Manifestazione con i comitati di Trentino, Veneto e Val di Susa.

Gli organizzatori: ci hanno demonizzato

La carica No tav: « Bolzano svegliati »

 

BOLZANO - Alle due erano poco più di cinquecento, poi, piano piano, il corteo si è ingrossato. In tutto erano più di un migliaio i militanti dei comitati No Tav che ieri pomeriggio hanno manifestato a Bolzano contro la costruzione del tunnel del Brennero. Pochi, anzi pochissimi, gli altoatesini. Non più di duecento, segno che le ragioni di chi è contro il tunnel non hanno ancora fatto breccia nelle coscienze sudtirolesi. «Questo è solo l'inizio, riusciremo a convincere anche la popolazione altoatesino» dice Massimo, militante del gruppo No inceneritore No tav di Trento. «Anche in val di Susa all'inizio eravamo poche decine, poi il movimento è cresciuto» aggiunge un militante arrivato da Bussoleno. «Svegliati Bolzano» grida Alessandro Borzaga del comitato Ambiente e Salute cercando di scuotere i suoi concittadini.

Ma a prescindere dall'origine dei militanti, quella di ieri è stata la prima grande manifestazione contro il tunnel del Brennero tenutasi a Bolzano. Prima di ieri poco altro, se si eccettua la manifestazione del Brennero l'estate scorsa. Ma allora c'erano anche i cugini tirolesi capitanati da Fritz Gurgisser. Ora però la galleria del Brennero è diventata una questione nazionale e la protesta si è allargata a macchia d'olio grazie alla neonata Rete di mutuo soccorso contro le grandi opere, una sorta di patto tra i militanti di tutta la penisola al grido di «Le montagne sono di tutti». Se una realtà chiama gli altri rispondono e arrivano in soccorso. Così è successo anche a Bolzano. Il comitato No tav ha chiesto aiuto e centinaia di militanti da tutta Italia sono sbarcati in città per dire «no al tunnel» ma anche no alla nuova base americana di Vicenza, no alla guerra in Afghanistan, no alla Tav della val di Susa, no agli inceneritori che inquinano l'aria, no alla nuova autostrada Brescia Bergamo, al passante di Mestre, all'inceneritore di Pisa. No a tutte quelle grandi opere che distruggono l'ambiente e arricchiscono i soliti noti e i loro padrini politici.

«Con questo tunnel ci guadagnano solo Impregilo, la Ccc e i politici che sono loro complici» urla un militante No tav al megafono.

«Solo in nome del malaffare le montagne vogliono bucare» gridano i manifestanti per le vie della città. Da piazza Mazzini il corteo si è mosso verso piazza Adriano. Ai lati della strada i passanti osservano incuriositi il fiume di bandiere bianche e rosse fatte stampare per l'occasione. Accanto alla scritta No Tav è comparso anche «Kein Bbt», molto più comprensibile per chi vive in Alto Adige.

Quando il corteo arriva Ponte Druso i manifestanti sono già un migliaio. Intesta sfilano i bolzanini. I militanti del comitato No tav, diversi membri de Los Quinchos e di Ambiente e Salute. C'è anche Rudi Benedikter, consigliere comunale di Projekt Bozen. «Chi non ha i cantieri sotto casa non si rende conto a cosa andiamo incontro» afferma Sergio Fratucello, di Vipiteno. Compare anche il presidente del consiglio provinciale Riccardo Dello Sbarba, però si tiene a lato del corteo.

«Sono venuto a vedere» dice. Il segretario di Rifondazione Fabio Visentin invece preferisce stare in mezzo al corteo. Quando un militante dice al megafono che «i partiti devono stare fuori dal movimento» Visentin sbotta: «Dobbiamo lavorare insieme» replica.

«Voi avete firmato i dodici punti di Prodi tra cui c'è anche il Tav» ribattono i manifestanti. La comunicazione tra le diverse anime del movimento è difficile e non sarà facile mettere tutti attorno a un tavolo per organizzare un movimento di massa. Eppure l'analisi e la sintesi sono uguali. Tanto i No tav quanto i verdi e Rifondazione sono contrari alla costruzione del tunnel e temono le conseguenze dei cantieri sul fragile ecosistema alpino. «Non vogliamo che i partiti mettano il loro logo su questa protesta» dice Massimo, militante trentino.

I manifestanti si fermano a lungo in piazza Walther. C'è spazio per interventi di ogni genere, parla persino un siciliano, membro del comitato No ponte. Si parla di inquinamento, di guerra, di malaffare. «Non voglio che mia figlia paghi il conto dell'alta velocità» dice una manifestante arrivata da Pisa. Davanti a Palazzo Widmann il corteo si scioglie.

Marco Angelucci

 

Gli slogan

« Attento Durni. Il movimento è solo all'inizio »

 

BOLZANO - Ci hanno messo poco più di venti minuti i valsusini per imparare lo slogan «Kein Bbt». All'inizio qualcuno si meravigliava che a Bolzano si parlasse tedesco ma all'altezza di piazza Adriano i manifestanti già scandivano slogan, per la verità poco immediati, contro il presidentissimo. «Se Durnwalder è un ambientalista, Giotto era un astrattista». E ancora «No tav a Venaus, boia faus boia faus, No tav a Bolzan, boia can boia can» grida un valsusino al megafono. Nel corteo suonano le fisarmoniche, si balla, si canta bella ciao. L'atmosfera è quella di una giornata di festa, alcuni hanno addirittura deciso di fermarsi di approfittare della gita fuori porta e fermarsi un paio di giorni. Magari portando anche i bambini.

Nel corteo ci sono persone di tutte le età. Giovanissimi punk arrivati dal Renon, pensionati piemontesi, militanti veneti. Annamaria, porta un cartello con la foto della Madonna di Rocciamelone, la statua che sorge sulla vetta più alta della val di Susa. «Solo l'intervento del cielo ci può salvare dagli sfaceli del partito del portafoglio» dice. Vicino a lei c'è Martina, una ragazza del gruppo No dal Molin di Vicenza. «Siamo tutti uniti nella rete di mutuo soccorso, se una realtà chiama rispondiamo tutti» afferma.

Per trovare qualche altoatesino bisogna cercare. I due contadini di Racines col grembiule blu sembrano quasi fuori posto. «Sono contento che ci sia tanta gente da fuori provincia ma è triste - ammette Rudolf Siller - che i nostri siano rimasti a casa. I contadini dovrebbero muoversi ma sono tutti dipendenti dalla provincia e hanno paura».

Ad un certo punto compare anche Filippo, un siciliano del comitato No ponte. «La nostra lotta è la vostra lotta, il ponte sullo stretto di Messina e il tunnel del Brennero sono due tasselli del corridoio Berlino Palermo. Ma noi li fermeremo. Ce l'abbiamo più duro di Bossi, e non prendiamo Viagra » urla Filippo tra gli applausi dei manifestanti. «Siamo qui perchè la natura e le montagne sono di tutti» urla al megafono una signora arrivata da Pisa. Ce n'è per tutti i gusti. Slogan contro la base Usa di Vicenza, contro gli inceneritori, i rigassificatori. «Ci accusano di essere terroristi ma i veri criminali sono quelli che vogliono queste grandi distruzioni» gridano i manifestanti. «La protesta nata in Val di Susa ha dimostrato che è possibile fermare le grandi opere» aggiunge un militante No Tav di Bussoleno. I manifestanti ce l'hanno col governo di destra e con quello di sinistra. «Chi ignora la gente va buttato giù. Faremo cadere anche questo governo» gridano. Chissà se riusciranno a smuovere anche la giunta provinciale.

M. An.

 

L'assemblea

« Ora i politici non possono più ignorarci »

 

BOLZANO - Finito il corteo i manifestanti si sono riversati nelle vie del centro, dirigendosi verso la sala di rappresentanza del comune dove era in programma l'assemblea popolare. La partecipazione superiore alle attese ha rischiato di creare qualche problema visto che nella sala di rappresentanza del comune ci stanno solo duecento persone. La responsabile della sala chiede aiuto alle forze dell'ordine, c'è qualche attimo di tensione con gruppetto di anarchici ma nel giro di pochi attimi la situazione torna alla normalità. C'è chi cerca lo scontro e chi cerca di approfondire.

Dentro la sala si discute dei contenuti del progetto. I valsusini chiedono chiarimenti sul tunnel di base del Brennero. A che punto i lavori, se c'è un progetto definitivo. I militanti del gruppo No tav di Bolzano rispondono che le aree di cantiere per lo scavo del cunicolo pilota sono quasi pronte e che già un pezzo di valle è stata distrutta. C'è chi sottolinea che scavare gallerie sotto le Alpi mette a rischio le fonti idriche, qualcun'altro si concentra sugli aspetti economici dell'opera che, tratte d'accesso incluse, costerà circa venti miliardi di euro e farà arricchire solo i costruttori.

Claudio Campedelli, uno dei militanti del gruppo No tav di Bolzano, parla di quanto avviene in Svizzera, del sistema di tunnel del San Gottardo che sarà pronto tra pochi anni e che, di fatto, renderà inutile la galleria del Brennero. «Tutti parlano della Svizzera ma lì - sottolinea - è stato fatto un referendum e la gente ha deciso di aumentarsi le tasse. Qui i politici decidono da soli».

 

«Protesta importata» Facchin minimizza

L'amministratore della Bbt al contrattacco: «Ognuno dica la sua, ma basta menzogne»

 

BOLZANO — L'ingegner Enzo Facchin, veneto di Lamon ma da anni residente a Bolzano, da qualche mese è l'amministratore delegato della Brennerbasistunnel Se (Bbt Se), la società europea incaricata di realizzare il tunnel del Brennero. Un tratto forte del suo carattere è la tranquillità, in ogni situazione. Abituato a lottare contro le rocce per farci passare uomini e cose - Facchin è stato a lungo responsabile dei valichi alpini - non si fa impressionare da un corteo, seppur numeroso per essere il primo «vero» che si svolge in Alto Adige contro il tunnel di base. Il numero uno di Bbt minimizza e sottolinea che la maggior parte dei manifestanti No tav è arrivata da fuori provincia. Tuttavia è un dato di fatto che il movimento No tav, piano piano, sta prendendo piede anche in Alto Adige. Certo, la provincia di Bolzano non è la Val di Susa, qui i sindaci sono praticamente tutti favorevoli al progetto e Facchin spiega che la Bbt è disposta a venire incontro alle richieste della popolazione.

Ingegnere, oltre mille persone hanno sfilato contro il tunnel del Brennero.

«Le ho viste, oggi (ieri per chi legge ndr ) pomeriggio sto lavorando nella sede della Bbt in stazione. Comunque secondo me non erano più di mille, saranno state anzi circa cinquecento, al massimo seicento».

A prescindere dai numeri effettivi, comunque tanta gente.

«Certo, anche se la popolazione altoatesina sarà stata al massimo il 30 per cento. Gli altri manifestanti sono venuti tutti dalla Val di Susa e da Vicenza».

La sua prima sensazione?

«Mi fa piacere che tutto si sia svolto in maniera pacifica. Ognuno ha il diritto di manifestare e dire la propria opinione, purché però non si dicano menzogne».

A che cosa si riferisce?

«Beh, quando sono passati qua sotto ho sentito lo speaker del corteo che mi chiamava in causa accusandomi di dire falsità. Poi la stessa persona ha detto al megafono che Bbt è una società composta solo per il 40% da capitale pubblico, mentre il resto sarebbe dei privati. Questo è falso: la Bbt è una società interamente pubblica, perché è composta da Rfi, dalle province di Bolzano, Trento e Verona, dal governo austriaco e dal Land Tirolo».

Cosa vorrebbe dire ai manifestanti?

«Di venire a trovarci, non siamo dei fantasmi, abbiamo una sede dove possiamo dare tutte le informazioni necessarie per capire il progetto. Per la parte politica invece si devono rivolgere ai politici».

A proposito di informazione: che fine ha fatto il previsto Infopoint di Fortezza?

«Purtroppo abbiamo scoperto proprio qualche giorno fa, durante l'ultimo sopralluogo, che non potremo realizzarlo nei tempi previsti. Il forte asburgico infatti sarà oggetto di un restauro in vista della mostra Manifesta 2008, e fino ad allora non potremo accedervi».

Come intendete rimediare a questo imprevisto?

«Allestiremo dei punti informativi ridotti all'interno dei municipi di Vizze, Mules e Varna, dove ci sono i cantieri del tunnel».

Questione cantieri: cosa sta succedendo a Mules?

«Premesso che un cantiere non è mai bello da vedere, vorrei tranquillizzare i residenti dicendo che quanto prima saranno ripiantati gli alberi abbattuti e la scarpata sarà rinverdita. Tra l'altro, non è stato detto che parecchi alberi sono stati eliminati su richiesta della Forestale, che credo li ritenesse malati. E poi c'è un'altra cosa che non è stata ancora detta, ed è invece importante per capire quanto siamo disposti al dialogo».

La dica.

«Quando abbiamo progettato la finestra di Mules secondo lo schema per noi più comodo, ci siamo confrontati con alcuni residenti. E alla fine abbiamo spostato il tracciato di 400 metri verso Fortezza, in modo da risultare meno impattante per la popolazione».

Paolo Florio

 

Lo scenario

I Verdi defilati. Gli ambientalisti in cerca di unità

 

BOLZANO - C'erano, ma solo a titolo personale. Un po' perchè gli organizzatori avevano invitato a lasciare a casa le bandiere di partito, un po' perchè qualcuno teme che il movimento No tav spaventi i sudtirolesi. «Wos der Bauer nit kennt frisst er nit» recita un famoso proverbio di questa terra. Ovvero il contadino non mangia ciò che non conosce.

E il movimento No tav da queste parti è sconosciuto e forse questi giovani punk fanno anche paura ai chi abita nelle valli. Per smuovere la Svp , dicono i verdi, bisogna coinvolgere la popolazione dei paesi. Solo se vedrà che perde consensi, la Stella Alpina cambierà politica. Se invece si vedranno piombare in città militanti da tutta Italia, i sudtirolesi potrebbero anche rifugiarsi nel nazionalismo.

Della serie: questi italiani vogliono impedirci di fare il tunnel che ci libererà dal traffico. Il potenziale del movimento No tav però è enorme. E l'Alto Adige potrebbe diventare il trait d'union tra il movimento No tav italiano e gli attivisti, e sono tanti, austriaci. Finora non è stato così e ognuno ha coltivato il suo orticello. Ma se questi signori riusciranno a coordinarsi, già si parla di una grande manifestazione a maggio, allora per il partito del tunnel saranno dolori.

Corriere dell'Alto Adige - Corriere del Trentino , 11 marzo 2007

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