Alleanza contro le grandi opere, dalla Val di Susa al Dal Molin: nessun disordine al corteo

Mille «No Tav» ma pochi bolzanini

«Alto Adige, svegliati. I nostri problemi sono i vostri»: la protesta non sfonda in città

 

BOLZANO. Mille in corteo contro il tunnel del Brennero e l'alta velocità Monaco-Verona. È andata bene la manifestazione di ieri pomeriggio. Bene per gli organizzatori, che aspettavano al massimo 700 persone, e bene per la città, uscita senza una sbavatura. Nemmeno l'ombra di un problema di ordine pubblico e comunque Digos e carabinieri hanno filmato tutto e di più. I timori di infiltrazioni restano. «Timori costruiti ad arte» reagiscono gli organizzatori. Mille persone, ma duecento altoatesini al massimo. I bolzanini non si sono quasi mossi, pochi i residenti delle valli toccate dal progetto.

Gli ambientalisti locali sono rimasti alla finestra. Confermati i problemi di coordinamento tra Transitinitiative e i gruppi «No Tav» di Bolzano e Trento che hanno organizzato la manifestazione. In compenso la protesta di ieri pomeriggio ha saldato l'asse tra i «No Tav» della Val di Susa (3 pullman), i veneti «No Mose» e «No Dal Molin» (due pullman da Padova e Vicenza) e generalmente l'area della protesta contro le maxi opere con alcune decine di persone da Bergamo, Milano, Bologna e Toscana. Per i «No Tav» trentini, un centinaio da Trento e Rovereto. Anarchici? C'erano anche loro, arrabbiati con tutti e specialmente con i giornalisti («terroristi»). «Infiltrazioni? «Non siamo ingenui, sappiamo organizzarci», raccontano dietro lo striscione della padovana Radio Gamma, «Agli agitati diciamo di stare a casa. E se vengono, restano isolati». Polizia e carabinieri presenti in folla (anche i reparti celeri), ma la manifestazione non ha avuto tensioni.

Partenza da piazza Mazzini, arrivo a palazzo Widmann. Politici assenti. In corteo solo Rudi Benedikter (Projekt Bozen), Fabio Visentin con delegazione di Rifondazione. Ai margini, spettatore intervistato, il verde Riccardo Dello Sbarba: «Manifestazione immatura». Immaturi? «State attenti. La vostra situazione è uguale alla nostra, ma non ve ne siete ancora resi conto» avvertono affettuosi i «No Tav» della Val di Susa, accompagnati da fisarmonica e dossier molto studiati. La piemontese Gabriela Tittonel, che fa parte di tre comitati, scava fino all'acqua: «Questa terra si regge in parte sull'agricoltura. Da noi i lavori hanno iniziato a compromettere le falde acquifere». Certo c'è il problema degli appalti, «soldi che finiscono sempre nelle stesse tasche», ma per i valsusini i picchetti nascono «perché la Tav distrugge la nostra terra».

In Val di Vizze hanno raccolto 920 firme su 1300 maggiorenni. Lì il movimento contro il tunnel del Brennero è forte, ma la sua voce non esce dalla valle. «Noi stessi ci siamo resi conto solo da pochi mesi che il progetto va avanti», fanno autocritica dietro il cartello del gruppo Stop Bbt. Ieri sono arrivati in una ventina come “osservatori”, « È una bella manifestazione. Ci fa piacere avere l'appoggio dei gruppi di fuori, ma a noi interessa che sia la nostra gente a svegliarsi. In Val di Vizze la galleria da 4 chilometri passerà in una zona di sorgenti importanti, che ne sarà?». Alessandro Borzaga del «No Tav» di Bolzano a inizio pomeriggio è di pessimo umore: «Pochissimi bolzanini. Questa città sta sempre a guardare». Si riprende più tardi, quando il conteggio è cresciuto di qualche decina di unità. In corteo c'è anche Paola Dispoto con il comitato «Ambiente e salute»: «Non mi scandalizzo che siano quasi tutti da fuori. Il tema delle grandi opere è nazionale e magari la rete con le altre realtà aiuterà a sbloccare la mentalità altoatesina che smette di preoccuparsi a 30 chilometri dalla porta di casa». Sfila anche «Mountain Wilderness». C'è il Quincho Barrilete. «Non si è ancora capito cos'è il tunnel e le informazioni allarmistiche sui cortei non aiutano le persone ad avvicinarsi», dice Giovanni Giacopuzzi, «Iniziamo a chiederci cosa porterà la maxi opera e perché non vengono piuttosto sviluppate le infrastrutture che già esistono».

In serata infine assemblea nella Sala di rappresentanza del Comune, per l'occasione strapiena. Sul palco gli esponenti di movimenti che in molte regioni si oppongono a diverse opere: dalla casema di Vicenza alla Tav della Val di Susa. Unica la linea: «Berlusconi e Prodi si comportano allo stesso modo perché succubi delle lobby economiche. Solo la partecipazione popolare può cambiare le cose».

 

Il contadino

«Nelle vallate non capiscono»

 

Rudolf Siller di Racines sfila nel corteo da solo con il tradizionale grembiule blu. È un contadino, «ma non come altri miei colleghi, che dormono. Sono trent'anni che combatto per difendere la nostra terra. Dicono che è la più bella del mondo, ma non è più vero. Ci stanno dicendo una grande bugia. Ho cercato di portare qualcuno oggi. Peccato, io comunque ci sono».

 

Val di Vizze

«Aspettiamo Durnwalder»

 

Pochi gli altoatesini, ma l'apertura del corteo è toccata a loro con lo striscione «No Tav-Kein Bbt». Subito dopo l'agguerrito gruppo «Stop Bbt» della Val di Vizze. Per il 23 o 24 aprile Luis Durnwalder dovrebbe arrivare in valle. « È il primo incontro, finora ci mandavano i tecnici. Troppo comodo». I politici italiani? «Nemmeno una parola».

 

La politica snobba il corteo «Ma chi non c'è, sbaglia»

Assenti i Verdi tranne Dello Sbarba: «Ma non manifesto, questo evento non è maturo»

 

BOLZANO. Non c'era il sindacato e non c'era la politica, alla manifestazione di ieri contro il tunnel del Brennero. Nelle primissime file Rudi Benedikter di Projekt Bozen e, poco distante, una piccola delegazione di Prc (ma senza bandiere). Nel mezzo del corteo Christian Troger, segretario aggiunto della Uil, ma presente a titolo personale. Stop. L'assenza più clamorosa è ovviamente quella dei Verdi, che della lotta contro il Bbt hanno fatto una bandiera. Certo, da un lato c'è stata l'esplicita volontà degli organizzatori, i gruppi «No Tav» di Bolzano e Trento, di non coinvolgere formazioni politiche. Fabio Visentin, segretario di Rifondazione comunista e ieri presente nel corteo, non nasconde un po' di scetticismo: «Siamo qui perché ci auguriamo il successo di tutte le manifestazioni contro il tunnel, che è un'opera faraonica e assurda. Però l'organizzazione ci lascia perplessi... La Val di Susa mostra che si vince solo se si è uniti mentre oggi partiti e sindacati nemmeno sono stati invitati».

Insomma, dice Visentin, «questa volta è andata così, ed è importante che ci sia tanta gente da fuori, ma per il futuro bisognerà creare un comitato allargato che coinvolga tutte le forze contrarie al tunnel. Non come questo, di comitato, che non si capisce bene cosa sia...».

Ma l'assenza della politica - alla manifestazione ma anche all'assemblea pubblica serale - non è dovuta solo alla freddezza dei comitati «No Tav» verso i partiti. Al corteo di ieri mancavano i Verdi, ossia il partito che della lotta al tunnel sta facendo una bandiera, scardinando gradualmente il sistema-Svp in valle Isarco e laterali. Un'assenza non certo casuale. Ai margini del corteo, «non manifestante ma «spettatore perché mi interessa vedere chi partecipa», c'era Riccardo Dello Sbarba, consigliere provinciale verde, che sulla manifestazione ha un giudizio critico che rispecchia quello del suo partito: «È stata organizzata - spiega - usando poco i contatti locali. È importante che nel resto d'Italia si cominci a parlare anche del tunnel del Brennero, ma per quanto riguarda l'Alto Adige questa è stata una manifestazione non matura. Gli abitanti delle nostre valli vanno mobilitati con altri strumenti, ben diversi da cortei anni '70 come questo: servono assemblee, ecc».

C'è però anche chi la pensa diversamente. Per esempio Rudi Benedikter, in prima fila insieme a un gruppo di manifestanti dell'alta valle Isarco: «Chi non è qui sbaglia - dice -. La mia domanda è molto semplice: se non ci uniamo a una protesta così civile, se non teniamo contatti con questo mondo ambientalista, cosa ci resta da fare? Cos'altro aspettiamo? Il tunnel del Brennero diventerà una seconda Val di Susa e non dobbiamo lasciare sole le valli coinvolte. Non condivido chi ha preferito tenersi da parte, i promotori del Bbt proseguono con una campagna incessante e non si può solo stare a guardare. Tutte le manifestazioni pacifiche vanno bene».

Pochi anche i sindacalisti nel corteo, e anche in questo caso senza bandiere. C'era perà Christian Troger, segretario aggiunto della Uil, molto vicino al mondo no-global: «Perché non ci sono i partiti? Dovreste chiederlo a loro... Quello che posso dire è che dalla politica non sono ancora mai arrivare risposte chiare su molte domande. Quanto costerà il tunnel? Con che soldi sarà finanziato? Come si farà a spostare il traffico merci dalla ruota alla rotaia? Su tutto questo non c'è chiarezza ed è giusto manifestare per averne. È strano, anche, che su questi punti finora tacciano tutti i sindaci delle zone interessate. La Val di Susa ci insegna che anche gli amministratori locali devono farsi sentire».

Marco Rizza

 

Durni: «stiano a casa loro»

 

 Primo: «Il tunnel si farà. Sono già iniziati i lavori del cunicolo pilota». Secondo: «Non accetto che questi signori vengano a protestare a casa nostra su cose di cui non sanno nulla. Capisco le proteste dei nostri, ma le loro no. Se ne stiano nelle loro regioni a pensare ai loro problemi, qui non abbiamo bisogno di consigli». È un Durnwalder molto duro quello che commenta il corteo. «I nostri saranno stati 20, gli altri venivano tutti da fuori - dice -. È gente che di questo territorio non conosce nemmeno la lingua... Capisco se protestano i nostri, ma gli altri no».

Alto Adige , 11 marzo 2007

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