fase, la creazione delle società operative di business, o società di scopo, distinte per funzioni, come richiede anche la legge: quindi, accanto a Trenta (commercializzazione) e a Set (distribuzione energia elettrica), dovrebbero nascere tre nuove aziende, rispettivamente per la distribuzione di gas e acqua, per l'ambiente (rifiuti ecc.) e - dulcis in fundo - per la produzione di energia elettrica, grazie alle centrali idroelettriche le cui concessioni a Enel ed Edison sono in scadenza nel 2010.

La società dedicata alla produzione di energia elettrica sarà in realtà strutturata come una sub-holding, a cui faranno riferimento, attraverso singole società, le centrali di produzione. La sub-holding dovrà detenere almeno il 51% di tali società, così da poter consolidare i margini e gestire la commercializzazione dell'energia prodotta (acquistata da Trenta a condizioni di mercato).

Per prevenire i timori di fagocitazione delle periferie, lo studio EuroPraxis è attento a rimarcare come soci delle società di produzione di elettricità potranno essere anche i singoli Comuni, mentre in caso di acquisizione delle centrali di produzione attualmente gestite da Enel o Edison, gli altri soci potranno essere sia gli attuali gestori (come soci industriali) sia eventuali altri soci finanziari come i Bim e/o altri soci privati.

PRESÌDI LOCALI. Sempre rivolto alle obiezioni delle valli, lo studio EuroPraxis afferma, più tranquillizzante che può: «Il presidio locale avverrà tramite sia il rafforzamento dei "brand" delle singole aziende sia con lo sviluppo di una rete di sportelli ed il mantenimento delle squadre operative sul territorio che consenta di avvicinarsi ai clienti e di fare di tale presidio un vantaggio competitivo che consenta di differenziarsi fortemente rispetto agli altri operatori del settore, che puntano invece sulla variabile prezzo».

Quanto alla compagine sociale del cosiddetto Nuovo Soggetto, Comune di Trento e Rovereto - i maggiori azionisti di Trentino Servizi - resterebbero insieme appena sotto il 50% , mentre agli altri Comuni andrebbe poco meno del 19% , dopo l'aumento di capitale che dovrebbe portare a 587,7 milioni di euro la forza della nuova super-holding.

Basteranno queste concessioni a far digerire il rospo della società unica alle orgogliose periferie elettriche del Trentino?

 

pgh

l'Adige, 1 marzo 2007

 

 

 

 

 

Corradi (Csst): Bressanini ci ha promesso che ci lasciava la produzione, invece...

Dalle centrali 100 milioni di euro

 

TRENTO - Il consiglio d'amministrazione del Consorzio sistemi servizi Trentino (Csst), che riunisce le 16 maggiori aziende elettriche locali, ha approvato ieri il bilancio annuale (con una sola astensione) e riconfermato i vertici nelle persone del presidente Silvano Corradi (n. 1 della Stet di Pergine) e del vice Mauro Ferretti. La vita del Consorzio scade peraltro a fine 2007, e dunque entro la fine dell'anno i soci dovranno decidere il da farsi per il futuro. Intanto, è stato fissato per il 19 marzo il confronto tra il Consorzio e il presidente del Consiglio delle autonomie Renzo Anderle.

Sulle ipotesi EuroPraxis (che nella riunione di ieri non sono state discusse), Corradi registra solo «un'anomalia politica»: «A Tione l'assessore Bressanini ci aveva detto che la produzione di energia poteva restare agli enti locali, visti i margini maggiori rispetto alla distribuzione, ma se la holding unica si porta via anche la produzione, che ne è dell'assicurazione di Bressanini?».

Secondo un calcolo di massima, le 20 centrali idroelettriche in Trentino possono fruttare 125 milioni di euro di ricavi l'anno, e qualcosa come 100 milioni di utile da distribuire (3 miliardi di euro di dividendi per i prossimi 30 anni, ha calcolato il Dolomiten per l'analoga realtà altoatesina).

 

 

 

 

Le previsioni per la nuova holding nei prossimi cinque anni.

Le ipotesi su governance e quotazione in Borsa

Il margine crescerebbe di 15 milioni di euro

 

TRENTO - Quale «peso» avranno le attuali società all'interno della futura super-holding? Lo studio EuroPraxis spiega che l'ipotesi di calcolo è stata costruita su una valutazione patrimoniale dei bilanci e su una reddituale, effettuata utilizzando multipli delle aziende del settore Utility.

La stima patrimoniale iniziale assegna alla nuova holding un valore complessivo di 439,7 milioni di euro così ripartiti: Comune di Trento 26,50%, Rovereto 23,45%, altri Comuni (inclusa la quota della Provincia in Set di competenza dei Comuni) 23,63%, Asm Brescia 9,18%, Tecnofin Trentina 5,68%, banche e fondi 5,39%, Ft Energia 4,45%, Consorzi 0,85% e altri minori fino al 100%.

La stima reddituale della situazione attuale porta a un totale di 529,3 milioni di euro, con la quota dei due Comuni maggiori che sale sopra la maggioranza assoluta (28,56% Trento, 25,54% Rovereto), Asm che raggiunge il 10% mentre gli altri Comuni scendono al 21,05% e altri soci fino al 100%.

Nel Nuovo Soggetto, invece, dopo un aumento del capitale fino a 587,7 milioni di euro, il peso dei due azionisti principali sarebbe diminuito per favorire «la realizzabilità politica dell'integrazione» al 25,22% e al 22,56%, quindi ben sotto la maggioranza assoluta, mentre gli altri Comuni avrebbero il 18,59%. I sottoscrittori dell'operazione potrebbero essere: i Bim, la Provincia tramite Tecnofin e gli investitori privati locali.

Nell'ulteriore ipotesi evolutiva dell'ingresso in borsa del nuovo gruppo, con il 25% del capitale offerto al mercato, si potrebbero ricavare nuove risorse per 170-180 milioni di euro e arrivare a una capitalizzazione di oltre 700 milioni di euro, con una discesa parallela dei pesi relativi di Trento (fino al 21,44%), Rovereto (19,07%) e altri Comuni (15,81%).

E la governance? EuroPraxis suggerisce per la nuova Holding Dolomiti Energia un consiglio d'amministrazione con un'adeguata rappresentanza delle realtà territoriali, un comitato esecutivo snello (a 3 o a 5) e un amministratore delegato dotati di ampi poteri di gestione, un patto di sindacato con un presidente di assoluto rilievo politico.

La ripartizione delle poltrone, che sarà uno dei nodi finali? Secondo una percentuale di capitale nella valutazione patrimoniale che assegna il 26,5% a Trento, il 23,4% a Rovereto, il 25,4% agli altri Comuni e alle aziende territoriali, il 10% ad Asm Brescia, l'8,7% ai soci privati e un decisivo 4,7% a Tecnofin Trentina.

E le prospettive reddituali? Grazie alle sinergie sugli acquisti e al blocco del turnover (97 addetti non rimpiazzati in 5 anni), EuroPraxis prevede, nell'ipotesi di un leggero incremento dei ricavi (+ 1% annuo ), un valore della produzione che cresce dai 402,9 milioni di euro del 2006.

 

 

 

 

 

 

 

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